Pasolini: il fantasma dell’origine, la presentazione del libro di Recalcati

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Pasolini: il fantasma dell’origine, la presentazione del libro di Massimo Recalcati dedicato al noto intellettuale anticonformista

Il 5 marzo del 2022 si è celebrato il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini; l’intellettuale anticonformista dell’Italia post-bellica autore di poesie, romanzi, articolo di giornale e film acclamati dalla critica. Dalle Poesie a Casarsa, Le ceneri di Gramsci e l’usignolo della Chiesa cattolica ai romanzi Ragazzi di vita, Una vita violenta e Petrolio e di pellicole come Uccellacci e uccellini, Porcile, Il vangelo secondo Matteo, la Trilogia della vita (Il Decameron, I Racconti di Canterbury e Il Fiore delle Mille e una notte) e Salò o le 120 giornate di Sodoma. 

Massimo Recalcati, psicoanalista e accademico italiano, ha presentato un libro dedicato all’intellettuale, dal titolo Pasolini: il fantasma dell’origine, sabato 12 marzo alla Feltrinelli di piazza Dei Martiri a Napoli. 

La minaccia di un nuovo fascismo dal mondo degli oggetti

In primis, l’autore del libro (edito da Feltrinelli Editori) ha indagato la psiche Pasolini per poi affrontare il tema del nuovo fascismo. Si tratta di un “fascismo diverso dal modello politico di Mussolini” e conciliabile con quello emergente nell’Italia post-bellica del boom economico:

[…] Oggi voglio mettere in luce quelli che mi sembrano i punti più essenziali della lezione di Pasolini. Il primo punto riguarda, diciamo così, il Pasolini come lettore della fenomenologia del potere, la tesi di Pasolini molto nota, che voglio riprendere così nella sua essenzialità, è che noi siamo, noi Italiani, noi Europei, noi Occidentali,  stati messi di fronte (a partire dagli anni Sessanta, per noi il boom economico, il grande processo di industrializzazione e di affermazione del del neo-capitalismo liberale etc..,) ad una vera e propria mutazione antropologica; ma questa mutazione antropologica […] è l’esito di una metamorfosi del potere. Quando Pasolini dice questo siamo soprattutto a fine degli anni Sessanta e primi anni Settanta. Pasolini collabora con il Corriere della Sera, [..]  e [in] tutti questi articoli [..] emerge la diagnosi del potere che mette Pasolini allo stesso livello di altri due grandi pensatori che in quegli anni interrogano lo statuto del potere che sono Foucault e Lacan. E’ a questo livello che Pasolini si deve situare e qual è la sua tesi più significativa ? E’ che esiste [..] un nuovo fascismo. Questo nuovo fascismo si deve decodificare come un tecno-fascismo; questo tecno-fascismo non ha nulla a che fare con il fascismo che abbiamo conosciuto (che il nostro paese ha conosciuto nel ventennio mussoliniano) perché tra il fascismo storico-mussoliniano e il tecno-fascismo accade una metamorfosi. Il fascismo mussoliniano, secondo Pasolini, si caratterizza per un esercizio del potere dall’alto verso il basso, verticale ma, diciamo così, il suo regime autoritario resta […] monumentale, cioè non scalfisce, resta sulla superficie, resta sull’immagine del potere; potere tirannico e autoritario (dall’alto verso il basso), potere […] che decide sulla vita e sulla morte ma che […] non incide sulla vita in quanto tale, che l’uomo è in grado di dare forma, trasformare, fabbricare, la vita. Invece il nuovo tecno-fascismo è un potere che da forma alla vita, che trasforma la nostra vita. Il fascismo agisce sulla nostra vita come una sorta di […] forza esterna che non intacca la nostra vita; diversamente il tecno-fascismo agisce sulla nostra vita, da dentro si potrebbe dire per usare una topologia un po’ ingenua, da dentro la nostra vita trasformandola, introducendo una mutazione antropologica della nostra vita, fabbrica le nostre vite. Il fascismo storico non ha fabbricato le nostre vite, le ha represse, ha agito attraverso la forma della repressione, in un azione verticale invece il tecno-fascismo si diffonde in modo pervasivo secondo un’orizzontalità. [….]  Pasolini aggiunge: “Un nuovo potere trasforma le nostre vite, le cambia dall’interno facendo in modo che noi da sudditi del vecchio potere fascista diventassimo consumatori del nuovo fascismo”.  Questo passaggio da suddito a consumatore è, secondo Pasolini, la cifra fondamentale del nuovo fascismo […]

