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Eroica Fenice

Dispari

Dispari di Josè Stancarone: la bellezza della diversità

Dispari, il libro di Josè Stancarone edito di recente per l’editore Les Flaneurs, è un viaggio sotto forma di dialogo aperto tra un professore e una sua allieva.

Al centro del dialogo la diversità: il punto di vista però è innovativo e incontaminato rispetto ai soliti stereotipi. Un flusso di coscienza guidato conduce il lettore nei meandri della mente e del cuore dei protagonisti che affrontano la rispettiva analisi interiore partendo da due testi riguardanti due eccentrici artisti: un pittore e un musicista.

Dispari di Josè Stancarone

La minoranza, l’eccezione, il caso singolo sono il fulcro del dialogo tra i due protagonisti; un ribaltamento di prospettive dall’orizzontale al verticale; un punto di vista differente e nuovo, che si ripropone di guardare alla difficoltà non come un punto d’arrivo bensì come una partenza.

Il dialogo tra i due prende le mosse dalla lettura comune di un racconto riguardante la vita di un’artista che viveva unicamente della sua ispirazione; la sua unica fonte di entusiasmo era la sua matita e tutto ciò lo conduceva a vivere isolato dagli altri; una solitudine che da scelta diviene ben presto imposizione; la sua inabilità a vivere con gli altri lo conduce inevitabilmente a toccare il fondo. L’analisi dei protagonisti si concentra dunque sul demone che più di frequente colpisce gli artisti: l’ossessione e il conflitto tra passione e necessità. Genio e sregolatezza sono facce di una stessa medaglia che porta a trascurare le crepe nascoste dietro la bellezza, partorita spesso dall’oscurità, dal dolore che il professore descrive felicemente come un trampolino che può condurre a salti altissimi, a mete inimmaginabili se si ha il coraggio di sfruttarne le possibilità che ci offre; al centro la necessità di assimilare i propri sbagli e i propri limiti con lo scopo di tramutarli in punti di forza, in opere d’arte.

L’analisi si sposta poi sul concetto di “quinta dimensione”; la paura di sbagliare e di uscire fuori dalle categorie prestabilite dalla società, di deludere gli altri conduce spesso a recitare un ruolo che non ci appartiene e al contempo non ci permetti di uscire dalla gabbia di stereotipi nel quale talvolta siamo noi stessi ad imprigionarci, perché tutto il resto sembra migliore di ciò che abbiamo, quando in realtà ogni cosa è unica a modo suo: questa la libera analisi dell’allieva prima di introdurre la seconda storia.

Un musicista inabile a comunicare se non attraverso le sue note e i suoi spartiti; il suo narcisismo e la sua incapacità a stare con gli altri vengono però ben presto a scontrarsi con una realtà che lo mette di fronte alla sua emotività, luogo per lui sconosciuto e inesplorato.

La sua mente contorta non doveva risolvere nulla perché Aurora era la sintesi di un’aspirazione.”

L’incontro è scontro con la realtà esterna ma anche interna, con le sue paure più oscure, per arrivare a comprendere che spesso la salvezza viene dall’incertezza e dal dubbio e che il nostro più grande nemico talvolta è il nostro io più profondo.

Un numero pari con qualcosa in più

La diversità è analizzata dai protagonisti di Dispari con occhi nuovi e puri; anche la disabilità diventa un miracolo agli occhi di un genitore che guarda suo figlio compire gesti che per gli altri sono scontati e per questo hanno perso valore.

“Andrai incontro a quei mulini a vento e magari li annienterai anche se esistono solo nella tua testa. Quando vincerai, però, non ti godrai la vittoria perché avrai già un’altra cosa in testa. Dapprima vi sarà la perenne malinconia di non gioire laddove gli altri gioiscono per molto meno. Quindi, anche se otterrai dei successi, sarai sempre catapultata su un’altra cosa e un’altra cosa e un’altra cosa ecc. Poi però ogni volta supererai il tuo limite. Ancora e ancora e ancora. Raggiungerai livelli inimmaginabili, se pensi al punto da cui sei partita. Sarai come un artista che compie capolavori ma che è condannato a distruggere tutto un secondo dopo.”

L’analisi dei due protagonisti tocca le note più intime, nascoste in ogni singola persona; la difficoltà è vista sicuramente come ciò che ci porta a dubitare, a soffrire, ma è solo vibrando, abbandonando il suo stato di quiete, che la corda di uno strumento produce la magia del suono. Porre in luce quelle che agli occhi degli altri sono mancanze, e renderle i propri punti di forza, uscire dal proprio stato di quiete e stasi per comprendere che dispari non vuol dire fuori posto, indivisibile, ma comprensivo di qualcosa in più, di un valore aggiunto.

Urge un’educazione alla solitudine in cui non ci si strugga ma piuttosto si semini e si cresca”.

Una solitudine, quella prospettata, finalmente feconda, che ci faccia apprezzare il valore della nostra unicità.

Il professore di Dispari è rivoluzionario perché dona conoscenza e non mere nozioni, quella che rende in grado di imparare a rialzarsi dopo una caduta, attraverso il confronto che è scambio reciproco e non trasmissione univoca.

 

 

Fonte immagine: Les Flaneurs edizioni.

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