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Eroica Fenice

Gennarino Di Gennaro e la scoperta delle trame tenebrose di Giovanni Fusco

Gennarino Di Gennaro e la scoperta delle trame tenebrose: Giovanni Fusco ci accompagna vico vico insieme a una guida d’eccezione, un orfano di dodici anni molto speciale

Esistono storie napoletane che brillano di luce propria, e di cui non ci ricordiamo.

Certe storie sono come piccoli gioielli scovati alle bancarelle, o monetine raccolte per terra e una volta che le afferri non riesci a lasciarle più, perché ti entrano in un vuoto del cuore che sembrava aspettare solo loro.

Giovanni Fusco sembra aver trovato quell’apertura presente nel muscolo cardiaco di tutti noi, dove si annidano i ricordi più docili dell’infanzia e il respiro di qualcosa di più grande e conturbante. In Gennarino Di Gennaro e la scoperta delle trame tenebrose,  edito da GM Press, c’è tutto.
O meglio, c’è tutto ciò che si potrebbe trovare in una classica storia napoletana, ma c’è anche molto di più.
Al di là dell’impianto narrativo e degli elementi che la costituiscono, la storia di Gennarino Di Gennaro ha una magia intrinseca, che rimane appiccicata sulle palpebre dei lettori come la polvere sui mobili delle case antiche.

Nelle viscere di Napoli con Gennarino Di Gennaro: un viaggio nei meandri della città (e anche di noi stessi)

Prima di essere un libro, questo è un viaggio.
Un viaggio iniziatico, quasi rituale, nel mistero dell’infanzia che cresce e si snoda in un luogo misterioso come Napoli.
I vicoli di Napoli diventano teatro di questo estroso romanzo di formazione, che ci prende per mano e ci fa osservare la realtà con gli occhi lucidi di Gennarino.
Gennarino di Gennaro non è un ragazzino normale. Lui ha dei poteri speciali.

«Piccirì […] Qualunque cosa succederà, non ti scoraggiare e non abbandonare mai questi doni, perché sarebbe come sputare in faccia a Dio. Hai capito? Non fare come me che ho dovuto sciupare tante cose per l’ignoranza e l’imbecillità della gente. È capit’?»

Sua nonna glielo ripete: i suoi poteri sono speciali, e non bisogna sprecarli.
Per non darla vinta all’ignoranza e all’imbecillità della gente, per non scivolare nel baratro della mediocrità, per conoscere meglio se stessi.

Giovanni Fusco, insegnante in una scuola superiore sotto il Vesuvio, ad Ercolano (dopo vent’anni a insegnare nella periferia est di Napoli), ci affida una sorta di pedagogia dell’esistenza, innestata su uno sfondo che va dal meraviglioso al fantasy, passando anche quasi per il giallo. Tutto innestato tra le pietre e la salsedine dei vicoli napoletani.

Il vicolo è uno dei protagonisti del romanzo, al pari di Gennarino. Ma non è il vicolo di Eduardo De Filippo o di Totò: è un contenitore di crescita, di estro e rivoluzione.
Tutto sembra normale e anormale al tempo stesso, possibile e impossibile, come in un caleidoscopio in cui i colori sono continuamente cangianti e mai fissi.
Gennarino vive, fino ai suoi dodici anni, in un orfanotrofio gestito dalle “Suore delle piaghe del Santissimo Beato Cristobaldo del deserto”: la sua vita in collegio scorre in modo più o meno placido, fin quando non viene restituito al “mittente” o quasi.

Gennarino si trasferisce da sua zia Carmela, una prostituta che vive nel posto più camaleontico, ferino e celestiale del mondo: il centro storico di Napoli.
Grazie alla presenza di Gennarino, la zia Carmela dirà addio ai suoi tanti “amici” (sempre pronti a riempirle le stanze e rimpinguarle il portafogli) e prenderà parte, assieme al nipote, a un’indagine che li porterà a sciogliere il mistero della morte della mamma di Gennarino, avvenuta per sospetta overdose.
Il suo dono, ossia quello di muovere gli oggetti a suo piacimento, sarà un fedele alleato alla causa.
Molti saranno i personaggi che Gennarino incontrerà nello scioglimento del mistero, che assume i contorni di un rito iniziatico: tra tutti, spicca la “Maliarda dai quattordici veli d’argento“.

Giovanni Fusco è abilissimo a tratteggiare una sorta di bestiario napoletano, che si snoda dai vicoli del centro storico fino ad accarezzare il mare: i personaggi che il ragazzino incontra sono prodigiosi, sovrannaturali e insieme comunissimi.
L’autore riesce a intingere la sua penna nel folklore napoletano più puro, ma non si ferma solo a quello, perché condisce tutto con degli sprazzi di ironia lucidissima e potente.
Il cuore del lettore trema un po’, perché tiene Gennarino per mano: Gennarino tra i vicoli, Gennarino sulle tracce della sua mamma, Gennarino da solo e Gennarino che si scopre.

Ogni romanzo di formazione tocca delle corde sottilissime, nell’animo del lettore.
E, in questo caso, ciò che ci portiamo a casa è quel soffio vivo e disperato di amore, perché l’amore può risiedere anche in un vicolo polveroso, negli ostacoli quotidiani, nei misteri più irrisolvibili, nella ruga che solca un volto.
Perché non è necessario avere dei poteri portentosi per rendere straordinarie le nostre esistenze: basta soltanto volersi un po’ più bene, per far accadere i veri miracoli.

Immagine in evidenza: Ufficio stampa

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