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Il Visconte Dimezzato. La trilogia I nostri antenati | Recensione

 Il Visconte Dimezzato. Un’analisi della trilogia “I nostri Antenati”

Un’ opera aperta che mostra le infinite potenzialità della riscrittura creativa

Calvino all’interno della trilogia mostra la completa padronanza della sottile arte delle transizioni, ripresa da Ariosto e utilizzata per rendere la sua opera un vero e proprio “iper-romanzo”. L’autore scrive tre  storie sussistenti che stanno in piedi da sé, ma prendono vita nell’imprevedibile gioco di rimandi che le interseca l’una a l’altra.
Una continuità organica che rappresenta una presa di posizione decisa, un’affermazione netta di opera aperta che non si esaurisce nello spazio geografico delle pagine che contengono la singola storia, ma che ne amplia gli orizzonti in maniera sfrontata.
Ognuna delle storie rimanda a sé stessa ma anche alle altre. Esse si intrecciano, si completano e si susseguono.

Ispirato dall’esplorazione dell’essere umano e dalla genesi delle sue radici, Calvino opera una raffinata riscrittura creativa di vicende simili in maniera del tutto originale, mostrando i comportamenti diversi di vari personaggi tutti comunemente afflitti da una eterna condizione di solitudine in un mondo insensato.  Il Visconte Dimezzato” si presenta nella sua semplicità come una metafora ancora più immediata di questa mutilazione dell’animo umano causata dalla società postmoderna, creando così un legame diretto con il protagonista del “Cavaliere Inesistente”.

“Il Visconte Dimezzato”: la malattia del “dimidiamento”.

Il “dimidiamento“, in quanto condizione patologica dell’essere umano,  lega i protagonisti del “Visconte dimezzato” e del “Cavaliere Inesistente”. I nodi problematici che contrassegnano simbolicamente le avventure del paladino carolingio ritornano infatti anche nelle inverosimili peripezie del nobile di Terralba, come se uno fosse il proseguo dell’altro. La realtà ormai per l’uomo postmoderno è una chimera, con la quale egli ha difficoltà a relazionarsi, non la capisce, e non sa quale posto occupare all’interno di essa. La scissione che Agilulfo vive dal momento in cui la sua essenza diviene pura materialità, dove la spiritualità è assente e dove le sue origini vengono sradicate, viene traslata nella storia di Medardo.

La scissione del visconte rappresenta due aspetti completamente postmoderni.  Il primo riguarda il passaggio dell’essere umano da oggetto del problema a soggetto, il quale, seguendo echi della filosofia hobbesiana,  tagliando fuori qualsiasi istanza metafisica e spirituale, esperisce la realtà attraverso una prospettiva esclusivamente politico-scientifica.  L’altro aspetto, in correlazione con quest’ultimo, riguarda l’elezione dell’io a soggetto gnoseologico. Ossia la presuntuosa pretesa di poter conoscere il mondo e l’altro ponendo sé stessi come postulato di partenza. Tale concetto si palesa attraverso le parole di Calvino più volte all’interno trilogia, e ancora di più con  il personaggio di Medardo, il quale non riesce ad approcciare il mondo se non in virtù del suo “dimidiamento“.

“Bellezza, giustizia e sapienza sono solo in ciò che è fatto a brani”. (Il visconte dimezzato-Italo Calvino)

Il “Visconte dimezzato” è quindi un esempio del fallimento a cui porta l’immanentismo violento delle ideologie postmoderne.

Aspirando a una nuova nozione di completezza, Calvino attraverso la storia di Medardo si auspica l’avvento dell’uomo “intero”.  Ossia colui che è capace di interpretare sé stesso correttamente e profondamente, abbracciando  la sua parte angelica e quella bestiale, e allo stesso tempo l’alterità e la realtà. Perché è solo grazie al ricongiungimento delle nostre contraddizioni che possiamo porre fine all’esilio da noi stessi. 

“Così mio zio Medardo ritornò uomo intero, né cattivo né buono, un miscuglio di cattiveria e bontà, cioè apparentemente non dissimile da quello ch’era prima di esser dimezzato. Ma aveva l’esperienza dell’una e dell’altra metà rifuse insieme, perciò doveva essere ben saggio. Ebbe vita felice, molti figli e un giusto governo. Anche la nostra vita mutò in meglio. Forse ci s’aspettava che, tornato intero il visconte, s’aprisse un’epoca di felicità meravigliosa; ma è chiaro che non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo.”(Il visconte dimezzato- Italo Calvino)

 

Fonte Immagine di Copertina: Flickr

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A proposito di Giuseppe Musella

Laureato in mediazione linguistica e culturale presso l'Orientale di Napoli. Amo tutto ciò che riguarda la letteratura. Appassionato di musica, anime, serie tv e storia. Visceralmente legato a Napoli.

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