Margaux Motin, vita da single ne La tettonica delle placche

Margaux Motin

Con La tettonica delle placche Margaux Motin racconta la propria vita da madre single trentacinquenne, con sprazzi di ironia.

Margaux Motin è una blogger e fumettista francese seguitissima in madrepatria. Laureata in arti plastiche ha raggiunto la notorietà grazie al suo blog, dove racconta la propria quotidianità con brevi storie a fumetti dal tono leggero e autocanzonatorio. Non è da meno il suo libro La Tettonica delle placche, pubblicato in Italia da BAO publishing e tradotto da Francesco Savino.

La Tettonica delle placche. L’allegra e caotica vita da madre single di Margaux Motin

«Dopo una rottura, si entra in una sorta di crisi adolescenziale in cui ci si affanna per ritrovare tutte quelle parti di sé sacrificate sull’altare della convenzione sociale conosciuta come “coppia”: la folle, la stupida, la sboccata, il genio creativo, la ribelle, l’anticristo della vita coniugale». Margaux Motin ci accoglie con questa frase all’interno del suo mondo, quello di una trentacinquenne madre single che si ritrova ad affrontare la fine di una relazione e ad accudire la propria figlia.

Ma per la nostra protagonista questa rottura è anche un’occasione per riprendere in mano le redini della propria vita, tutte le “parti di sé” che ha dovuto sopprimere durante la sua relazione. Ecco allora che riemerge il lato più colorato e se, vogliamo, più infantile di Margaux: l’abbigliamento eccentrico e sopra le righe che la fanno somigliare più a una ragazza quindicenne che a una donna,  il rapporto “disfunzionale” (ma affettuoso) tra madre e figlia con la prima che assume il ruolo della seconda e viceversa, le chiacchiere tra amiche che si concludono sempre con un’allegra sbronza e l’espressione più evidente del lato fanciullesco in piccoli dettagli che vanno dal corpo ricoperto di variopinti tatuaggi (come si vede fin dalla copertina del libro) all’entrata in scena di “Towanda”, l’alter-ego della protagonista eccentrico quanto lei stessa.

La tettonica delle placche. Rinascere con leggerezza

Ne La Tettonica delle placche Margaux Motin riprende quasi alla lettera la più nota tra le Lezioni Americane di Italo Calvino, quella sulla leggerezza che “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore“. Una leggerezza che certamente viene esagerata quando, ad esempio, la protagonista torna a casa dopo aver bevuto qualche bicchierino in più, ma che non è mai fine a se stessa. Infatti, come già ci ha avvertito la frase che apre questo vero e proprio diario, la donna compie un lento processo di riscoperta di sé, delle cose e delle persone che ama, in un momento traumatico come la fine di una storia d’amore durata anni. La rinascita, il cambiamento e la riscoperta della propria identità sono tematiche molto presenti all’interno dell’opera che, in piena regola con lo stile spensierato e ironico che la contraddistingue, non scade mai nel patetico e riesce a strappare al lettore un sano sorriso.

La Tettonica delle placche è quindi una graphic novel/un diario/un romanzo autobiografico (è difficile stabilire in quale genere rientri il libro!) rivolto a un pubblico femminile. In particolare a tutte quelle donne anticonformiste, tanto le “mature” quanto le più giovani, che si identificheranno senza troppa fatica in Margaux Motin e nel suo allegro e spensierato mondo la cui immediatezza è favorita dal tratto semplice dei disegni. A tal proposito un piccolo accenno va fatto alle polaroid che si ritrovano tra una pagina e l’altra, sulle quali l’autrice disegna i suoi personaggi colti in diversi momenti. Delle piccole opere d’arte.

Ciro Gianluigi Barbato

Fonte immagine copertina: Ufficio Stampa

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A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ha scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e da cinque anni scrive per "Eroica". Ama la letteratura, il cinema, l'arte, la musica, il teatro, i fumetti e le serie tv in ogni loro forma, accademica e nerd/pop. Si dice che preferisca dire ciò che pensa con la scrittura in luogo della voce, ma non si hanno prove a riguardo.

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