L’opera di Leo Perutz, tra elementi storici e fantastici

opera di Leo Perutz

Nei romanzi di Leo Perutz, autore riscoperto in Italia grazie al catalogo Adelphi, la Storia è in rapporto con il fantastico. Le grandi epoche storiche analizzate rappresentano un mezzo attraverso il quale Perutz vuole descrivere l’altra faccia del razionalismo occidentale: la fantasia.

La storia come palcoscenico del fantastico

Neuhaus (1982) definisce Perutz un «mago della Storia». Nei suoi romanzi si inscena una battaglia per il potere che coinvolge vinti e vincitori, vittime e assassini. La Storia è passato, un passato che ritorna (tramite il ricordo) e che viene richiamato continuamente alla memoria. Non sempre, però, la Storia può essere richiamata: infatti, molto spesso, le figure protagoniste dell’opera di Leo Perutz, a causa del senso di colpa, perdono la loro identità e con essa la memoria. L’oblio diventa così la loro condanna.

La Storia è inoltre caratterizzata dal caso: il suo simbolo, nel romanzo Die dritte Kugel (La terza pallottola), ambientato nel Messico occupato dai conquistadores spagnoli, è la pallottola, che colpisce sempre il bersaglio sbagliato.

Elemento fantastico Manifestazione nell’opera (esempio)
La perdita di memoria (oblio) Il protagonista de “Il cavaliere svedese” perde il ricordo della sua vera identità.
Il caso e il destino Ne “La terza pallottola”, un proiettile destinato a Cortés colpisce un altro bersaglio.
Lo scambio d’identità (Rollenspiel) Ne “Il maestro del giudizio universale”, il confine tra le identità si fa labile e incerto.
La profezia e la premonizione Ne “Il Marchese di Bolibar”, una maledizione sembra guidare gli eventi verso un esito fatale.

I temi ricorrenti: colpa, oblio e sogno

Alla Storia è collegato il tema della colpa: i sentimenti di colpa vengono interpretati come principi produttori del fantastico, presente nell’opera di Leo Perutz per esempio anche attraverso il monologo interiore, il cui uso da parte dell’autore evidenzia la sua predilezione per un autore della sua epoca, come Schnitzler. Il monologo interiore mette in discussione la realtà degli avvenimenti, poiché si ha la presenza contemporanea del piano della realtà e di quello del sogno, e allo stesso tempo mette in evidenza la similitudine esistente tra il sogno e il passato. Questa tecnica rappresenta altresì la crisi interiore ed esistenziale dell’uomo e ha il compito di catalizzare tensione e fantasia.

Altro elemento da ricollegare al fantastico nell’opera di Leo Perutz è la concezione della vita come Rollenspiel (gioco di ruoli), che viene rappresentato dall’appropriazione, da parte dei protagonisti, di un’esistenza fittizia o dell’identità di un’altra persona (vedasi il motivo del sosia). Il Rollenspiel, oltre a far luce sulle convenzioni sociali, ha la funzione di porre il lettore sul piano fantastico dell’incertezza.

Tutto ciò che viene narrato nell’opera di Leo Perutz oscilla tra realtà e fantasia: spetta al lettore stabilire se ciò che ha letto è veramente accaduto o se è stato determinato da leggi estranee al nostro mondo. Poiché il lettore finisce per restare indeciso, viene affermato il principio dell’Unschlüssigkeit (irresolutezza) che per Todorov sta alla base della letteratura fantastica.

Dal punto di vista linguistico, l’elemento fantastico può essere ritrovato in espressioni ricorrenti, aventi a che fare con la profezia e le premonizioni: alcune frasi utilizzate dalle figure che rappresentano l’io narrante assumono un carattere premonitore, in quanto presuppongono l’avverarsi di qualcosa che molto spesso porta i protagonisti verso la loro fine, come accade ne Il Marchese di Bolibar, romanzo ambientato nella Spagna occupata dalle truppe napoleoniche, dove ancora una volta Storia e fantastico si mescolano.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 02/10/2025

 

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