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Eroica Fenice

Roberto Bracco, un drammaturgo ingiustamente condannato all'oblio

Roberto Bracco, un drammaturgo ingiustamente condannato all’oblio

I ‘grandi’ della letteratura italiana e internazionale sono ampiamente conosciuti, vuoi anche solo per la notorietà del nome, si pensi a Dario Fo, De Filippo, Villani, Goldoni, Serao (solo per citarne alcuni).

Roberto Bracco, un drammaturgo nell’oblio

A cavallo tra l’800 e il 900 troviamo Roberto Bracco, il cui nome appare sconosciuto ai più, pena la quasi totale assenza sui libri scolastici. Eppure Bracco è stato uno dei drammaturghi più importanti nel panorama, non soltanto italiano, ma anche internazionale. La sua unica colpa è stata quella di aver vissuto nel periodo dell’Italia fascista e di non aver abbracciato il pensiero, la politica, la società di quel tempo, condannando se stesso all’oblio.

Il «caso Bracco», il saggio di Francesco Soverina

Lo scrittore Francesco Soverina, attraverso il saggio Il «caso Bracco». Una ferita non sanata, ha voluto «rendere ‘giustizia’ ad un esponente rilevante della cultura italiana tra ‘800 e ‘900 che ha saputo unire a un indubbio talento letterario e teatrale il coraggio civile del rifiuto inflessibile di ogni forma di violenza e sopraffazione». Il volume è stato pubblicato il mese scorso dalla casa editrice Alessandro Polidoro, che ha in programma un progetto culturale per rendere omaggio alle opere di Roberto Bracco, partendo dal suo ultimo lavoro: I pazziche fu sottoposto a censura preventiva (come rende noto Leopoldo Zurlo, censore unico dal 1931 al 1943) dietro sollecitazione di Nicola De Pirro (plenipotenziario della Direzione Generale per il Teatro).

Nel suo saggio, Soverina, attraverso quattro punti (L’alterna fortuna di un grande drammaturgo, Successi e notorietà all’estero, L’umanitarismo antimilitarista di Roberto Bracco, L’antifascismo di Bracco e il mancato conferimento del Nobel nel 1926), passa in rassegna le vicende politiche e sociali che hanno portato Roberto Bracco a cadere nel dimenticatoio. Ingiustamente, questo bisogna precisarlo, dal momento che a rendergli gloria sono stati anche nomi degni di nota, quali Croce («[…] ha saputo commuovere e divertire e appassionare con la varia e ricca opera sua ora tragica ora gioiosa gli spettatori non solo in Italia, ma anche in paesi stranieri») o Francesco Flora («Poeta dialettale, critico, novelliere, scrittore sempre ricco di ingegnose invenzioni»).
Non a caso attrici come Tina Di Lorenzo, Virginia Reiter, le sorelle Gramatica, le migliori del loro tempo, hanno preso parte alle sue opere, che sono state rappresentate, con successo, in ben ventisei paesi europei. Infatti, se in Italia il nome di Bracco è quasi sconosciuto, non si può dire lo stesso per i paesi esteri, basti sapere che a New York fu fondato un circolo filodrammatico che recava il suo nome.

L’opera di Roberto Bracco avrebbe dovuto essere messa al pari delle personalità importanti del secolo scorso, ma ha commesso l’errore di voler portare in scena il ‘teatro della libertà‘, in un periodo in cui l’Italia cercava il servilismo verso il potere.

E chissà se forse verrà il giorno in cui verrà dato il giusto valore ed omaggio ad un drammaturgo di indubbia fama, il giorno in cui, il motivo che ha ideato la perifrasi il caso Bracco, non avrà più ragione di esistere.

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