Conrad Ferdinand Meyer è stato un poeta svizzero attivo nella seconda metà dell’Ottocento, esponente del movimento artistico letterario noto come Realismo poetico. Nato a Zurigo nel 1825, la sua vita è tristemente segnata dalla morte del padre, che lo porta a una crisi esistenziale e depressiva tale da essere ricoverato in una clinica psichiatrica. Dopo una giovinezza tempestuosa, trova rifugio nell’arte e nella scrittura alla soglia dei quarant’anni, cominciando a produrre racconti e liriche. Le poesie di Conrad Ferdinand Meyer sono state apprezzate dalla critica europea per la sua attinenza con il reale, grazie alle descrizioni verosimili e dettagliate. In un’epoca in cui il mondo guarda con stupore il progresso tecnologico della Rivoluzione industriale, il poeta sceglie di raccontare il passato: scopriamo, dunque, le tre poesie più belle, contenute nella raccolta principale Gedichte del 1882.
Le poesie più importanti di Conrad Ferdinand Meyer
| Titolo della poesia | Tematica principale | Concetto chiave |
|---|---|---|
| La fontana romana | Contrasto tra passato e presente | Poesia-oggetto (Dinggedicht) |
| Due vele | Metafora dei rapporti umani | Armonia e distanza |
| Il coro dei morti | Legame tra generazioni e storia | Continuità dell’umanità |
Indice dei contenuti
1. La fontana romana – il contrasto tra passato e presente

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Aufsteigt der Strahl und fallend gießt Er voll der Marmorschale Rund, Die, sich verschleiernd, überfließt In einer zweiten Schale Grund; Die zweite gibt, sie wird zu reich, Der dritten wallend ihre Flut, Und jede nimmt und gibt zugleich Und strömt und ruht. |
Sale lo zampillo e ricadendo colma il tondo della vasca marmorea, che, velandosi, trabocca nel fondo d’una seconda vasca; la seconda dà, facendosi troppo ricca, alla terza il fluttuare della sua onda, e ognuna prende e dona insieme e scorre e riposa. |
Questa è, tra le poesie di Conrad Ferdinand Meyer, la più famosa e apprezzata dalla critica: pubblicata nel 1882, è un esempio di poesia-oggetto, in cui l’autore omette qualsiasi riferimento a emozioni e sentimenti per concentrarsi sull’oggetto d’interesse. In questo caso, viene analizzato il movimento dell’acqua di una fontana romana: la bellezza del brano è data dalla fluidità che si contrappone alla staticità della storia. In questo modo viene dato al passato un senso di immortalità, mostrando rispetto per la cultura romana e, in senso esteso, per il Classicismo. Per la stesura di questo testo l’autore è stato fortemente severo: sono pervenute, infatti, oltre cinque versioni abbozzate, segno dell’impegno artistico e della ricerca del realismo.
2. Due vele – una metafora dei rapporti umani

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Zwei Segel erhellend Die tiefblaue Bucht! Zwei Segel sich schwellend Zu ruhiger Flucht! Wie eins in dem andern Sich spiegelt und gleicht, Wie beide sie wandern Am Ufer so leicht! Sie fassen den Wind Mit derselben Lust Und wohnen geschwind An derselben Brust. |
Due vele rischiarano la baia blu profondo! Due vele si gonfiano in una fuga calma! Come l’una nell’altra si specchia e si somiglia, come entrambe sfilano lungo la riva così leggere! Afferrano il vento con la stessa gioia e dimorano rapide sul medesimo petto. |
In quest’occasione, Meyer analizza con elegante delicatezza il complesso tema delle relazioni umane attraverso il paragone con due vele che si avvicinano senza mai toccarsi. Questo componimento riflette sull’armonia umana e naturale, con rimandi al crepuscolo, al mare e al vento che compongono un quadro somigliante al Romanticismo. Questa poesia è la dimostrazione che, per parlare di umanità, non è necessario mostrare sentimenti o emozioni: con una descrizione verosimile si aprono porte a riflessioni senza tempo. Lo schema rimico fisso contribuisce, infine, a creare un ritmo sinuoso e armonico come le onde del mare.
3. Il coro dei morti – la storia nelle poesie di Conrad Ferdinand Meyer
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Wir Toten, wir Toten sind größere Heere Als ihr auf dem Lande, als ihr auf dem Meere! Wir pflügten das Feld mit dem sinkenden Schar, Bevor euch das Licht noch geboren war. Was wir mit dem Blute der Herzen gebaut, Das habt ihr geerbt und neu euch vertraut. Und was wir am Sinnen und Wirken getan, Daran knüpft ihr emsig den eigenen Plan. Wir schauen noch immer durch menschliche Nacht Und halten auf eure Geschlechter die Wacht. Wir sind noch verschlungen in eure Wurzeln, Wir wohnen im Leben und binden euch ein! |
Noi morti, noi morti siamo schiere più grandi di voi sulla terra, di voi sui mari! Abbiamo arato il campo col vomere che affonda, prima ancora che per voi nascesse la luce. Ciò che abbiamo edificato col sangue dei cuori, voi l’avete ereditato e a voi stessi affidato. E ciò che nel pensiero e nell’opera abbiamo compiuto, a quello intrecciate solerti il vostro disegno. Noi guardiamo ancora attraverso la notte umana e vegliamo sulle vostre stirpi. Siamo ancora intrecciati alle vostre radici, dimoriamo nella vita e vi teniamo legati! |
Con questa poesia Meyer propone un punto di vista originale, immaginando una schiera di morti che comunica ai vivi. Il tono e il ritmo dell’enunciazione è afferibile a quello di un imperativo che nasce dalla necessità di far emergere il legame del presente con la storia. La continuità dell’umanità e il suo lascito sono l’elemento cardine del testo: viene così ricordato che, nella vita, bisogna sempre commemorare e ricordare coloro che non ci sono più. L’appartenenza collettiva alla storia è sancita, infatti, da elementi risuonanti come le ripetizioni del noi e degli aggettivi possessivi, che identificano una parte per il tutto.
Queste tre poesie di Conrad Ferdinand Meyer riescono nell’ardua impresa artistica di dare dignità al passato, con elementi dettagliati e solenni che rimandano al Classicismo e al legame indistruttibile fra passato e presente.
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