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Eroica Fenice

Desy Icardi

La ragazza con la macchina da scrivere di Desy Icardi | Recensione

La ragazza con la macchina da scrivere è il nuovo romanzo di Desy Icardi, edito per la Fazi editore. Dopo il successo ottenuto con L’annusatrice di libri, l’autrice ci offre un nuovo viaggio sensoriale nel mondo della scrittura e non solo; la protagonista del libro, Dalia, è una dattilografa e il senso del tatto la fa da padrone nel romanzo, fino a divenire il punto di contatto di una memoria che ha subìto un corto circuito. Nel nuovo romanzo della Icardi i ricordi per essere rivissuti devono passare necessariamente per i tasti della Olivetti rossa della protagonista, mettendo in rilievo quello che è il ruolo fondamentale della scrittura: custode di ciò che l’ingiuria del tempo inevitabilmente tende a distruggere.

La trama del libro di Desy Icardi

La nuova storia di Desy Icardi parte dalla memoria sbiadita di una donna ancora piacente nonostante l’età avanzata. Se il suo passato è chiaro e lucido nei suoi ricordi, quello che è venuto meno è il ricordo dell’ultimo mese, quello in cui ha avuto “un piccolo incidente”, che solo a lettura avanzata scopriremo essere stato un ictus. La narrazione procede a tempi alterni; i capitoli relativi al presente si alternano ai ricordi del passato, nel tentativo di ricostruire ciò che è avvenuto nel buco temporale; i ricordi sono quelli di una giovane di buona famiglia che ha dovuto trovare lavoro come dattilografa in seguito al fallimento dell’azienda del padre e alla fuga della madre. La vita di Dalia si svolge a cavallo della sua bici e sempre in compagnia della sua Olivetti MP1, che avrebbe dovuto essere di un comunissimo avorio ma che per errore o come segno del destino è invece rossa. Dalia è la dattilografa del ragionier Borio, e vive in un piccolo paesino abitato da famiglie aristocratiche in rovina; lavora per giovani donne terrorizzate dallo stigma della zitella, pronte ad accaparrarsi un buon partito e per uomini che tentano di arricchirsi in maniera illecita. Lo sfondo è quello di un’Italia che si prepara all’imminente guerra, e il governo fascista con i suoi amari provvedimenti fa capolino anche nella calma apparente del paesino; le ondate di violenza delle camicie nere e le leggi razziali arrivano a sconvolgere tutti, e a poco a poco le minacce velate diventano imposizioni che orientano i destini dei personaggi; Ester, la migliore amica di Dalia, è costretta gradualmente ad abbandonare le proprie abitudini, fino ad arrivare ad abbandonare la sua stessa amica, lasciandole però in eredità i suoi beni più preziosi. In contemporanea alla sferzata di violenza arriva in paese un aitante scrittore vicino al partito fascista, Nuto Cerri, che risiede in affitto in quella che, in tempi migliori, era stata la villa di famiglia della protagonista. Ben presto Dalia diventerà la dattilografa dello scrittore, e gli incontri “al buio” dei due diverranno sempre più personali fino a quando una proposta inaspettata cambierà il corso della storia, proprio quando il suo amico d’infanzia Gianni torna in paese. La vita della giovane dattilografa cambia rotta in maniera repentina, dimostrando come un appuntamento mancato e una proposta di inaspettata libertà possano mutare le sorti e il destino delle persone.

Su un binario apparentemente opposto si svolge il paziente lavorio di ricostruzione della Dalia anziana, ancora in possesso della sua Olivetti rossa, che inspiegabilmente presenta un foglio piegato ancora inserito, con scritta la parola “fine”. E proprio quando sembra che qualcosa stia per finire, qualcos’altro inizia; Dalia ormai non lavora più come dattilografa; possiede un negozio di antiquariato pieno di oggetti che valgono tanto quanto le loro storie passate e che andranno nelle mani di chi è pronto ad accoglierli per quello che hanno vissuto, testimoni del valore inestimabile della memoria. Un oggetto insignificante si insinua nei momenti di smarrimento della protagonista, un piccolo anellino per le tende, che accompagna Dalia sin dal primo capitolo. E l’enigma sembra infittirsi con il procedere della narrazione; sia nel presente che nel passato però saranno le piccole cose, quelle apparentemente insignificanti, a svolgere un ruolo fondamentale nella narrazione: come piccoli promemoria sparpagliati nella nostra vita a ricordarci che non siamo infallibili e che la grandezza spesso è nelle piccole cose, nei gesti apparentemente insignificanti.

La piccola dattilografa diventerà ben presto una signora che dovrà confrontarsi con la vita matrimoniale, imparando a sostenere pesi sotto i quali dovrebbe crollare, ma contro i quali trova sempre la forza di reagire. Dalia è una donna che combatte gli stereotipi senza troppo chiasso, bensì con la forza silente tipica delle donne risolute. Ma spesso la sua forza la spinge a mettere da parte i sentimenti. Nessuno però è invincibile, e soprattutto non è mai detta l’ultima parola. Un appuntamento mancato non è sempre sinonimo di un’occasione perduta. E un corto circuito, come il “piccolo incidente” della protagonista, può essere l’occasione per rileggere la propria storia sotto una prospettiva differente, e comprendere che forse non è mai troppo tardi.

Il ruolo fondamentale della scrittura

La scrittura è la vera protagonista della narrazione, anzi sembra quasi animarsi grazie a Dalia, che ha ben presto compreso e sviluppato l’importanza tattile e quindi concreta delle parole. La sua macchina da scrivere non solo sarà spesso il tramite delle sue scelte di vita, bensì anche il suo calmante e la sua salvezza, ciò che le ridarà forza quando tutto sembra perduto. Un romanzo che mette in evidenza la precarietà della memoria di fronte al tempo che avanza; ma anche il tempo sembra dover cedere di fronte alla parola scritta che, come sangue, sembra scorrere nelle dita esperte della protagonista, per fluire e percorrere i tasti quasi come una forza indipendente e mistica, che va al di là della storia e della sua stessa volontà. La memoria si sposta dalla sua sede consueta per scorrere nelle dita e poi sulle pagine dattiloscritte da Dalia. Un vero e proprio inno alla scrittura, al racconto e al libro, come risulta evidente dall’episodio dell’avvocato Ferro, intrigante personaggio presente anche nel romanzo precedente di Desy Icardi, L’annusatrice di libri, che misura il suo tempo in libri letti, che la fanno da padrone nella sua abitazione e il quale sembra possedere una saggezza da divinità risolutrice; è lui a consigliare le letture adatte ai giovani personaggi al fine di orientare le loro scelte, mettendo in luce il ruolo fondamentale della lettura; i libri sono inoltre il materiale isolante di cui l’avvocato riempie il rifugio nel quale si nascondono durante i bombardamenti aerei; i libri lì presenti sono non a caso quelli messi al bando dalla censura fascista.
Come potrà dunque la dattilografa Dalia preservare i propri ricordi e tutta la sua vita passata dall’ingiuria del tempo?
La scrittura ha nel romanzo di Desy Icardi non solo valore testimoniale, ma quasi consistenza materica, come quella di alcuni ricordi che ritornano alla mente con la concretezza di un’immagine fotografica; e la vita può ricominciare proprio dove sembrava essere conclusa.

[Fonte immagine: https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-ragazza-con-la-macchina-da-scrivere/]

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