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Eroica Fenice

Wilkie Collins

La tenebrosa realtà di Wilkie Collins: Uomo e donna

Voci misteriose, scricchiolii molesti, passi martellanti, sempre più vicini. Pane quotidiano di Wilkie Collins, uno dei massimi narratori di storie di fantasmi. Pane, «una cosa piccola ma buona» alla maniera di Raymond Carver, condiviso come un’eucarestia con il compagno e rivale di sempre, Charles Dickens, la voce degli indigenti. Lui che ha fatto emozionare con la scena del «Please sir, I want some more» di Oliver Twist, un bambino che di pane ne avrà in abbondanza solo alla fine di un tunnel apparentemente senza via d’uscita. Due scrittori inglesi a contatto, perché Oliver, o Pip, o perfino Scrooge hanno tanto da condividere con i fantasmi. Romanzo poco noto del nostro Collins è Uomo e donna, pubblicato dalla Fazi Editore per la collana Le strade.

Scelta oculata quella della Fazi Editore. Un romanzo apparentemente inusuale per l’autore che può considerarsi padre fondatore del poliziesco, tessitore di misteri resi intricati dalla sua abilità di cucire nella trama falsi indizi. Wilkie Collins in Uomo e donna consegna la parte di sé più vicina al compagno inseparabile Dickens: l’attenzione al sociale. Il mistero non è cancellato però dalla sua abilità narrativa, la stessa che lo aveva portato alla stesura del primo fair-play La pietra di Luna, un romanzo che è un intreccio di enigmi che il lettore a mano a mano è portato a risolvere, non senza le grandi difficoltà dovute ai trabocchetti dell’autore.

Wilkie Collins in Uomo e donna dà voce a chi è costretto al silenzio

Fin dalle prime impressioni, la figura femminile di Mrs Vanborough è piena di vita, ma di una vita stroncata sul nascere da un marito severo che «non guardava mai, nemmeno di sfuggita, verso la moglie». La ricerca dell’espressione nella dicotomia marito-moglie sarà una tematica in gran voga agli albori dell’isteria dilagante. L’isteria: quel grande contenitore, una categoria ripostiglio alla quale appellarsi in qualsiasi caso di psicosi femminile. L’impossibilità della comunicazione è infatti protagonista delle pagine de La mite di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, nelle quali a mano a mano il silenzio si fa arma di distruzione, lasciando spazio a un’afasica edificazione del Giudizio Universale.

Questa prima figura femminile del romanzo di Wilkie Collins ci ricorda proprio quelle parole stroncate a mano a mano da una violenza inaudita, prima di tutto psicologica. Questa è una delle ragioni addotte dall’autore per motivare la sua decisione di raccontare questa storia. «Si prospetta finalmente la possibilità di stabilire legalmente il diritto di una donna sposata a disporre del proprio patrimonio e ad essere padrona dei propri guadagni». In questo clima di speranza, però, «il teppista con la pelle pulita e la giacca buona è facilmente rintracciabile in ogni grado della società inglese, nel ceto medio e nell’alto». Wilkie Collins osserva un reale tenebroso, linfa della sua ispirazione di scrittore criptico ed enigmatico, grande autore tanto di incalzanti azioni quanto di ardenti emozioni.

Così, alla tenera scena delle piccole Anne e Blanche si accosta il sorriso beffardo di un legale in carriera, Mr Delamayn, che con il suo sguardo sembra affermare «Ho intenzione di farmi strada a tue spese». Codice mondano, e credenza poi non così evanescente ai nostri giorni, farebbe di un ragazzo, operoso e corrispondente a tutti i canoni di ricercatezza sociale, una brava persona. «Le classi più elevate, in Inghilterra, sono abituate a ricevere ovunque un universale benvenuto». La violenza è quella che l’individuo fa al mondo di serenità incarnato dal candore femminile, ma anche quella che la società fa all’individuo, rendendo lodevole il suo operato, il suo struggle for life, la sua brama di successo, definendo dritto solo chi riesce ad ottenerlo. Di un servitore istruito in modo ironico Collins afferma: «era una macchina umana».

Lo scrivere di Wilkie Collins è atto ieratico, una seduta spiritica di invocazione del buon senso

 

Tutto quello che abbiamo bisogno di conoscere è già tutto scritto. La letteratura ci aiuta a vivere. Così facile a dirsi, che le parole ci scivolano addosso. Non comprendiamo come di violenza di genere, di pulsioni incontrollate e sete di potere ci abbiano già parlato i grandi nomi che ornano gli scaffali delle librerie. Wilkie Collins con il suo Uomo e donna ribadisce un ordine nel suo titolo, e chiede al lettore di immedesimarsi, in quanto uomo o in quanto donna, in un percorso di emancipazione sociale che è anche lotta per la sopravvivenza dell’irrazionale in un mondo di irreggimentata violenza.

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