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Eroica Fenice

La violinista di Auschwitz: un romanzo di Ellie Midwood

La violinista di Auschwitz: un romanzo di Ellie Midwood

La violinista di Auschwitz è il nuovo romanzo di Ellie Midwood edito da Newton Compton.
Un romanzo storico che però ha molto da raccontare e che ha tanto da insegnare, in una lettura che si configura come avvincente ed interessante al tempo stesso; un libro che fa riflettere su ciò che stato, una “fetta” di storia dolorosa che non deve più ripetersi.

La trama

Ad Auschwitz ogni giorno è una durissima lotta per la sopravvivenza. Alma è la detenuta 50381, il numero tatuato sulla sua pelle. È rinchiusa con migliaia di altre donne, portata via dai suoi affetti, circondata da un filo spinato che non le lascia scampo. Una realtà estremamente lontana alla sua vita precedente. Era una violinista, incantava il suo pubblico con note melodiche e soavi che riempivano il cuore.
D’un tratto purtroppo la dura e terribile presa dell’Olocausto ha invaso l’Europa e nulla ha potuto salvarla. Quando la responsabile del campo femminile nomina Alma direttrice dell’orchestra, lei è tentata di rifiutare.
Poi accade qualcosa. Così… improvvisamente. Proprio come quella realtà terribile nella quale si trova rinchiusa da un giorno all’altro. Qualcosa scombussola ancor di più, la sua esistenza provata, e soprattutto privata di ogni identità”.

La violinista di Auschwitz: una storia straziante si fa spazio tra le pagine del romanzo

“Rasata come una pecora e identificata da un numero anziché da un nome”, si legge in un passo de La violinista di Auschwitz.
Eppure lei, Alma, appare sin da subito come un personaggio forte, caratteristica che rende ancor più avvincente il romanzo che ricordiamo, essendo di caratura storica, delinea i contorni di un preciso quanto drammatico momento storico.

La storia è straziante, lacera il cuore, e ancora oggi ci si chiede “perché”?! Perché tutto quell’orrore, quei massacri, quello spettro malvagio e senza senso alcuno.
È grazie a romanzi come questi che quella realtà spesso descritta dai libri di storia, riesce ad entrare dentro ogni persona, fino all’anima.
Si delinea, grazie alla narrazione precisa e quasi analitica, il profilo di una protagonista, Alma, che insegna  a cercare, e se possibile vedere, la bellezza anche tra le macerie.
Alma cattura l’attenzione, ciò che quotidianamente vive ed osserva, mette in subbuglio il cuore, avvicinandola fortemente al lettore.
Si legge di giornate scandite da una routine disarmante, pranzi e cene a base di “zuppa”, acqua sporca all’interno della quale i più “fortunati” trovavano una rapa marcia, poi silenzi improvvisamente squarciati da grida disarmanti, donne dagli occhi vuoti.
Le parole del romanzo rendono perfettamente l’immagine di tutto ciò, di quegli attimi infiniti che i protagonisti, per lo più donne, vivono e che infiammano il cuore dei lettori.

Accade che tutto ciò, la narrazione così vivida di particolari e attenzione alla descrizione di eventi e comportamenti, soprattutto femminili, entra dentro.
Quel blocco asettico e maledetto un giorno assunse un velo di normalità (se così la si può chiamare) quando improvvisamente Alma cominciò a suonare. Le donne non ancora costrette a letto le fecero spazio nel blocco 11, quello delle sperimentazioni, osservandola con timida dolcezza, con occhi smarriti ma pieni di speranza.
Sorridendo e piangendo allo stesso tempo; ma quel giorno, proprio lì, si era riaffacciata la speranza.
Alma suonò un valzer che regalò emozioni a tutte le donne presenti, col cuore colmo di nuovi pensieri, desiderose che tutto ciò un giorno potesse finire.

Probabilmente la grandezza del personaggio, Alma, prevaricante rispetto alla situazione drammatica in cui si trova, è perfettamente delineata dalle parole semplici che l’autrice ha scelto per questo romanzo.
Il libro si legge procedendo in modo scorrevole e facile, con un linguaggio non pretenzioso, scandito da attimi, silenzi, sogni, paura, timori e immagini raccapriccianti.

Sono parole rispettose. Parole vere e descrizioni accurate che confluiscono in un finale melodioso, degno di nota.
È come se le note del violino di Alma si succedessero una dopo l’altra, celandosi dietro a parole ricche di significato. Pungenti e taglienti, ma vere.

Il finale, per niente scontato, è tutto da scoprire; si può dire sicuramente diverso dal solito, qualcosa che riesce a proiettare la mente in un’altra dimensione.

 

Immagine in evidenza: www.newtoncompton.com

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