Francesca Dego: sentirsi suono tra le note

francesca dego

Credo si passino delle fasi in momenti diversi della vita, quindi per adesso e in questo momento mi sento molto a casa con i grandi concerti romantici come Brahms e Čajkovskij che li sento nel mio elemento, ma sono anche innamorata e mi sento molto vicina al Novecento russo quindi Prokof’ev e Šostakovič“. A parlare è la violinista Francesca Dego che ha pubblicato con Mondadori il libro Tra le note, una “novità assoluta” anche per lei a cui, raggiunta al telefono, avevo chiesto quale compositore la rappresentasse di più volendo trasporre le parole del testo in musica.

Ventiquattro chiavi di lettura per altrettante tonalità, colori, sfumature, note su scale discendenti e ascendenti e poi armonia. Un linguaggio, quello musicale, che grazie all’autrice si presta con semplicità e intelligenza ad esplorare un Tutto intenso fatto di sintassi pentagrammata e divulgazione.

Francesca Dego, la sua voce, il violino

La lente di ingrandimento, il dettaglio da cui ogni cosa è creata parte da una custodia all’interno di cui è contenuta la sua voce, il violino. La lente si sposta e il viaggio prosegue a Cremona, dove nello spazio e nel tempo di quasi trecento anni fa quello strumento venne ideato, si dirige poi dall’età barocca alle avanguardie in Europa e in Russia, dove le radici della musica classica hanno sospinto la realtà e coltivato il dialogo.  

La forza di questo testo è insita negli argomenti che non si esauriscono nella musica, già universale, ma che coinvolgono anche il diritto alla diversità. “La musica come un mezzo per trascendere le complessità e le differenze culturali tra popoli” nel duplice esempio della West-East Divan Orchestra fondata dal pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim con l’obiettivo di unire musicisti provenienti da Israele, Palestina e paesi arabi e quello del progetto educativo, El Sistema, voluto in Venezuela dal Maestro José Antonio Abreu con l’obiettivo di coinvolgere gratuitamente i giovani in percorsi di formazione musicale.

Se cito dal testo che “la musica è infinitamente più grande dei nostri pregiudizi e dei nostri limiti, e dovrebbe rientrare nell’educazione di tutti, in quanto ha la capacità di arricchire il pensiero e concorrere in un percorso cognitivo estetico e morale di portata unica” è solo per sottolineare che ai cenni biografici dell’autrice, alle difficoltà patite dai compositori del passato (follia, povertà, isolamento, riscatto, dolore, etc.), ai mondi separati e distinti nei quali i musicisti con i loro diversi strumenti – un capitolo intero è dedicato ai corni, perché “in generale anche per gli altri musicisti gli ottoni vivono in un mondo a sé totalmente sconosciuto e quindi ho voluto farlo apposta perché credo invece sia molto interessante” – si trovano a vivere, vi è anche una forma narrativa potente che si mostra nella sua sincerità e spiazza.

Ho un rispetto e un’ammirazione enorme per chi scrive e lo fa di lavoro, so che è qualcosa che non si improvvisa assolutamente. La cosa che sapevo e che si è formata nella mia testa nei giorni successivi, attraverso un “blitz” in libreria in cui ho preso un po’ di tutto, era più che altro quello che non volevo fare; è stato un po’ il punto di partenza perché credo sia molto più difficile poi trovare il tono e il modo giusto per comunicare qualcosa, ma per appassionare credo che la prima cosa sia essere sinceri” mi ha spiegato Francesca Dego alla domanda di come si fosse trovata a scrivere da un punto di vista che, sebbene fosse personale, non dovesse tradire lo spirito nozionistico e tecnico della musica.  Il rischio di ricadere nel banale e nel superficiale infatti era alto, se un critico storcerebbe il naso per la quantità di licenze alternative prese dall’autrice il testo con la sua eloquenza ironica e sapiente (sfoggia in poco più di duecento pagine temi di storia, scienze, arte, letteratura e fisica) verrebbe altresì apprezzato dai neofiti e dagli appassionati per chiarezza e discorsività soprattutto grazie ai numerosi consigli d’ascolto che permetteranno al lettore di immergersi, non senza stupore, nell’emotività dell’altro.

di Valentina Tatti Tonni

Fonte immagine: www.francescadego.com

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