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Eroica Fenice

Erica Lagalisse

Erica Lagalisse, Anarcoccultismo – Recensione

Pubblicato da D Editore per la collana Nextopie, Anarcoccultismo – Dissertazione sulle cospirazioni dei re e sulle cospirazioni dei popoli è il primo lavoro dell’antropologa Erica Lagalisse.

La D Editore continua ad arricchire la collana Nextopie curata da Daniele Gambetta con libri che offrono spunti interessanti e critici sul presente. Se in Cronofagia di Davide Mazzocco il tema era la declinazione del tempo all’interno della società capitalista, in questa nuova pubblicazione emerge il problema della definizione, comunicazione e comprensione dell’occulto.

Negli ultimi anni il tema del complottismo è diventato progressivamente più importante. Per offrire un esempio italiano, all’interno de La gente – Viaggio nell’Italia del risentimento, Leonardo Bianchi spiega bene quanto alcune teorie complottiste contino nei meccanismi di costruzione del consenso politico. Ma si tratta di un tema che riguarda anche l’estero e, a tal proposito, basta pensare ad alcuni gruppi che sostengono Donald Trump. Tuttavia, ciò che si chiede Erica Lagalisse in Anarcoccultismo – Dissertazioni sulle cospirazioni dei re e sulle cospirazioni dei popoli è quanto sia lecito licenziare a prescindere e in toto le teorie complottiste senza mai esaminarle seriamente. L’autrice prova a riflettere sul tema partendo dalla ripresa del Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto e spiegando l’enorme impatto che ha avuto su grandi pensatori moderni.

Come scrive il Gruppo di Nun all’interno della prefazione, il lavoro di Erica Lagalisse «è una lunga descrizione dei poteri occulti che si nascondono dietro le azioni del politico, ma è rivolto a tutte e tutti coloro che si siano mai considerati contrari al potere costituito e che abbiano giocato con i simboli del contropotere. Il libro che avete fra le mani ha l’obiettivo di mostrarvi il lato inconscio che si cela dietro alle vostre dichiarazioni antisistema».

Le parole del Gruppo di Nun aiutano ad evidenziare uno degli elementi principali di Anarcoccultismo: non comprendere il significato di simboli e rituali apparentemente lontani dalle scienze moderne, ma che in realtà ne costituiscono in parte i presupposti storici e logici, non solo limita la capacità critica rispetto alla comprensione di molti fenomeni ma rende anche impossibile articolare nuove idee.

Il punto di partenza della riflessione di Erica Lagalisse è la ricostruzione del processo che ha portato un insieme di conoscenze che sarebbero poi state definite come “magia” ad essere considerata come “inutili” e completamente slegate dal sapere razionale quando in realtà ne costituiscono i presupposti. Per quanto possa sembrarci paradossale, fu proprio durante la fase illuminista che tali saperi vennero valutati come rilevanti per i progressi legati al mondo della matematica e di altre discipline affini.

Tali saperi occulti avrebbero poi esercitato una funzione fondamentale anche per la nascita della massoneria, in risposta alle attività repressive degli stati della Santa Alleanza, e per la sua evoluzione e influenza sui movimenti socialisti e anarchici. A dimostrazione di ciò, spiega Lagalisse, basti pensare che la “A” cerchiata, simbolo dell’anarchismo, è il frutto dell’unione di una bussola, una riga ed un compasso, tutti simboli massonici che hanno poi assunto nuovi significati. Inoltre, si può anche ricordare come parte del pensiero di Marx sia riconducibile ad Hegel che a sua volta si è ispirato al Corpus Hermeticum. In altri termini, spiega l’autrice, «il socialismo e l’occultismo si sono evoluti in modo complementare (assieme alla dialettica) nel corso del XIX secolo […] una religione secolarizzata e “scientifica” appare inseparabile dalla moderna critica antisistema e dall’azione collettiva».

Dal punto di vista dell’autrice, la conseguenza più importante dell’ignorare tali elementi è l’incapacità di molti movimenti di sfruttare la sinergia tra spiritualità, fede e politiche radicali per sviluppare idee e discorsi in contrapposizione con la narrazione dominante.

