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Eroica Fenice

l'estate fredda del maresciallo Fenoglio

L’estate fredda del maresciallo Fenoglio

Torna Gianrico Carofiglio con il romanzo L’estate fredda: lasciati i panni dell’avvocato Guido Guerrieri con La regola dell’equilibrio (Einaudi, 2014), lo scrittore riprende quelli del maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio che avevamo lasciato ne La mutevole verità (Einaudi, 2014).

Edito da Einaudi lo scorso 25 ottobre, L’estate fredda è ambientato – come le altre opere di Gianrico Carofiglio – a Bari, ma non nei tempi odierni, bensì nel 1992, anno in cui vengono uccisi i giudici Falcone e Borsellino.

Gli anni Novanta sono anni difficili: le guerre di mafia si svolgono dappertutto in Italia. A Bari il rapimento del figlio di un boss fa emergere nuove guerre di potere tra chi comandava prima e coloro che vogliono sottrarsi ai vecchi domini territoriali. E proprio di questa schiera fa parte un pentito che racconta della mafia pugliese, descrivendo accuratamente le modalità di affiliazione al sistema criminale. Una descrizione accurata e sistematica di omicidi, stragi e rapimenti che il lettore apprende sotto forma di verbali.

Traspare, come in tutti gli altri romanzi dello scrittore barese, la sua precedente esperienza come magistrato: il linguaggio tecnico  si immerge nella trama con naturalezza, così che il lettore possa comprendere gli elementi topici della storia anche attraverso i passaggi giuridici: questi diventano aspetti imprescindibili del romanzo, rendendolo originale e avvincente.

L’estate fredda di Fenoglio

Pietro Fenoglio, maresciallo piemontese trasferitosi a Bari, è in crisi: Serena, la sua compagna si è presa una pausa di riflessione dalla loro storia approfittando del fatto che andrà fuori città per gli esami di maturità. Fenoglio è quindi solo a Bari e, in un’estate senza ferie e per di più stranamente fredda per il capoluogo pugliese, si trova ad indagare sul sequestro del figlio di un famoso capo-clan. Il maresciallo non riesce a venirne capo perché commette l’errore iniziale di affidarsi ad una scala di valori che non ammette i “grigi” ma che vede la realtà  in maniera netta tra cosa è giusto e cosa non lo è. Solo quando la sua visione del mondo si amplierà, si dovrà, suo malgrado, confrontare con la complessità del mondo e scoprire che cercare la verità non è mai una cosa semplice, sia nel bene che nel male.

Ancora una volta, Carofiglio si confronta con la complessità del reale, dove il confine tra la giustizia e la criminalità è estremamente labile.
Interessante è soprattutto la riflessione su Falcone e Borsellino e su cosa significhi oggi essere “ligi al dovere”, per di più se si ricoprono cariche pubbliche, come magistrati e carabinieri. Quali compromessi risultano accettabili? E un fine di “giustizia” può davvero giustificarli?

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