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Eroica Fenice

Wilkie Collins

Foglie cadute di Wilkie Collins, un viaggio lì dove non vorresti andare (Recensione)

Continua il percorso a ritroso della Fazi Editore, che prosegue, col suo magnifico lavoro, a fare uscire in nuove edizioni piccole “chicche” di autori del passato, magari meno conosciuti ai più, ma che ugualmente ci hanno regalato e lasciato grandi doni sotto forma letteraria. Parliamo in questo caso di Foglie cadute di Wilkie Collins, edito per la collana “Le strade”.

Foglie Cadute di Wilkie Collins, lì dove batte il cuore

La base su cui la storia si evolve e si inerpica come rami di un albero carico di foglie destinate a cadere è la storia di Amelius Goldenheart, esiliato dalla sua comunità cristiana di Tadmor, nell’Illinois, a causa di una relazione sbagliata, e per questo spedito, come “punizione redentiva”, a Londra. Il giovane Amelius conoscerà nella capitale londinese il peccato come mai aveva avuto modo di vedere prima, capendo sin da subito che questo esilio non lo porterà a nulla di buono, a causa anche dell’incontro con John Farnaby, un ricco uomo che in sé raccoglie tutti i mali del mondo, e della bellissima nipote presa in adozione.

Sarà ancora una volta l’amore a fare capolino in mezzo a tanto orrore e a prendere in toto l’attenzione e il cuore del protagonista, che tra tanta bruttura e oscurità, cercherà nella luce dei suoi sentimenti di ritrovare la bellezza e la pace che sembrano altrimenti perdute per sempre.

Se ci si approccia alla lettura di Wilkie Collins per la prima volta con questo romanzo, colpiti sopratutto dalla quarta copertina, non se ne pentirà affatto. Più che la trama, che mantiene una sua originalità e un suo interesse immutato nel tempo, è l’abilità di Collins come autore a rendere veramente vivo e sanguinante il cuore di questo lungo racconto.

Lo fa usando un tema molto sentito anche oggi, quello della denuncia sociale, che seppur è facile intendere come diversa dalla nostra attuale, poiché è ambientata nella società vittoriana, ritrova tristemente dei connotati simili nella situazione della nostra quotidianità. In alcuni momenti, potremmo anche tranquillamente dire che Wilkie Collins è stato profetico, vista la data di composizione di quest’opera.

Gioca coi colpi di scena, mette su una sinistra orchestra, di cui ci presenta un po’ alla volta i protagonisti, senza indugiare apparentemente né sull’uno né sull’altro, e ci lascia approfondire, attraverso veli di coscienza, frasi spezzate, atteggiamenti rivisti e occhi terzi, la nostra idea su ognuno di loro, lasciandoci in ogni momento di liberi di farci la nostra personale opinione scegliendo da che parte stare.

Non è un romanzo intellettuale, per usare un termine tanto amato da qualcuno, bensì è un romanzo popolare. Popolare nei suoi intenti, nei suoi sentimenti e sentimentalismi, lì dove l’autore sceglie apertamente di porsi da una parte precisa, che qualcuno avrebbe definito del torto, e chi sa se l’ha fatto solo perché non c’era altro posto dove sedere come altri prima e dopo di lui. Un libro che va letto, almeno una volta, poiché tutti abbiamo conosciuto in vita nostra le foglie cadute di cui Collins parla e, con ogni probabilità, lo siamo anche stati.

Fonte immagine: fazieditore.it

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