Il nuovo potere, ossia il tecno-fascismo, passa attraverso l’inganno e l’illusione degli oggetti del mercato, delle merci che ″il mercato in espansione del neocapitalismo mette a disposizione illimitata e […] attraverso la televisione”.

La scomparsa delle lucciole; Pasolini denuncia la desacralizzazione della vita

Riprendendo le tesi di Freud e di Lacan, Recalcati ha espresso la nuova tesi sugli oggetti della società dei consumi:

[…] l’offerta illimitata di oggetti che non sono finalizzati a colmare dei bisogni. L’oggetto-gadget. come Lancan lo interpreta al cuore del discorso capitalista. Non è finalizzato a colmare un bisogno, potremmo dire che non è nemmeno finalizzato a colmare la mancanza del desiderio ma è piuttosto finalizzato a  elettrizzare, rendere compulsa la domanda attraverso l’offerta di oggetti  […]. La merce l’oggetto non ha più quella finalità di colmare una mancanza ma di produrre delle pseudo-mancanze che man mano vengo noi che tengono il livello di iperattività […] allora parla di genocidio, parla di tragedia, parla di mutazione antropologica, parla di cataclisma, parla di catastrofe, come dire esiste un nichilismo immanente al discorso del capitalista cioè alla società dei consumi che, [..], appunto desacralizza la vita Pasolini, per certi versi va più avanti di Lacan perché entra nel dettaglio […] delle pieghe e nel discorso capitalista. Mentre Lacan si limita a dare una rappresentazione dall’alto, Pasolini entra nelle pieghe, per esempio mostra [..]  questo neo-totalitarismo dell’oggetto è la desacralizzazione della vita, la demitizzazione della vita. […] cioè la vita che per Pasolini, materialista e cristiano allo stesso tempo, marxista e cristiano nello stesso tempo, ateo e cristiano nello stesso tempo; la vita in quanto tale è un miracolo e il discorso del capitalista distrugge la vita, l’evento della vita come miracoli che non dobbiamo essere se non riguardo il Vangelo secondo Matteo per dare una citazione tra le tante che potrei dare che non riguarda l’esistenza di un mondo dietro al mondo o di un mondo al di là del mondo. La religiosità di Pasolini è una religiosità che investe il mondo, il miracolo è dappertutto: è in un filo d’erba, è nell’alba, è in un tramonto, è nel mare ma la dimensione miracolosa della vita, cioè sacra della vita viene [….] coperta dall’impero della tecnica, per usare un altro riferimento ad un altro autore che pensa alle stesse cose negli stessi anni di Lancan era Heidegger, la tecnica che è senza pensiero riduce il mondo [..] ad una risorsa [..]

Lo psicoanalista ha citato un articolo dello stesso Pasolini La scomparsa delle lucciole. Alla domanda sul perché questi insetti siano scomparsi dalle aree verdi vicine alle città; l’intellettuale bolognese addossa la colpa alle nuove luci della civiltà industriale, tra cui la televisione, che hanno desacralizzato la vita dell’uomo.

 

Fonte immagine: Pixabay.

A proposito di Salvatore Iaconis

Laureato in Lettere Moderne presso l'Universitá Federico II di Napoli il 23 febbraio 2022 e giornalista iscritto all'ordine regionale dal 26 gennaio 2021. Grande amante della lettura dai classici della tradizione fino ai best-sellers più recenti, appassionato di cinema in tutte le sue forme nonché di teatro, storia, arte e filosofia.

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