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Mario De Martino,“La Storia ha detto il falso” | Intervista

Abbiamo intervistato Mario De Martino, autore di “La Storia ha detto il falso”!

Mario De Martino, classe 1993, è attualmente insegnante di materie letterarie nei Licei, con una laurea in Filologia Moderna e specializzazione alla Scuola di Alta Formazione in Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico presso l’Università Federico II di Napoli. Il suo talento gli ha permesso facilmente di emergere nel panorama editoriale con numerose pubblicazioni di narrativa e saggistica.
Di recente è stato pubblicato il suo secondo saggio, ossia ‘’La Storia ha detto il falso’’, edito da Formamentis. Il libro segue ‘’L’Inchiesta: la Bibbia, la Chiesa, la Storia- Duemila anni di domande’’, ed è dunque il secondo volume di saggistica, nel quale, in particolare, l’autore si sofferma sulle “fake news’’, le mezze verità, dispensate dalla Storia, nel suo continuo processo di riscrittura da parte dell’uomo e di sottomissione agli interessi e alle necessità del momento.

Intervista all’autore

Sei un grande appassionato di narrativa e saggistica, due campi molto diversi. Cosa li compensa e cosa li separa?

In realtà la differenza è solo apparente: in entrambi i casi c’è alla base la necessità di raccontare storie. Narrativa e saggistica hanno le medesime finalità: coinvolgere il lettore. Chi legge ha bisogno di avere tra le mani un testo avvincente; se il libro in questione non lo fosse, sarà senz’altro abbandonato, indipendentemente dalla natura del suo contenuto.
Il pregio della saggistica divulgativa è quello di non dover sottostare al rigorismo dei manuali accademici: il tono può essere meno formale, senza però tralasciare l’accuratezza dei contenuti.

Nel tuo nuovo saggio sostieni come spesso la verità storica soccomba sotto il peso della tradizione e delle convenzioni che hanno dispensato e tramandato mezze verità sfruttando il loro potere di controllo delle masse. In particolare quali “fake news’’ ti soffermi ad analizzare?

Quelle che oggi chiamiamo fake news – un termine che potremmo definire “alla moda” – sono in realtà sempre esistite. Di balle ce ne hanno raccontate parecchie; se avessi voluto soffermarmi su ogni singola bufala, non solo avrei rischiato di produrre un testo prolisso e noiosissimo, ma avrei pure finito per trasformarlo in un catalogo di menzogne e falsi storici.
Ciò che invece ho provato a sottolineare col mio lavoro è che le bufale, ieri come oggi, sono prodotte per un uso concreto: legittimare le azioni del presente.
Il medioevo è il periodo che, più di ogni altro, ha prodotto un’immensa quantità di falsi. La mia indagine non poteva non partire da quell’epoca: regni inesistenti spacciati per veri; reperti archeologici creati ad arte; documenti spudoratamente inventati o falsificati… non ci si è fatto mancare niente. Il bello è che, se tali falsi fossero stati smascherati in tempo, forse la Storia avrebbe seguito corsi diversi.

Quali ritieni possano essere importanti strumenti per smascherare il falso ed arrivare ad una più esatta conoscenza del passato?

Ogni volta che si analizza una fonte scritta occorre necessariamente porsi delle domande: chi l’ha scritta? Perché? Come ci è pervenuta?
Capire chi è l’autore della fonte, quali sono stati i suoi trascorsi, è fondamentale per appurarne l’affidabilità; stabilire la ragione per la quale tale fonte è stata prodotta può aiutare a smascherare i falsi più eclatanti, quelli funzionali a una determinata causa; analizzare, infine, il modo in cui tali fonti sono giunte a noi può aiutare a ricostruirne la genesi. Spesso, infatti, possediamo solo copie di copie di antichi documenti. Possibile che, nel corso dei secoli, tali copie siano state eseguite solo e soltanto mediante l’osservazione rigorosa dei contenuti originari?

Il tuo libro mi fa un po’ pensare al romanzo 1984 di Orwell. “Chi controlla il passato, controlla il futuro, chi controlla il presente, controlla il passato”. Dopo tanti anni, dopo tanti Winston Smith che trovano prove e tentano di riscrivere la Storia in modo veritiero, quale pensi sia il modo per non soccombere?

Orwell non ha inventato niente. Una delle pratiche truffaldine che ci portiamo dietro dal medioevo è la riscrittura o la reinterpretazione di eventi della storia passata per trovare una legittimazione alle idee del presente. Sia chiaro, è una pratica antica e già ripetutamente testata, non un’invenzione contemporanea.
La Storia non è un insieme confuso di avvenimenti e date, ma il pilastro sul quale si poggia il nostro presente. Va imitata nei suoi aspetti migliori, guardata con sospetto nei suoi aspetti peggiori. Ma non bisogna mai cadere nell’errore di ritenerla assolutamente certa e immutabile: ogni avvenimento storico può essere studiato da diversi punti di vista, e troppo spesso nei libri di Storia ne troviamo soltanto uno. Che idea avete degli antichi Romani? Sarebbe interessante domandarlo ai Galli o ai Daci; Napoleone è stato un grande generale? Avreste dovuto chiederlo agli Inglesi.
Leggere la Storia senza pregiudizi di sorta è forse l’unico modo per non soccombere. Mi rendo conto, però, che spesso è fin troppo difficile.

Grazie, Mario De Martino!

Per acquistare il libro: qui.

 

Fonte immagine: http://www.mariodemartino.com/2019/09/novita-in-arrivo.html

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