Tanit, curiosità sulla più importante dea cartaginese

Tanit, la misteriosa dea cartaginese

Tanit, la più importante dea cartaginese, è una di quelle divinità di cui si sa ben poco. Delle sue origini non conosciamo molto, tanto antico è il suo culto.

Alcuni l’hanno conosciuta nella terra dei Fenici, lungo le coste dell’attuale Libano.

Altri raccontano di averla sentita invocare come la “più grande divinità del deserto” o “Signora della rugiada” in Africa settentrionale. Proprio dove il vento porta senza fatica la sabbia del deserto cominciano a essere visibili i suoi passi, nel V secolo, a Cartagine, fondata, secondo la leggenda, dalla regina Didone, discendente dai Fenici di Tiro.

Nel 146 a.C. Cartagine, la cui regina Didone, cade sotto la furia romana ma l’incanto di Tanit non scompare. Secondo la tradizione fu proprio Scipione Africano, eroe della Seconda Guerra Punica, a portare la dea a Roma, ma i santuari ritrovati risalgono all’epoca di Settimio Severo, africano di nascita che, sulle sue monete, introdusse l’immagine della dea, seduta in groppa a un leone.

Un tempio della dea sorse a Roma vicino all’antico e venerato santuario di Giunone Moneta: a ciò si attribuisce non solo l’introduzione del culto della dea punica ma anche la sua assimilazione con Giunone, invocata come Dea Caelestis (o Virgo Caelestis).

Oltre che a Roma, il culto si diffuse in Numidia, nella Mauritania, in Spagna, in Sardegna, in Sicilia, a Malta, a Pantelleria e a Cartagine, dove l’effigie di Tanit compariva sulla maggior parte delle monete, si mantenne tenacemente fino all’invasione dei Vandali, quando ne fu distrutto il tempio.

Tanit, importante dea cartaginese, e i suoi attributi

La dea cartaginese Tanit aveva potere sul sole, sulla luna e le stelle; era dea dell’acqua dolce e del piacere.  Poiché la luna è mutevole nelle sue fasi, le vennero attribuite  anche denominazioni antitetiche quali dea dell’Amore e della Morte, Creatrice e Distruttrice.  La palma era il suo albero, espressioni della sua forza in terra erano il serpente, la colomba, il leone e i pesci, l’uva e il melograno. Proprio perché eccezionale, alcune tradizioni la dipingono come androgina, con una lancia in mano mentre guida un carro, in modo da racchiudere in sé il maschile e il femminile e superarli.

Nella mitologia fenicia era assimilata ad Astarte, la dea madre.

Nella religione greca, era paragonata ad Afrodite, ad Artemide ed a Demetra, dea delle messi e dei raccolti.

Nella lingua egizia il nome Tanit potrebbe essere letto come “Terra di Neith” e Neith era una divinità legata anche alla guerra.

Nell’accezione romana di Caelestis Dea è dea della fecondità.

Verrà identificata anche dai cristiani come Lilith, la Luna nera dei Semiti, demone infernale e protettore delle streghe, a testimonianza della persistenza del culto lunare fino al Medioevo.

Raffigurazione

La raffigurazione della dea cartaginese Tanit può essere studiata secondo due direttive: quella antropomorfa e quella simbolica.
La prima è espressa da statuette che la rappresentano come una donna nuda che si stringe i seni o appare talvolta su un trono, un carro e, in epoca romana, cavalcante un leone. 
La seconda è costituita da un disegno, in cui sono combinati un triangolo equilatero, una linea orizzontale e un disco.

Nel sito archeologico di Thinissut, nei pressi della città di Bir Bouregba, nel 1908 è stata rinvenuta una statua in terracotta raffigurante la dea Tanit con una testa di leone, attualmente conservata al Museo Nazionale del Bardo a Tunisi.

L’effigie della dea Tanit è utilizzata come simbolo dal gruppo musicale italiano Almamegretta.

Il campione subacqueo Enzo Maiorca le ha dedicato il romanzo Sotto il segno di Tanit

Nel 2011 nell’area di Predda Niedda a Sassari è stato inaugurato un parco commerciale intitolato Galleria Tanit, come simbolo benaugurante di abbondanza.

Nome

Il nome “Tanit ”sembra essere di origine libica.

Non esiste certezza riguardo alla pronuncia del nome della divinità, chiamata TNT in lingua fenicia e punica (non veniva resa la vocalizzazione). Alcuni studiosi ritengono potesse chiamarsi Tinnit, e il nome Tanit (pronunciato Tànit o Tanìt) si diffuse grazie al successo dell’opera Salammbô dello scrittore Gustave Flaubert.

Tra i suoi appellativi figurano Mirionima, ovvero “dai 10.000 nomi” , Gran Madre TanitPe’ne Baal (“Viso di Baal” o “di fronte a Baal”), titolo che le conferiva la prerogativa di avere la precedenza su “Ba’al” o “Melqart” (Il Signore), divinità maschile, personificazione del Sole benefico, di cui Tanit era consorte.

Culto di Tanit

Il culto religioso della dea cartaginese Tanit fu quello del tophet, importato dal mondo fenicio, area sacra nella quale sembra venissero sacrificati i primogeniti delle famiglie nobili. Tuttavia l’informazione potrebbe rientrare nella propaganda anti-cartaginese presente nella letteratura latina del periodo repubblicano. Comunque sia, nei tophet dedicati alla dea, sono stati ritrovati numerosi resti scheletrici combusti di bambini. Alcuni archeologi contemporanei, pertanto, sostengono che nei tophet venissero deposti gli infanti morti per malattia o deceduti subito dopo la nascita e che i Cartaginesi non praticassero sacrifici umani. La questione del sacrificio rimane comunque aperta.

Sulle forme di culto della Caelestis Dea romana non abbiamo che scarse notizie: pare vi fossero votati sacerdoti e comunità di iniziate e di sacerdotesse.

Alcuni ritrovamenti testimoniano la presenza del culto di Tanit in ampie regioni del Mediterraneo ed anche oltre le colonne d’Ercole.
Ad Erice e Selinunte esistono templi dedicati al culto della dea.

In Sardegna, a Nora, ricordiamo il “Tempio di Tanit” e nei pressi di Carbonia, è famoso il tophet di Monte Sirai dove, in una tomba, è stato rinvenuto il simbolo di Tanit rovesciato.
Ad Ibiza (Baleari) e anche in Cornovaglia e nella zona occidentale dell’Inghilterra sono stati trovati i simboli di Tanit lunare. È persino possibile che il grande festival celtico di Beltane del primo di maggio derivi dal nome delle divinità Baal e Tanit.
Curiosa è la leggenda dell’Isola di Pantelleria e del suo vino legata alla dea. Si racconta che Tanit, invaghitasi del dio Apollo, salì sull’Olimpo, fingendosi coppiera e sostituì all’ambrosia, bevanda abituale degli dei, il mosto delle vigne di Pantelleria. Il trucco riuscì ed Apollo non solo notò Tanit, ma si innamorò di lei. Da allora Pantelleria, grazie a Tanit, può farsi vanto di dar vita al vino che fu capace di sostituire l’ambrosia degli dei.

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