L’Antigone di Valeria Parrella | Recensione

L’Antigone di Valeria Parrella | Recensione

L’Antigone di Valeria Parrella è un libro del 2012 pubblicato da Einaudi, che rivisita il mito di Antigone in chiave moderna. Il tema principale, ed estremamente importante, che il libro affronta è quello dell’eutanasia, l’atto di porre fine alla vita di una persona con gravi condizioni fisiche in modo consensuale.

Il mito di Antigone

Antigone è sicuramente una delle figure più famose della tragedia antica, ma anche della tradizione letteraria e filosofica dall’epoca dell’Antica Grecia ad oggi. L’omonima tragedia mette in scena lo scontro tra legge divina e legge umana, tra coscienza e diritto, tra verità e giustizia, e in particolare la ribellione di una donna in un mondo in cui non aveva alcun diritto. Per secoli ci sono state riproduzioni e reinterpretazioni del personaggio di Antigone, in diverse epoche, culture e contesti sociali, ma il mito riesce sempre ad essere attuale e a riflettere i caratteri di ogni società e di ogni essere umano.

L’Antigone moderna

L’Antigone di Valeria Parrella parla di una donna dei nostri giorni, forte ed indipendente, che non ha paura di sfidare il Legislatore, simbolo dell’autorità e della tirannia. L’autrice mantiene la struttura: prologo, parodo, episodi, stasimi ed esodo, rendendo il libro una vera e propria opera teatrale. Anche ambientazione, personaggi e dinamiche sono gli stessi della tragedia di Sofocle, fatta eccezione per il fatto che, invece di lottare per seppellire suo fratello Polinice, questa Antigone lotta per staccare l‘alimentazione artificiale che da tredici anni mantiene in vita il fratello in coma. Lo fa perché lo ritiene un atto necessario di pietà, perché sostiene che una vita che non può essere condotta autonomamente è una vita priva di dignità, ma questo va contro le leggi del Legislatore, che con esse si vanta di proteggere la città. Così, dopo un’accesa discussione nella quale vengono messi a confronto due mondi e punti di vista differenti, Antigone viene condannata al carcere a vita. Come nel mito, sia Tiresia che Emone cercano di fermare il Legislatore e farlo ragionare, ma lui deve rispettare le sue stesse leggi, dare il buon esempio ai cittadini, deve dimostrare di essere forte e con un infallibile senso della giustizia. Antigone a questo punto si ritrova nella stessa situazione di suo fratello Polinice, con un’unica differenza: lei può scegliere. È dunque lasciando una lettera al suo amato Emone che Antigone si toglie la vita, con un gesto di rivolta e libertà.

L’eutanasia

Nell’Antigone di Valeria Parrella tutto è cambiato e al tempo stesso riportato con fedeltà, i personaggi, le dinamiche e la morale. Porta però un nuovo tema in scena, apparentemente lontano dall’originale eppure molto vicino: l’eutanasia e il suicidio. Per la sorella, Polinice è già morto, in quel sonno chimico in cui è costretto, per questo decide di liberarlo, di aiutarlo, di fargli un favore lasciandolo completamente andare dall’altra parte. Riguardo alla fine di Antigone, l’autrice non la condanna a morte come nella tragedia originale, ma all’ergastolo, ritenuto peggiore della morte stessa. Consequenzialmente, la morte è l’unico modo per fuggire dalla prigionia ed essere libera, come Antigone ha sempre desiderato.

L’Antigone di Valeria Parrella riesce a trasmettere le stesse emozioni e le stesse sensazioni della tragedia, seppur attualizzate e riferite a temi diversi e più moderni. La bellezza di questo mito rimane immutata ed è destinata a rimanere tale in qualsiasi forma.

Fonte immagine: Feltrinelli

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