Poesie di Juan Ramón Jiménez: 4 per capire le sue fasi

Poesie di Juan Ramon Jimenez: 4 per capire le sue fasi

Juan Ramón Jiménez è considerato uno dei principali esponenti del movimento artistico e letterario spagnolo del Novecentismo, che si sviluppa tra il 1910 e il 1930. La parola fu usata per la prima volta dallo scrittore catalano Eugenio d’Ors. Le poesie di Juan Ramón Jiménez si evolvono insieme all’autore e vedono varie fasi, e in quella iniziale si accostano maggiormente allo stile tipicamente modernista, con l’influenza di poeti come Antonio Machado.

Il Novecentismo si allontana da ogni forma di estetismo e sentimentalismo. Al suo posto, subentra invece un certo intellettualismo, anche per l’influenza delle teorie freudiane. Soprattutto nella seconda fase delle poesie di Juan Ramón Jiménez, si può notare una continua riflessione sulla parola, sullo studio della poesia e sul concetto di identità, con uno stile che diventa sempre più essenziale.

Le poesie di Juan Ramón Jiménez in sintesi

Per una visione d’insieme, ecco una tabella che riassume i quattro componimenti analizzati, evidenziando la loro fase poetica e il tema centrale.

Poesia / Raccolta Fase poetica / tema centrale
Da “La Soledad sonora” / La soledad sonora (1911) Prima fase (Modernista): Intimismo e dialogo simbolico con la natura per esplorare il proprio io.
El viaje definitivo / Poemas agrestes (1911) Prima fase (Modernista): Riflessione sulla morte e sulla permanenza del mondo dopo la fine dell’individuo.
Soledad / Diario de un poeta recién casado (1917) Seconda fase (Intellettuale): Il mare come metafora del pensiero e della coscienza, esplorazione dell’identità.
Intelijencia / Eternidades (1918) Seconda fase (Poesia Pura): Invocazione per una poesia nuda ed essenziale, dove la parola coincide con la cosa.

Le fasi poetiche e l’evoluzione dei suoi componimenti

La produzione del poeta, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1956, può essere suddivisa in diverse fasi, ognuna con uno stile e temi distintivi.

1. Da “La Soledad sonora”

Appartenente alla raccolta La soledad sonora (1911), questa poesia è un chiaro esempio della prima fase modernista di Jiménez. L’autore proietta il proprio stato d’animo sull’ “uccello errante”, utilizzando un dialogo simbolico per interrogarsi sulla propria tristezza e solitudine. La natura lussureggiante e malinconica diventa lo specchio di un’interiorità inquieta, ancora legata all’estetica sentimentalista ma già protesa verso l’autoanalisi.

«Uccello errante e lirico, che in questa fiorente
Solitudine della domenica, vagli per i miei giardini,
Dall’albero all’erba, dall’erba alla fonte
Piene di foglie d’oro e caduti gelsomini
Cosa dice la tua voce debole al sole della sera
che sogna dolcemente dalle vetrate?
Sei, come me, triste, solitario, codardo,
Fratello del silenzio e della malinconia?
Hai un’illusione da cantare all’oblio?
Una nostalgia eterna da mandare al tramonto?
Un cuore senza nessuno, tremolante, vestito
Di foglie secche, di oro, di gelsomini e di raso?»

2. El viaje definitivo

Tratta dalla raccolta Poemas agrestes (1911), questa poesia segna un punto di riflessione profonda all’interno della sua prima fase. Il tema è la morte, “il viaggio definitivo”, e la consapevolezza che il mondo continuerà a esistere immutato. La ripetizione del verso “E resteranno gli uccelli a cantare” sottolinea il contrasto tra la caducità dell’esistenza individuale e l’eternità indifferente della natura.

«…E me ne andrò.
E resteranno gli uccelli a cantare:
e resterà l’orto,
col suo albero verde
e col suo pozzo bianco.

Ogni sera
il cielo sarà azzurro e placido:
e suoneranno, come questa sera,
le campane del campanile.

Moriranno quelli che m’amarono,
e la gente si rinnoverà ogni anno:
e in quell’angolo del mio orto
fiorito e incalcinato
il mio spirito errerà, nostalgico.

E me ne andrò: e sarò solo, senza focolare,
senza albero verde, senza pozzo bianco,
senza cielo azzurro e placido…

E resteranno gli uccelli a cantare.»

3. Soledad (da “Diario de un poeta recién casado”)

Composta nel 1916 e pubblicata nel Diario de un poeta recién casado (1917), questa poesia segna una svolta decisiva verso la seconda fase, più intellettuale. Il mare diventa il simbolo della coscienza e del pensiero: un’entità in perenne movimento, frammentata e sola, che si conosce e si dimentica costantemente. È una metafora potente della condizione umana e della ricerca dell’identità.

«In te sei tutto, mare, e tuttavia
come sei senza te,
solo, e lontano, sempre, da te stesso!
Aperto in mille ferite, ogni istante,
come la fronte mia,
van le tue onde, come i miei pensieri,
vengono, vanno e vengono,
baciandosi, lasciandosi,
in un eterno conoscersi,
mare, e dimenticarsi.
Sei tu, ma non lo sai,
batte il tuo cuore in te ma non lo sente…
Che colmo di solitudine, mare solo!»

4. Intelijencia (da “Eternidades”)

Inclusa nella raccolta Eternidades (1918), questa poesia è il manifesto della “poesia pura” di Jiménez. È un’invocazione diretta all’intelligenza affinché gli fornisca “il nome esatto delle cose”. L’obiettivo è spogliare la parola da ogni ornamento per farla coincidere con l’essenza della realtà. Il poeta diventa un mediatore che permette agli altri di accedere alla verità delle cose attraverso un linguaggio puro.

«Intelligenza, dammi
il nome esatto delle cose!
….La mia parola sia
la cosa stessa,
creata dalla mia anima di nuovo.
Per mezzo di me vadano tutti
quelli che non le conoscono, alle cose;
per mezzo di me vadano tutti
quelli che le dimenticano alle cose;
per mezzo di me vadano tutti
quelli che le amano, alle cose…
Intelligenza, dammi
il nome esatto, e tuo,
e suo, e mio, delle cose!»

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia commons

Articolo aggiornato il: 28/08/2025

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