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Eroica Fenice

Il colombo d'argento di Andrej Belyj

Il colombo d’argento di Andrej Belyj (Recensione)

Andrej Belyj, pseudonimo di Boris Nikolaevič Bugaev, nasce a Mosca nel 1880 dove successivamente si laurea in Matematica e Filosofia. È stato uno scrittore, poeta, filosofo e critico letterario russo. Il suo esordio letterario avviene nel 1903 con la pubblicazione della II Sinfonia, alla quale seguiranno la I, la III e la IV, opere cariche di riferimenti mistici. Successivamente compone la raccolta di versi intitolata Oro azzurro, nella quale sono molteplici i riferimenti a Nietzsche. Nel 1908, con la pubblicazione di Cenere, si allontana drasticamente dal misticismo, distacco che avviene soprattutto a causa del fallimento della rivoluzione del 1905, rivoluzione nella quale avevano riposto fiducia i poeti simbolisti russi. Al colombo d’argento, che è il suo primo romanzo, edito nel 1909, segue la stesura di Pietroburgo, avvenuta nel 1912, opera più famosa dell’autore, dai tratti chiaramente espressionisti. Successivamente pubblica varie raccolte di versi, di cui ricordiamo principalmente il poema Primo incontro. Andrej Belyj gode di una personalità alquanto controversa, poiché dall’essere un mistico e quasi profeta passa ad adoperare una smoderata ironia che lo rende una delle personalità di spicco della letteratura russa moderna.

Il colombo d’argento, tra le ultime uscite Fazi Editore, è il racconto del paesaggio delle campagne russe e della vita degli abitanti degli stessi, in particolar modo del villaggio di Celebeevo, descritte, analizzate e vissute nel clima che precede la rivoluzione e di una setta religiosa: quella dei Colombi. Petr Dar’jarskji, un giovane ragazzo russo di bell’aspetto ma dalle tasche vuote e apparentemente anche dalla testa in egual modo, la mattina della Pentecoste, si ritrova a vagare per le campagne, completamente perso nei suoi pensieri. Il ragazzo, appassionato di poesia, passa l’adolescenza girovagando per musei e biblioteche, trascorre intere giornate sui libri e fin dall’infanzia annuncia al padre di non credere in Dio. Legge poesie, studia Kant e diviene il primo tra i compagni, nelle loro assemblee, ragion per cui comincia a godere della fama di trascinatore, poiché mai si fa trascinare.  Il giovane, quella mattina, cammina alla ricerca di risposte sul mondo ma in particolar modo indaga su se stesso.

Il colombo d’argento di Andrej Belyj

“Lo sai cos’è un proletario? Un proletario è un uomo che vola troppo in alto con la fantasia, e quindi ha già fallito.”

Si ritrova a passare l’estate a casa della fidanzata, Katia Gugoleva, nobildonna, ricchissima nipotina della baronessa, ma rimane profondamente turbato dall’incontro con Matréna, serva del falegname Kudajarov. Si avvicina dopo l’incontro alla setta dei Colombi, una setta che attendeva in qualche modo la discesa in terra di un nuovo Spirito. Il ragazzo è attirato inspiegabilmente dalla donna, ragion per cui si separa da Katia.

“Cosa attira un uomo da lasciare una donna angelica per una butterata? Non è amore ma imperscrutabile immensità di mistero che ti opprime”.

Il colombo d’argento di Andrej Belyj è un vero e proprio fiume di parole complesse, arcaiche, poetiche. Scritto in prosa, a tratti appare come una lunga ed ermetica poesia, poiché sintatticamente e grammaticalmente è l’espressione perfetta della letteratura russa dell’epoca. La lettura è evocativa e può risultare alquanto difficile, poiché esige, ma ancor più merita, un’attenta concentrazione. Verbi musicali, aggettivi adoperati con notevole maestria e meticolosità: nulla è lasciato al caso.

Esemplare la descrizione dei singoli personaggi presenti nel racconto e l’ironia tagliente dell’autore nel descrivere il dramma che prende, pagina dopo pagina, lentamente, vita. Nonostante sia un romanzo appartenente al secolo scorso, gode di elementi che lo rendono terribilmente attuale. Narra in qualche modo la metamorfosi di un singolo individuo ma anche di un intero popolo, in un periodo storico di profonda crisi sociale e di inquietudini che caratterizzano l’epoca. Costante appare la lotta tra ragione e sentimento, tra scienza e credenze popolari.

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