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Eroica Fenice

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Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo, lo struggente romanzo di Amar

Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo”, dello scrittore francese Philippe Amar, è un romanzo che tocca le corde più sensibili del cuore. Una moderna favola, quasi natalizia, che ha il pregio di donare speranza e serenità. Edito in Italia da Garzanti, è in edicola da Ottobre 2020.

Protagonista del romanzo è il piccolo Victor, un ragazzino di soli dodici anni che, suo malgrado, è dovuto crescere troppo in fretta: abbandonato alla nascita dalla madre, rimasto orfano di un padre che non ha mai conosciuto, se non attraverso sporadiche cartoline, Victor ha vissuto i primi anni della sua vita sballottato da una famiglia affidataria all’altra, finché, a quattro anni, è stato accolto in casa di Tatie. Con lei ha imparato il significato del termine “famiglia”, ha costruito un legame basato sull’affetto e la stima reciproci. Tuttavia, Tatie è anziana e una malattia al cuore le impedisce di prendersi ulteriormente cura di Victor il quale, mentre in cuor suo aveva sperato di essere legalmente adottato dalla sua tutrice, si trova nuovamente immesso nel circuito delle adozioni. Victor, tuttavia, crede di sapere cosa sia meglio per lui e decide di cercare da solo una “futura mamma”. Con l’aiuto di Momo, l’anziano e gentile gestore di un bar frequentato dal protagonista, e dei suoi migliori amici, si iscrive su un sito di incontri, sotto falsa identità, e qui viene colpito da Lily, una giovane pasticcera. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall’entusiasmo di Victor, la pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre, almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita. Come Victor, anche Lily ha alle spalle un vissuto difficile, che l’ha portata ad essere diffidente verso gli uomini e verso la felicità in generale. Con la caparbietà che contraddistingue gli adolescenti, Victor decide di non arrendersi e, giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare la mamma che il suo cuore ha scelto.

Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo tocca argomenti pesanti con la leggerezza che contraddistingue il cuore dei bambini o dei sognatori, privandoli del dolore e restituendoli al lettore ammantati di magia. 

È uno di quei libri che si leggono tutti d’un fiato, non solo per merito di una scrittura sempre scorrevole ed elegante ma anche grazie alla capacità autoriale di costruzione dei personaggi, che appaiono in tutta la loro umanità. Questi, verosimili e per nulla stereotipati, sono talmente ben costruiti da sembrare reali, tangibili e ciò permette al lettore di entrare facilmente in empatia con tutti loro. Il filo che unisce tutti i personaggi è, ovviamente, l’amore, che nel romanzo è presente in diverse forme: prima tra tutte, quella della fame d’amore, che è il tratto distintivo del piccolo protagonista. Per spiegare la sua necessità, Victor dice :”Tra una madre e un figlio è una storia d’amore. È questo che voglio vivere. Voglio volerle bene, ma voglio anche mancarle…“. Egli desidera ardentemente trovare un posto definitivo nel mondo, trovare una mamma che sia soltanto sua e non una “madre a tempo”, come lo è stata Tatie. Certo, il legame tra quest’ultima e Victor è tangibile sin dalle prime pagine ed è un sentimento forte e profondo, tuttavia entrambi sanno, seppur inconsciamente, che non durerà per sempre e che Victor dovrà prima o poi trovare un nuovo cielo.

Per Victor, la fame d’amore è strettamente collegata al senso di abbandono che il bambino si porta dietro da sempre e che, inconsapevolmente, lo porta a sentirsi “sbagliato” e quasi non meritevole di vedere esaudito quello che è il suo più grande desiderio. 

Forse è proprio il senso di inadeguatezza latente e la sua mancanza di radici che lo portano, da un lato, a cercare in ogni modo di minimizzare i suoi sentimenti, ad innalzare barriere per non mostrarsi vulnerabile, dall’altro, a trasformare il violino in un’appendice del suo cuore e ad utilizzare la musica per veicolare quelle emozioni che, altrimenti, resterebbero nascoste. Quando Victor, e con lui il lettore, fa la conoscenza della pasticcera Lily, sente crollare i muri che ha eretto e che solo in pochi sono riusciti a scavalcare. Dal canto suo, Lily vorrebbe dimenticare un passato doloroso, pur non essendo ancora pronta a farlo. Il destino le ha strappato l’amore e, con esso, la speranza di ritrovarlo.

Se Victor è caratterizzato dalla fame d’amore, Lily lo è in egual misura dalla negazione dello stesso. E come Victor utilizza la musica per esprimere se stesso, allo stesso modo la pasticceria diviene la valvola di sfogo per i sentimenti della donna e “tutti i dolci che realizzava contenevano le emozioni dei suoi primi anni di vita e della sua adolescenza. Attraverso di essi poteva resuscitare il suo passato riassunto in gusti e profumi“. Certo, anche lei, in qualche modo, sente il bisogno di tornare ad amare ed essere a sua volta riamata ma, probabilmente, per un adulto potrebbe risultare più complicato accettare fino in fondo questa necessità.

Ho soffiato il mio desiderio al cielo, in fin dei conti, racconta proprio di questo: un incontro tra due cuori, entrambi affamati d’amore. Il sentimento incondizionato, la sete di amore, la volontà forte di voler amare e di essere amati sono il motore che fa girare il mondo e lo mantiene in vita. Ma quando questi sentimenti vengono espressi da un ragazzino a cui la vita ha solo tolto senza dare nulla, allora diventa pura poesia.

“Abbiamo tutti un cielo, amico. Bisogna solo imparare a guardare”.

Immagine in evidenza: https://www.garzanti.it/libri/philippe-amar-ho-soffiato-il-mio-desiderio-fino-al-cielo-9788811689751/

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