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Neri Pozza presenta “Tredici canti” di Anna Marchitelli, la voce dei reclusi

“Tredici canti” di Anna Marchitelli, recensione del romanzo edito da Neri Pozza

Un viaggio tra le vite ingiustamente dimenticate quello di Anna Marchitelli in Tredici canti (12+1), nuovo libro edito dalla Neri Pozza della scrittrice napoletana e piccolo scrigno di preziosi racconti (qui la nostra recensione di Certe stanze per la Manni editori).

Si tratta di tredici storie, tra il vero e l’invenzione, ricavate dall’archivio tra circa sessantamila cartelle cliniche dell’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, una solitaria “fortezza” ormai nascosta dietro pochi filari di alberi nel bel mezzo della Calata Capodichino. A fargli da contorno alti muri di tufo che a loro volta nascondevano le atrocità del manicomio, dal 1874 fino al giorno della chiusura nel 1999 – quasi dieci anni dopo l’approvazione della legge Basaglia.

Il cosiddetto “manicomio moderno” nato nel 1793 con Philippe Pinel, spesso accreditato come il primo in Europa ad aver introdotto metodi più umani nel trattamento e nella possibile cura dei malati di mente, verrà nel 1978 chiuso per regolamentare l’organizzazione del trattamento sanitario anche per questi ospedali.

Ho preso un impegno con le donne e gli uomini reclusi in questo luogo” afferma l’autrice, “prestare la mia voce per sottrarli all’invisibilità in cui, ancora prima di morire, erano stati relegati”. E lo fa splendidamente, senza indugi, con intensità, lasciando intendere, per ogni storia, non solo il dolore e la sofferenza dei pazienti, ma anche la sensazione di emarginazione e desolazione in cui riversavano; i “pazzi”, i “matti”, schedati e dimenticati. Anna Marchitelli riesce a creare nel lettore un interrogativo importante per ognuno dei tredici racconti: se davvero l’isolamento forzato di ogni donna e uomo condannato a quella prigionia, fisica e purtroppo mentale, sia stata o meno necessaria.

Tredici canti edito da Neri Pozza, la voce dei reclusi tra realtà e creazione 

Tutte le tredici storie, con maestria e delicatezza, donando rispetto per ognuna di esse, sono raccontate dalla Marchitelli in prima persona, quando già la loro vita si è conclusa, donando ancora più pathos e bellezza alla narrazione: ad esempio quella del famoso matematico Renato Caccioppoli, allora docente, ammesso a 34 anni perché “neuropatico con tendenza all’eccentricità, alla melanconia e alla contraddizione, io che la contraddizione la usavo nei ragionamenti di logica” sottolinea con mestizia la voce dell’autrice – e quindi di Caccioppoli. O quella del pentito Gennaro Abbatemaggio: “sono stato camorrista e ho collaborato con la giustizia, ho accusato altri delinquenti e poi ho ritrattato, ho confuso le carte in tavola dicendo che mi ero sbagliato […], ho giocato d’azzardo senza mai esitare”.

Intensa è poi la storia di Mario Travia, recluso nel 1922 a soli vent’anni perché affetto da mutismo. Condannato ad una intera vita di sofferenze e a peggiorare psicologicamente sotto gli occhi della madre, che ha dedicato se stessa per permettere al figlio un destino migliore, ma impossibile da avverarsi: la psichiatria sociale, così come l’assistenza sanitaria di questi ospedali, non credeva nel processo riabilitativo né in un intervento terapeutico adeguato, bensì nell’accettazione di una presunta follia. Oppure quella della violinista Enrica Rogliano, ammessa per “psiconevrosi isterica”, ricoverata perché donna, perché artista e vittima come tante della guerra.

Quella di Anna Marchitelli per la Neri Pozza è infine una storia corale, che restituisce identità ed onore alla vita di questi dimenticati, e fa anche riflettere sulla possibilità che ancora tutt’oggi ci sia malasanità ed ingiustizia.

Ilaria Casertano


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