La libreria delle seconde possibilità di Jackie Fraser | Recensione

La libreria delle seconde possibilità di Jackie Fraser

La libreria delle seconde possibilità di Jackie Fraser (Newton Compton Editori): cambiare è possibile

La libreria delle seconde possibilità, edito da Newton Compton Editori,  è il romanzo esplosivo e irresistibile di Jackie Fraser, tradotto da Valentina Cabras . Una storia di transizione, che è allo stesso tempo una storia di formazione da leggere tutta d’un fiato. Althea Mottram, detta Thea, nata Hamilton, non si sarebbe mai creduta in grado di compiere scelte talmente radicali se non fosse stata costretta, a un certo punto, da circostanze imprevedibili. Nella sua vita ci sono un prima e un dopo: prima che il marito la tradisse con la sua amica Susanna, prima che perdesse il lavoro, prima che la sua intera esistenza fosse recisa in due tempi netti. Tutto quello che conosceva, che era certo e solido nella sua vita, capitola di colpo. Thea allora deve mettere  in discussione un’intera esistenza, ripensare se stessa, mettersi all’opera per ricostruirsi. Ma quel dopo, che a Thea sembra dover essere per forza deflagrazione della vita amata e costruita con cura, finisce per rivelarsi miniera di possibilità. Di seconde possibilità.

La vicenda di una crisi esistenziale diventa la vicenda di una rinascita inattesa, la ri-scoperta di se stessa al di là dei punti di riferimento su cui la protagonista ha sempre fatto affidamento in automatico. Thea capisce di non aver mai avuto l’occasione di conoscersi, e non solo. Capisce di essere stata spettatrice più che protagonista della propria vita, di essersi adeguata a quello che è arrivato senza mai scegliere. Di conseguenza, quella che si prefigurava come una crisi insanabile, diventa occasione per una rivoluzione personale. Sparito dall’orizzonte ciò che è sicuro, comodo, abitudinario, Thea comincia a sperimentare. Guarda a sé come a un perimetro inesplorato: la solitudine si tramuta in libertà di obbedire senza vincoli ai propri  bisogni e desideri. 
Ciò che contribuisce a questa svolta esistenziale è la scoperta di aver ereditato una casa in Scozia dal prozio Andrew, che ha incontrato la protagonista solo quattro volte mentre era in vita ma della quale ricordava un amore per la lettura molto simile  al proprio. La partenza per occuparsi di questa eredità inattesa si figura come una partenza anche metaforica: fuga dalla vita conosciuta verso paesaggi nuovi.

Affiancata dalla fedelissima amica Xanthe, Thea parte per appropriarsi del West Lodge, questo il nome della casa-simbolo della sua rivoluzione personale. Dapprima pensa di vendere il lascito del prozio per ottenere un’entrata consistente, poi di usarla come casa per le vacanze per trascorrervi almeno qualche mese l’anno. Ma il fascino antico, i colori, la suggestione di quella casa, animata da una biblioteca vastissima e dotata di prime, preziosissime edizioni manoscritte, spingono Thea a prendere decisioni diverse. Scopre un mondo di raffinatezze, di lord e di vecchie usanze, ma anche di intrighi familiari e storie di vite costrette a cambiamenti repentini come i suoi. 

La libreria delle seconde possibilità: la possibilità di riscoprirsi

Con uno stile prezioso ma mai stucchevole, l’autrice de La libreria delle seconde possibilità pennella tutti i colori del salto vitale fatto da Thea, che dal Sussex si ritrova catapultata in un modo quasi fiabesco, popolato da lussi antichi, mobili eduardiani,  prime edizioni di Scott e Newton lasciate a impolverarsi, e ne viene conquistata.
Thea riuscirà a rivoluzionare gradevolmente la libreria di Edward, rendendola un posto accogliente e pieno dei colori che il suo proprietario si ostinava a tenere fuori dalla propria vita. Gli stessi colori che restituirà alla propria vita. La difficoltà di appropriarsi di spazi nuovi dopo una delusione come quella che ha diviso in due la sua vita diventa possibilità di conoscenza interiore, di riscatto, di sintonizzazione con il proprio io  spesso affossato da compromessi quotidiani e piccole ipocrisie. I personaggi che attraversano la storia sono descritti con vividezza nelle loro contraddizioni e modi di fare tanto diversi da quelli di Thea: attraverso la sua esperienza, si impara a penetrarli gradualmente.  Un altro luogo che pullula di suggestione, al centro della narrazione, è il Capanno: è il rifugio di Edward, una sorta di riparo situato in una caletta solitaria, a contatto con la natura, che consente di dormire vicinissimi alla luna. 

Nel romanzo i libri fanno da sottofondo a questa di crescita personale, diventando una specie di amuleto: Thea scopre di poter impiegare le proprie competenze ed esperienze lavorative per rendere più funzionale la libreria fuori  dal tempo di Edward. È l’occasione di mettersi in gioco, di riscoprirsi brava in qualcosa.  Riesce ad abbattere molti tabù che gravitano sulle spalle di una donna della sua età, senza un lavoro e reduce da un matrimonio fallito. A spostare, più che a sradicare, le proprie radici, a perdonarsi, a innamorarsi di nuovo. Thea si concede la libertà di trovare un’altra via e un altro modo rispetto a quelli convenzionali: la sua via e il suo modo.

La libreria delle seconde possibilità offre una narrazione gradevole e pacata anche quando si sofferma su nodi cruciali come il matrimonio, il tradimento, la realizzazione personale. L’autrice punta a un racconto profondamente empatico, che spinge il lettore, letteralmente, tra le braccia di Thea. Si è istintivamente portati a calarsi in ogni stato d’animo della protagonista, abbracciandone ragioni e piccoli drammi. Si cammina insieme a lei tra le librerie, i castelli, la brughiera, la spiaggia, le piccole caffetterie tipicamente scozzesi.
Una lettura vivida che offre spaccati di vita comuni e meno comuni: i cambiamenti più significativi spesso si celano dietro alle circostanze ordinarie, e ciò che si preannuncia come una crisi insanabile può diventare principio di seconde possibilità.

Fonte dell’immagine: newtoncompton.com

A proposito di Duilia Giada Guarino

Il mio nome è Duilia e sono laureata in Filologia moderna. La mia vocazione più grande è la scrittura, in tutte le sue forme.

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