Pif e Marco Lillo presentano Io posso a Ricomincio dai Libri 2021

Io posso Pif

Chiudono la rassegna Ricomincio dai Libri 2021 Pif e Marco Lillo con la presentazione di Io posso: due donne sole contro la mafia. 

L’ultima presentazione dell’edizione 2021 della kermesse letteraria Ricomincio dai Libri, con la direzione artistica di Lorenzo Marone, è quella dell’ultima pubblicazione di Pif e Marco Lillo, Io posso: due donne sole contro la mafia, edito Feltrinelli, nello Spazio Principe della Galleria Principe di Napoli. L’evento è stata la miglior conclusione possibile per un’edizione della fiera più che riuscita, ricca di grandi ospiti e con un’ottima partecipazione di pubblico.

Il libro, scritto a quattro mani, racconta le vicende giudiziarie trentennali che hanno visto protagoniste due donne sarde a Palermo, Maria Rosa e Savina Pilliu, che hanno combattuto sole contro la mafia. L’attenzione è da porre sull’aggettivo “sole“: nel profondo sud, donne anziane e senza l’appoggio di un uomo in un contesto ancora patriarcale, ma soprattutto senza l’appoggio dello Stato, che soltanto dopo trent’anni ha riconosciuto loro lo status di vittime di mafia, Maria Rosa e Savina hanno scelto di non piegarsi mai alle richieste dell’anti-Stato, perché non debba mai più essere la mafia a dire “Io posso”, come potere indiscusso, ma soltanto lo Stato: “Io posso, e tu no, perché io sono lo Stato, e tu no.” come spiegano gli autori sul palco, rovesciando quello che è un mantra a Palermo e in tutti i luoghi dov’è fortemente radicata la criminalità organizzata, senza che, tuttavia, ciò comporti una sollevazione popolare, un gesto forte da parte dei cittadini e, quel che è ancora più grave, dalle istituzioni, che spesso, come nella vicenda narrata nel libro, sono assenti se non colpevoli di abbandonare i (pochi) cittadini che hanno il coraggio di dire basta e denunciare.
Pochi, si diceva. Certamente per paura o per omertà, ma anche perché, come spiega Pif col tono tra il serio e il faceto che lo contraddistingue, “è più faticoso coinvolgere chi vive in un bel posto, che si affaccia e vede il mare, e non il cielo grigio. La Sicilia, la Campania, sono luoghi meravigliosi. Se vivessimo in posti meno belli, forse ci applicheremmo di più, ci batteremmo di più. Ciò che ci frega è pensare ‘qui, tutto sommato, si sta bene comunque’ “. Il potere consolatorio della bellezza che rende tollerabile tutto, anche i soprusi della malavita. Conosciamo bene questo potere, o lo conoscono tutti quelli che, quando si parla della Camorra che affligge la città di Napoli, rispondono “però qui abbiamo il sole ed il mare.”

Maria Rosa e Savina non si consolano col sole e col mare, ma cercano addirittura l’aiuto di Paolo Borsellino. Un costruttore legato alla mafia danneggia la loro casa per edificare un palazzo più grande e le due donne cercano l’aiuto dello Stato, aiuto che otterranno soltanto dopo trent’anni, con notevole e colpevole ritardo. Lo Stato riconosce loro, finalmente, un compenso per i danni, che tuttavia nessuno pagherà mai perché al costruttore è stato sequestrato ogni bene perché condannato a causa dei suoi rapporti con la mafia. Di quella somma, che le donne non riceveranno mai, l’Agenzia delle Entrate chiede il 3 per cento: l’ultima beffa della sorte che sembra accanirsi su due povere donne colpevoli di non aver abbassato la testa. Pif e Marco Lillo rinunciano ai propri guadagni per mettere insieme questa somma e aiutare Maria Rosa, la sorella superstite, a pagare questa somma. Il ricavo della vendita del libro ha questo scopo. 
“Borsellino sapeva già di dover morire, di avere i giorni contati, dopo la morte di Falcone. Se Borsellino trovò il tempo di ascoltare queste due donne, io e te dobbiamo trovare il tempo di scrivere questo libro.” racconta Marco Lillo a proposito della genesi del libro scritto a quattro mani con Pif. E tutti noi dobbiamo trovare il tempo di acquistarlo e leggerlo.

Noi due abbiamo raccontato la storia, noi tutti, con l’acquisto del libro, possiamo cambiare il finale.” conclude Pif. Non possiamo che augurarci che questo appello non resti inascoltato, che questa storia diventi un esempio di resistenza attiva, perché “se lo Stato fatto dalle istituzioni non funziona, o lo fa in ritardo, dobbiamo ricordarci che anche noi cittadini siamo lo Stato” (Pif). 

Chi è Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

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