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Eroica Fenice

Giulia Arnetoli

Esagera, la vita: il nuovo strabiliante romanzo di Giulia Arnetoli

Esagera, la vita è il nuovo romanzo di Giulia Arnetoli (insegnante e già finalista della quarta edizione del Premio Letterario Salvatore Quasimodo) edito da Les Flaneurs Edizioni.

La trama del romanzo di Giulia Arnetoli

Violante ha trentotto anni, due figli e un ex marito. Ha trascorso la vita dimenticandosi di se stessa, fino a quando un evento traumatico innesca il cambiamento. Ma quanto può essere alto il prezzo delle proprie scelte? Nella lotta tra i doveri e la volontà, Violante sente il peso di una vita che esagera in tutto ciò che la circonda.

Il romanzo parte con un ambiente che potrebbe definirsi l’anti cliché della famiglia perfetta. La spaccatura interna, infatti, è una faglia, che fin dalle prime righe dell’autrice si staglia in maniera prepotente.

Violante, la protagonista indiscussa del romanzo, è senz’altro un personaggio che incarna l’emblema femminile. Non si tratta di una storia dove la protagonista incarna l’eroina fatta e finita, dove non esiste la colpa, l’errore e il tumulto. Violante è una donna “comune”, fatta di sbagli e rinunce, ma anche di rivalsa contro gli altri e persino verso sé stessa. È una donna indipendente, che fino ad un certo momento della sua vita ha quasi incarnato “l’angelo del focolare” di Rousseau.

Il suo personaggio non lascia nulla al caso, i suoi drammi interiori sono quelli che accomunano tutte le donne: lei ama, sbaglia, tenta di rattoppare, si accontenta e poi sogna il cambiamento. A tratti, è l’ “Alice” di Carroll moderna, dove lei stessa, infatti, più volte cita la meraviglia del bianconiglio, e l’accortezza del Brucaliffo. Immagini evocative, di un mondo fiabesco che si intreccia nelle paturnie quotidiane di Violante e di tutte le donne del mondo.

Accanto alla sua prepotente figura, si stagliano tre personaggi, altrettanto importanti. Luigi, il suo ex marito, sembra incarnare la figura di un narcisista patologico. Lui, infatti, è intriso di amore ed odio senza limiti e ragione. A dare maggiore sollievo alla vita in tumulto della protagonista sono senz’altro i suoi due figli, che al contempo non le lasciano sogni sereni. Orlando e Virginia, infatti, appartengono a due fasce d’età diverse, ognuna intrisa di personalissimi misteri.

Il primo è un bambino bisognoso di affetto, ancora rifugiato nell’illusione perfetta delle cose. La seconda è un’adolescente ribelle, dai capelli prima corti, poi lunghi, dagli abiti inconsulti ed improbabili. Sarà proprio Virginia, però, ad incarnare insieme a sua madre un personaggio “in crescita”, lei infatti, così come Violante, compirà un viaggio dentro e fuori se stessa, fino a ritrovare le cose importanti della vita. Entrambi i ragazzi portano nomi legati al mondo della letteratura.

A fare da collante tra la realtà e la fantasia, infatti, sono senz’altro i libri, che oltre ad essere fonte di introiti attuali, per Violante, saranno da sempre angoli di pace dove rifugiarsi.

Sarà proprio l’amore per i libri, la cosa che, insieme al circolo letterario “Caffè 1926”, le permetterà di ritrovare “il suo pensiero felice”. Dopo anni, infatti, la donna si imbatterà in una sua vecchia conoscenza: Cesare. “Il suo compagno di panchina”, così come lo definisce ironicamente, le ricorderà cos’è l’amore, come sono due occhi che amano, e quanto sia bello sentirsi protetti da qualcun altro. Il loro rapporto sarà intriso di sentimenti e colpi di scena, sensazioni che si accentueranno con l’ausilio di citazioni letterarie, un gioco a suon di parole, che anche ai tempi del liceo rappresentava lo svago perfetto.

È proprio in queste righe che la differenza tra i due uomini della sua vita si rimarcherà in modo irrimediabile. Il passato non vissuto sembrerà dare un colpo di coda definitivo ad un presente mal accolto. I due uomini, così diversi, saranno la cassa armonica contro cui l’amore di Violante suonerà tutto il tempo.

A fare da sfondo all’intera narrazione è senz’altro l’evento che verrà chiamato tutto il tempo col nome di “fatto”. Questa definizione altro non è che un modo delicato di definire un abuso sessuale. La violenza sessuale è descritta in maniera delicata, senza dettagli eccessivi o espressioni accecanti.

Un altro concetto essenziale è quello di “morte in vita”. La penna di Giulia Arnetoli descrive in maniera emozionante come il dolore riesca a trasformare un essere pregno di forza vitale in una scatola vuota. La morte in vita è quella che accomuna intere generazioni, dove le cose tragiche trasformano le onde vitali in buchi neri.

Verso la fine ci si imbatterà in un risvolto tragico, che irrimediabilmente cambierà il corso delle cose.

È una storia fatta di resilienza, dove il più forte è già “morto almeno un paio di volte”. È puro cambiamento, dove l’unica possibilità felice è ritrovare le energie per la risalita, restando fedeli a sé stessi.

Un libro che fa del suo titolo un punto di forza: dove la vita esagera sempre, nel bene e nel male, talvolta in egual misura, e ci si può solo perdere piacevolmente nel proprio personale paese delle meraviglie.

Foto: Ufficio Stampa

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