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La custode dei bambini morti, il romanzo noir di Maria Ielo

La custode dei bambini morti, il romanzo noir di Maria Ielo

La scrittrice Maria Ielo è uscita nelle librerie italiane con il suo primo lavoro, La custode dei bambini morti, pubblicato da GoWare nella collana I pesci rossi.

Ambientato nella suggestiva campagna umbra, il romanzo inizia con l’incontro – casuale, ma non troppo – tra Cristiana e un barbone, Alessio. Quest’ultimo la avvicina proponendole un lavoro ben retribuito, ossia, quello di recarsi presso il casale della sua famiglia, chiamato I Cipressi, per fare compagnia alla figlia tredicenne Beatrice. Subito dopo averle esposto le sue intenzioni, l’uomo inizia a raccontarle della sua vita passata e delle persone a lui care. Tra queste, oltre alla moglie Federica – appassionata così tanto di cucina da trasformare parte del casale in una piccola trattoria – al fedele Fabrizio – suo aiutante nonché innamorato segreto – e Alessandra – una cara amica della moglie divenutane in seguito l’amante – e ovviamente, la figlioletta dell’uomo. Beatrice, però, è morta dopo essere stata investita mentre era in bicicletta nel 1977, quindi, trent’anni prima l’incontro tra il padre e Cristiana. Quest’ultima, alla quale si unirà poi la governante Myrsine – dotata di speciali poteri – non sarà affatto spaventata da quanto raccontatole da Alessio e, incuriosita, deciderà di accettare l’incarico propostole entrando in contatto con un mondo popolato da fantasmi di bambini morti dei quali diventerà la custode.

La custode dei bambini morti, un’atipica ghost story di Maria Ielo

Fermandosi al titolo, ci si aspetterebbe dall’opera di Maria Ielo una storia inquietante, magari raccapricciante e sanguinaria. Invece, ci si trova catapultati in una realtà malinconica, nostalgica e sentimentale dove, a predominare, è lo smodato desiderio di esserci per le persone amate andando persino oltre la morte.

Il ritorno della Beatrice fantasma – che vorrebbe essere vista dalla madre per salvarla dal baratro dell’alcool e dello stato di abbandono in cui è piombata dopo la sua morte – simboleggia proprio questo. Tuttavia, la piccola non potrà nulla contro gli eventi che si succederanno inevitabilmente né con il tempo che passa inesorabile anche per lei che, dei suoi tredici anni ha conservato solo l’aspetto esteriore ma non più la sua essenza di fanciulla innocente.

Passando alternativamente dal passato al presente, permettendo a più personaggi di raccontare la storia dal loro punto di vista, l’autrice ha dato vita a un’inconsueta ghost story dove a predominare sono i sentimenti. Sentimenti molto contrastanti che, da un’iniziale tormento che aumenta declinando fino a toccare il fondo, diventano serena accettazione di eventi che non possono essere cambiati ma con i quali si può e si deve imparare a convivere per poter ritrovare la perduta pace interiore.

La custode dei bambini morti cattura e mantiene vivi l’interesse e l’attenzione proprio grazie alla mancanza di eccessiva melodrammaticità e, soprattutto, per l’incredibile lucidità narrativa che si staglia su uno sfondo di romanzata irrazionalità.

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A proposito di Francesca Melis

Calabrese di nascita e sarda di origine sono laureata in Lingue e ho molte passioni: i viaggi, la musica, la fotografia, la scrittura e la lettura. In attesa di insegnare, coltivo il mio sogno nel cassetto di diventare una scrittrice.

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