L’estate senza ritorno di Besnik Mustafaj | Recensione

l'estate senza ritorno

“L’estate senza ritorno” di Besnik Mustafaj è il lavoro più importante e commovente dello scrittore albanese, e dal 6 settembre ne sarà disponibile la prima traduzione italiana. Eccone la recensione.

Besnik Mustafaj è uno degli scrittori albanesi più importanti. Nella sua carriera è stato professore, traduttore e giornalista. Dal 1992 al 1997 è stato ambasciatore in Francia e dal 2005 al 2007 Ministro degli Esteri, carica che ha poi lasciato per dedicarsi interamente alla sua carriera da scrittore. Tra le sue opere si annoverano numerosi romanzi, raccolte di poesie e saggi, tradotti in molte lingue che hanno riscontrato numerosi consensi da parte della critica. Col suo romanzo “Tamburo di carta” ha vinto il premio “Méditerranée” nel 1997, ma è “L’estate senza ritorno” che lo ha consacrato nel novero degli scrittori più importanti dell’est Europa.
“L’estate senza ritorno” di Besnik Mustafaj è stato inoltre trasposto in versione cinematografica, con la direzione di Besnik Bisha.

Trama

L’estate senza ritorno” di Besnik Mustafaj narra la storia di Sana e Gori, due innamorati, e della loro estate insieme. Gori ritorna in maniera del tutto improvvisa e inaspettata dopo quarant’anni nella vita di Sana. Tuttavia, lui è profondamente cambiato, sia fisicamente che caratterialmente, e Sana sembra non riconoscere più l’uomo di un tempo. I due passano l’estate insieme, stagione in cui faranno l’amore per la prima volta e in cui lei resterà incinta, ma le paure, i pensieri e i dubbi di Sana le fanno da padrone. Dopo aver scoperto della gravidanza di lei, Gori la accompagna di fretta a prendere il treno per Tirana, il loro paese, ma lui non la potrà seguire. Il romanzo si chiude con l’addio, tra le lacrime, dei due innamorati. Nell’epilogo scopriamo poi che Gori è morto in guerra.

Analisi di un romanzo onirico

“L’estate senza ritorno” è il primo romanzo onirico della letteratura albanese, è una storia dove realtà e immaginazione si intrecciano. La scrittura dell’autore ci permette di guardare agli avvenimenti narrati con gli occhi di Sana, di sentire tutte le sue ansie, le angosce, le insicurezze e le sue emozioni. È la storia di un amore difficile e sofferto, ma passionale e vero. La volontà dell’autore di mettere al centro della narrazione i pensieri più che i fatti rimanda allo stile di autori del XX secolo come Virginia Woolf.

Postfazione

Nella postfazione del romanzo, l’autore ha dichiarato di aver scritto “L’estate senza ritorno” nel maggio del 1985, in tre settimane, ispirandosi a un fatto realmente accaduto. Il padre di un amico andò con una delegazione albanese alla commemorazione dei quarant’anni della liberazione del campo di concentramento di Mauthausen. Da quell’evento, l’uomo tornò con una notizia riguardante uno dei suoi amici morti nel campo. L’unico familiare rimasto al soldato era la vedova, rimasta fedele per tutta la vita all’amato partito e mai più tornato, nonostante la loro storia si fosse limitata a qualche bacio e qualche promessa mai mantenuto.

“L’estate senza ritorno” è una toccante storia di dubbi e sofferenza, di amore e solitudine, di ritrovamento e abbandono, che ci ricorda quanto un amore possa essere bello e terribile allo stesso tempo.

Immagine: Foto della copertina del libro

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