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Eroica Fenice

Nugae di Marika Addolorata Carolla: le piccole cose da non sottovalutare

“Nugae” di Marika Addolorata Carolla: le piccole cose da non sottovalutare

Vedono la luce su carta stampata per la prima volta nel dicembre 2016, nella collana “Gli emersi” della Aletti Editore, ma nascono molto tempo prima dall’esigenza di esprimere se stessi, nella versione più vera possibile: sono i versi della raccolta di poesie Nugae di Marika Addolorata Carolla.

Immediatamente la memoria corre ai banchi di scuola, alle Nugae (dal latino, letteralmente “cosucce”) di Catullo, le sue ”cose da poco” che la letteratura non ha mai sminuito. Sono poesiole che parlano d’amore, del fascino di Lesbia e della passione per la vita. Sono sciocchezze dal valore inestimabile. Sono i dettagli che mettiamo a tacere. Così le Nugae di Marika Addolorata Carolla.

Marika Addolorata Carolla e le Nugae in cui riconoscersi

“Credo nel sentire e dare importanza

a quella voce che arde nel mio cuore

che mi spinge a lottare

a dirmi che non è mai troppo tardi.

Non posso fermarmi,

permettere la caduta sarebbe la fine.”

Recitano i primi versi della poesia Di notte, svelando la tensione a cui la penna dell’autrice gira intorno. La beneventana Marika Addolorata Carolla è nata nel 1995, ancora una studentessa universitaria e già costruttrice del suo futuro: tra la timidezza delle prime volte e lo sguardo agli anni che verranno, queste Nugae sono la voglia di crescere e la paura di non essere all’altezza, sono lo stupore delle cose nuove e l’abitudine alle cose belle.

“Non rubare nulla se non sei capace di restituire”, recita il componimento dal titolo che parla da sé: Amore. Una poesia che è anche preghiera di chi cerca il suo equilibro e lo trova nel più antico dei sentimenti: tra le “cosucce” con cui entriamo in contatto ogni giorno, i cuori degli altri occupano il primo posto. Il cuore è l’occhio con cui scandiamo i colori di ogni cosa, è il filtro di cui aver cura, è la piazza in cui si scambia il male e il bene. L’amore è il filo conduttore della vita, men che meno lo è di queste poesie. Che sia nascosto dallo sconforto, vestito di malinconia, ferito dalla cruda realtà dei nostri tempi in cui sembra che lo spazio riservato ai sogni sia ora occupato dalla fretta dell’apparire, l’amore è una costante ricerca. L’amore ci ricorda che al mondo non si sta mai troppo stretti per sognare.

Tra le incertezze del presente e le insicurezze del futuro, Marika dà voce al silenzio a cui i vent’anni condannano i dubbi e i perché. Come esorcizzare le ansie dei primi passi nel mondo se non scrivendone, se non trasformandole in poesia? E come negare che sia proprio l’essere donna, l’essere giovane ed empatica, il canale da percorrere per arrivare a creare poesia?

 “Eppure in questo cumulo di “Non”

qualcosa riesce

a far resistere ciascun individuo alla quotidianità.

È un sentimento cieco, forte,

alle volte doloroso, difficile da gestire.

È la ninfa vitale

si chiama: Amore.“

Così si chiude Voglia di un senso, la poesia che a sua volta conclude la raccolta e insieme il cammino che il lettore ha percorso con Marika attraverso le sue parole. Arrivano e arriveranno nella vita di ognuno momenti di stallo e di buio, momenti in cui la vita sembrerà un vicolo cieco e la felicità soltanto una stella, ma c’è speranza. C’è speranza in queste parole, c’è speranza nella vitalità delle cose, c’è speranza nella consapevolezza che in un itinerario di cui non ci è dato conoscere la meta, è il viaggio la chiave che apre la porta.

Le parole di Marika sono parole in cui riconoscersi, in cui trovare qualcuno che possa farvi compagnia durante la corsa. Alla fine, non è forse il talento della poesia, quello di capire senza poter essere spiegata?