Inoltre, visto che si parla di “magia”, è bene riprendere alcuni fenomeni storici per comprenderne i significati politici. In particolare si fa riferimento al fenomeno della caccia alle “streghe” che, come spiega Laglisse, in realtà erano «semplici guaritrici, sagge ed ostetriche – delle empiriste che avevano coltivato una profonda conoscenza dell’anatomia umana, delle droghe e delle erbe, mentre gli uomini che saranno poi ricordati come i padri della scienza erano ancora alla ricerca di un modo per trasformare il piombo in oro.  […] La caccia alle streghe era una lotta di classe basata sul genere in cui un élite maschile espropriò con la forza il campo concettuale e pratico, della guarigione a delle contadine». È uno degli esempi di come certi sapersi siano stati sfruttati per preservare rapporti di forza: la caccia alle streghe nasce per salvaguardare il potere maschile ma, soprattutto, per evitare che nei ceti meno abbienti si affermassero conoscenze legate alla maternità e alla contraccezione che mettevano a rischio la riproduzione della forza lavoro e che per questo venivano definite come “forme di magia”.

All’interno di Anarcoccultismo si riflette però anche sulla natura del complotto e sulle modalità con cui oggi le parti più istruite della società si relazionano con i complottisti. Il primo problema è legato alla difficoltà di definire cosa sia o meno complotto. Chi lo stabilisce? Troppo spesso, secondo l’autrice, vengono etichettate come teorie complottiste quelle ipotesi provenienti dalle fasce meno istruite della popolazione senza neanche provare a verificare la presenza di eventuali elementi veritieri di fondo.

Come spiega l’autrice, si potrebbe «semplicemente accettare che le teorie del complotto nascono dal terreno di menzogne su cui le agenzie governative spesso si muovono. Invece, applicando l’etichetta di “complottista”, e squalificando a priori la credibilità dei teorici popolari, tanto gli scienziati sociali quanti gli attivisti non riescono a distinguere tra teorie che potrebbero avere delle linee di critica valide (“Il sistema sanitario privato è interessato solo ai soldi”) da quelle più fantascientifiche (“Il sistema bancario mondiale è in mano a lucertole ebree aliene”)».

Secondo Lagalisse il cuore del problema è provare ad ascoltare la critica sociale sovversiva nascosta nelle teorie complottiste.

Tutta l’analisi di Anarcoccultismo sembra essere corretta e particolarmente interessante riguardo la necessità di interpretare le teorie del complotto con un approccio diverso ma presenta un forte limite nel tentativo di offrire delle soluzioni. L’idea di impegnarsi in discussioni ragionevoli con i “complottisti” è, da una prospettiva razionale, sicuramente la più corretta e funzionale. Il problema è che spesso è completamente impossibile un dialogo razionale e, anzi, un interlocutore che in modo intellettualmente onesto provi a riconoscere e distinguere ciò che di vero c’è in quella costruzione narrativa si ritrova ad essere dialetticamente svantaggiato e risucchiato da altre argomentazioni irrazionali. Sebbene sia assolutamente vero che bisogna ripensare al modo attraverso cui approcciarsi ai complottisti per capire cosa li porta ad abbracciare quelle teorie e per distinguere le critiche legittime da dati fantascientifici, limitarsi a proporre “discussioni ragionevoli” è una soluzione troppo semplicistica che merita di essere sviluppata in modo più approfondito.

Tra l’altro, il tema complottismo è particolarmente interessante se si prende in considerazione il caso italiano. Come spiega Alessandro Lolli in un articolo pubblicato su Not, il rischio degli ultimi anni è di etichettare con estrema facilità come “complotto” qualsiasi pensiero critico sulle versioni ufficiali. E sebbene già questo sia un rischio in sé, in Italia la cosa sembra essere ancora più problematica data una storia ricca di eventi le cui versioni ufficiali originali erano realmente frutto di complotti. Del resto, come scrive Erica Lagalisse, «fare politica implica, di per sé, “cospirare”, non importa se “dall’alto” o “dal basso”». Il tema, tra l’altro, come dimostra il già citato lavoro di Leonardo Bianchi, è ancora attuale e riguarda tanto la politica, quanto alcuni apparati mediatici e la società.

Dunque, la lettura di Anarcoccultismo è innanzitutto un buon modo per approcciarsi al tema dell’occulto cercando di comprenderne l’origine, alcuni dei significati e l’importanza rivestita nella costruzione del sapere moderno e di alcuni movimenti politici. Ma il lavoro di Erica Lagalisse offre anche l’opportunità di riflettere sulla necessità di riprendere elementi esoterici per esprimere nuove idee e assegnare nuovi significati a concetti che ora sono appiattiti da una totale secolarizzazione. In più, sebbene vi sia la necessità di elaborare in modo più approfondito le possibili soluzioni, la riflessione sul complottismo in quanto fenomeno sociale a cui approcciarsi diversamente è interessante ed offre una nuova prospettiva.

Fonte dell’immagine: https://deditore.com/prodotto/anarcoccultismo/

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