Nata nel 1961 a Shillong, Arundhati Roy è una scrittrice, saggista e attivista che ha trasformato i suoi testi in uno spazio di denuncia, memoria e libertà. Parlare dei libri di Arundhati Roy significa avvicinarsi a una delle voci più riconoscibili della letteratura indiana contemporanea. Nei suoi testi intreccia storie private e ferite collettive, raccontando un’India attraversata da disuguaglianze sociali, conflitti politici e resistenze quotidiane. Tra i libri di Arundhati Roy, ce ne sono almeno tre che permettono di comprendere davvero il suo sguardo sul mondo e il modo in cui la scrittura, per lei, diventa un atto profondamente umano e politico.
Indice dei contenuti
Quali sono i libri di Arundhati Roy da leggere?
| Titolo | Anno | Tematica Principale |
|---|---|---|
| Il Dio delle piccole cose | 1997 | Caste, tradizioni sociali e dramma familiare nel sud dell’India. |
| Il ministero della suprema felicità | 2017 | Identità di genere (comunità Hijra) e conflitto del Kashmir. |
| Il mio rifugio e la mia tempesta | 2024 | Memoir sul legame con la madre e riflessione sull’attivismo. |
Libri di Arundhati Roy: Il Dio delle piccole cose e il romanzo che l’ha resa famosa

È impossibile parlare dei libri di Arundhati Roy senza menzionare Il Dio delle piccole cose, vincitore del Booker Prize. Pubblicato nel 1997, è il romanzo che l’ha resa famosa e che ancora oggi resta il suo testo più letto.
La trama de Il Dio delle piccole cose, uno dei libri di Arundhati Roy più letti
Alla fine degli anni Sessanta, nel sud dell’India, Ammu torna nella casa paterna con i suoi due figli dopo aver lasciato un marito violento e dipendente dall’alcol. È una scelta che la condanna a una condizione di marginalità poiché, nella società indiana, una donna divorziata non ha un ruolo riconosciuto né una possibilità di riscatto. La sua posizione diventa ancora più difficile quando si innamora di Velutha, un uomo appartenente alla casta degli intoccabili. Quel legame scatenerà una serie di conseguenze destinate a segnare per sempre la sua famiglia.
La vicenda è raccontata attraverso lo sguardo dei figli, Estha e Rahel, due bambini che osservano il mondo degli adulti subendone gli effetti più devastanti. Tra silenzi, piccoli gesti quotidiani, Il Dio delle piccole cose costruisce una storia in cui l’intimità familiare si intreccia con la denuncia di un sistema sociale oppressivo. Le «piccole cose» del titolo — eventi apparentemente insignificanti come un sorriso, un errore, un silenzio — diventano così il luogo in cui si riflettono verità più ampie, capaci di parlare non solo di un Paese, ma dell’esperienza umana nel suo complesso. Per approfondire la visione dell’autrice, è possibile consultare la biografia di Arundhati Roy su Britannica.
Il ministero della suprema felicità: uno dei libri di Arundhati Roy più politici

Il ministero della suprema felicità si apre con Anjum, nata biologicamente maschio col nome di Aftab, in una famiglia musulmana di Nuova Delhi. Fin da bambina sente di non appartenere al corpo e al ruolo che le sono stati assegnati e, crescendo, sceglie di lasciare la casa d’origine per vivere nella comunità hijra, persone che vivono ai margini della società indiana. Per un periodo Anjum trova in quella comunità una forma di pace, ma il mondo esterno continua a irrompere nella sua vita, con la sua violenza e le sue contraddizioni. Dopo aver assistito a un massacro dei musulmani del Gujarat, Anjum si allontana dalla città e si rifugia in un cimitero, dove costruisce una sorta di casa per chi non ha più un posto nel mondo. Intorno a lei iniziano a raccogliersi persone escluse, anime in cerca di un riparo.
Parallelamente, il romanzo segue la storia di Tilottama, detta Tilo, una donna indipendente, legata a tre uomini molto diversi tra loro. Uno di questi è Musa, coinvolto nella resistenza armata in Kashmir. Attraverso la loro relazione, Arundhati Roy porta il lettore nel cuore del conflitto kashmiro, raccontando la repressione militare, le sparizioni, la tortura e il peso insopportabile di una guerra che sembra non finire mai.
Il mio rifugio e la mia tempesta: uno dei libri più intimi

Il mio rifugio e la mia tempesta è un libro realizzato dopo la morte della madre, nel 2022, quando la scrittrice decide di rimettere insieme i suoi ricordi e parlare del legame che più di tutti ha segnato la sua vita. Questo libro è un tentativo di dare forma a un rapporto complesso, fatto di amore intenso, conflitti e somiglianze difficili da accettare. Arundhati Roy ripercorre la propria infanzia e adolescenza, raccontando di una madre forte, anticonformista, spesso in contrasto con le regole sociali dell’India del tempo. A diciotto anni sceglie di andarsene di casa, non come gesto di rifiuto, ma come modo per salvare quel legame, per non vederlo consumarsi nella convivenza forzata.
Il libro intreccia continuamente vita privata e storia collettiva. Ai ricordi familiari si affiancano gli anni della formazione, l’ingresso nel mondo della scrittura, le battaglie sociali ed ecologiche, fino al successo improvviso de Il Dio delle piccole cose. Un successo che non coincide con un periodo sereno, ma con una fase di grande instabilità personale, segnata dalla fine del matrimonio e da un clima politico indiano sempre più oppressivo.
Fonte immagini in evidenza e nel testo: Amazon

