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Eroica Fenice

Trimurti

Trimurti, le tre divinità indù e il ciclo di nascita, crescita e distruzione

Trimurti e il ciclo cosmico di nascita, crescita e distruzione; le tre divinità della religione induista e il loro significato

Trimurti è un vocabolo di origine sanscrita, antica lingua indoeuropea dell’India, che vuol dire “il Dotato di tre aspetti” è indica la rappresentazione della triplice forma dell’Essere Supremo diviso tra Shiva, Bramha e Visnu.
Nonostante l’apparenza, la Trimurti non ha niente a che vedere con la Trinità cristiana essendo quest’ultima la ripartizione divisa della stessa divinità (Padre, Figlio e Spirito Santo sono un solo Dio con tre manifestazioni diverse).

La Religione induista, un culto nato con l’arrivo degli Indoarii dall’Asia Centrale

Il termine Induismo indica un’antica religione politeista diffusa in India ma anche in Pakistan, Nepal, Buthan e in alcune parti del Sud-Est asiatico nonché in Europa, Stati Uniti e Africa Orientale a causa di immigrazioni nello scorso secolo. Un credo antichissimo che risale all’arrivo di popoli nomadi dall’Asia centrale che giunsero nel sub-continente indiano nel III millennio a.C. Costoro, chiamati Indoarii, sottomisero i popoli locali e decisero di istituire un sistema di caste per evitare contatti con i conquistati, per poi evolversi nelle caste attuali che vanno dai Bramini (sacerdoti) fino ai Pariah (i fuori casta o “Intoccabili”).
Proprio in questa fase risale la stesura dei Veda, antichi libri religiosi scritti in Sanscrito, una lingua imparentata con il Latino, il Greco antico, il Gotico e il Celtico, per poi dare l’avvio alla nascita dell’attuale Induismo.

La Trimurti: Shiva, Visnù e Bramha

In tale religione si parla dell’esistenza di dèva ossia di divinità maschile e devi ossia divinità femminili. In questo ricco pantheon divino abbiamo un posto speciale per l’Essere supremo rappresentato dalla Trimurti. La prima divinità raggruppata nella Trimurti è Shiva (o Siva); si tratta, come affermato da Treccani, di un essere cosmico che “presiede all’incessante dinamica creazione-annientamento-rigenerazione, il cui ritmo è scandito dalla sua danza cosmica” ma anche un tranquillo asceta, due figure diverse che si fondono assieme:

“A dispetto di ciò, si dovrebbe evitare di vedere una contraddizione o un paradosso là dove un hindu vede soltanto un’opposizione secondo il senso indiano – opposti correlati che agiscono come identità interscambiabili in relazioni necessarie. Il contrasto fra il carattere ascetico e quello erotico nelle tradizioni e nelle mitologie di Śiva non è della specie “congiunzione degli opposti”, concetto col quale spesso si è fatta confusione. Ascetismo (tapas) e desiderio (kāma) non sono diametralmente opposti come possono esserlo bianco e nero, o caldo e freddo, dove la presenza completa di un aspetto esclude automaticamente l’altro. Essi sono, nei fatti, due forme di calore, essendo tapas il fuoco distruttivo o creativo che l’asceta genera dentro di sé, kāma il calore che viene dal desiderio. Sono forme strettamente connesse in termini umani, opposte in quel senso in cui possono esserlo amore e odio, ma non mutuamente escludibili.”

Queste sono le parole della studiosa Wendy Doniger nel suo volume Śiva – The Erotic Ascetic (1981). Proprio per questo forte connotazione erotica, il simbolo di Shiva è la Linga, una rappresentazione di un fallo, generatore di vita ma anche fonte di piacere (simboli del genere si ritrovano in altre culture indoeuropee come in quella greco-romana). La divinità è accompagnata da Nandi, il toro bianco simbolo di Amore, Rettitudine, Verità e Pace (rappresentate da ognuna delle zampe).

Segue Visnù, colui che rappresenta “il principio conservatore dell’esistenza ossia nascita, crescita e morte”. Sposato con Laksi, la dea della fortuna e della prosperità, il deva è accompagnato da simboli come la conchiglia, il loto e il disco.

Infine, ultimo ma pur sempre di grande importanza è il dio Bramha, colui che ha generato l’universo indù. Nonostante sia il creatore e il primo essere generato, costui non occupa un posto di rilievo nel culto induista.

Le tre divinità rappresentano tre diversi principi della cosmologia, Bramha è il “Creatore”, Visnù è il “Conservatore” mentre Shiva è il “Distruttore”.

Un ciclo cosmico che ha anticipato gli studi della fisica quantistica ?

Mentre nelle religioni abramitiche (Cristianesimo, Ebraismo e Islam) la storia del mondo è una storia lineare con un inizio e una fine ben stabilite, la cosmologia indù crede all’esistenza (così come per il buddismo ma anche per le religioni greco-romane) di “una ciclicità degli eventi” ossia momenti di distruzione e di rigenerazione del ciclo cosmico. Non esiste il concetto di fine del mondo poiché lo stesso mondo esiste “ab aeterno”.
Proprio per questo che molti studiosi indiani hanno accostato le credenze indù alle attuali conoscenze della fisica quantistica.

Nel 2004, il governo indiano ha donato al CERN di Ginevra una statua del dio che danza paragonando la divinità alle particelle subatomiche. Così Fritjof Capra ha parlato nel suo volume “Il Tao della Fisica” (1975) di una connessione tra l’immagine del deva indù e le conoscenze di fisica quantistica come riportato dal sito web Scienza e Conoscenza:

“La fisica moderna ha dimostrato che il ritmo della creazione e della distruzione non è solo palese nel ciclo delle stagioni, nella nascita e nella morte di tutte le creature viventi, è anche l’essenza stessa della materia inorganica [….] Per la fisica moderna, quindi, la danza di Shiva è la danza della materia subatomica”.

 

 

Fonte immagine di copertina: Flickr 

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