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salone del libro 2019

Salone del Libro 2019, tra polemiche antifasciste e la cultura come antidoto

Da domani, fino al 13 maggio, al via il trentaduesimo Salone del Libro 2019, che si terrà anche questa volta al Lingotto Fiere di Torino: quest’anno però il Salone, luogo d’incontro culturale più atteso dal mondo editoriale e dagli avventori che giungono da ogni punto del Paese per partecipare all’evento, si è purtroppo tinto di polemiche, che hanno in questi giorni coinvolto politica ed istituzioni. Che cosa è successo?

Il Salone Internazionale del Libro di Torino è un progetto di Associazione Torino, la Città del Libro e Fondazione Circolo dei lettori, con il sostegno di Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, e di MiBAC Centro per il libro e la lettura, Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, Italian Trade Agency ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Fondazione Sicilia e Fondazione con il Sud. Con il riconoscimento della Direzione Generale Cinema del Ministero dei beni e delle attività culturali. Da sempre fulcro importantissimo per la difesa culturale e del sapere, la maggiore manifestazione letteraria italiana quest’anno si è ampliata ulteriormente nell’organizzazione e negli spazi espositivi del Lingotto.

Quest’anno il tema centrale del Salone è “Il gioco del mondo”, tributo e celebrazione della lingua spagnola e di uno degli intellettuali e scrittori del Novecento più rappresentativi, Julio Cortázar. La cultura è un gioco proprio perché libera, priva di confini e capace, nella possibile mescolanza di più saperi, di espandere la mente e l’anima, e la lettura ne è la sua più grande artefice.

Il Salone del Libro 2019: il caso della Altaforte Edizioni

Una celebrazione che ogni anno il Salone del Libro regala ai suoi avventori, ma che in questa edizione purtroppo sembra essere compromessa a seguito della presenza tra gli stand, che ospiteranno gli espositori, della Altaforte Edizioni, casa editrice considerata sostenitrice della politica neofascista e di Casa Pound, anche nelle sua linea editoriale (tra le sue prossime uscite ci sarà il libro-intervista Io sono Salvini, quest’ultimo, secondo una notizia che sembrerebbe essere falsa, invitato alla kermesse proprio dalla casa editrice. Un incontro non ufficializzato tra gli eventi del festival).

Le critiche al Salone del Libro 2019 non si sono fatte attendere, soprattutto contro l’organizzazione del festival e contro il direttore Nicola Lagioia; la situazione si inasprisce quando sabato il consulente Christian Raimo si dimette, con un lungo post su Facebook in cui difendeva il Salone come luogo di dibattito culturale e di incontro tutt’altro che di estrema destra e tutt’altro che politico. Da quella notizia, sono nei giorni scorsi seguite polemiche e defezioni da parte di alcuni autori e partecipanti, come la direttrice dell’Anpi Carla Nespolo, il museo-memoriale di Auschwitz-Birkenau, la casa editrice People, il collettivo di scrittori Wu Ming, Carlo Ginzburg  e la giornalista Francesca Mannocchi la quale scrive sui social: “Non sarò al Salone di Torino a parlare del mio libro e di migrazioni, dell’oblio dei morti nel Mediterraneo e delle politiche che l’hanno generata […].Continuerò a fare il lavoro che faccio, come lo faccio. Che è la mia resistenza, il mio privato e politico antifascismo”.

Al Salone del Libro 2019 però il grande assente sarà il fumettista Zerocalcare, che ha annullato tutti i suoi impegni lì in quei giorni proprio per la presenza di Altaforte Edizioni: “Non posso pensare di rimanere seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli e incrociarli spesso”.

Proprio sui social network le polemiche dei visitatori e le diverse dichiarazioni da parte delle case editrici presenti al Salone del Libro 2019 non sono mancate, tutte a sostegno della libertà della cultura e in difesa proprio del Salone, dichiaratamente antifascista, che è molto di più che un festival del libro, “è un luogo di scambio, di confronto, di condivisione, di festa. Coinvolge centinaia di migliaia di persone. È un esempio virtuoso per tutto il paese”, afferma il Salone dalla pagina Facebook ufficiale. Continuando: “Il problema ovviamente non è la libertà d’espressione, ma cosa si può muovere intorno a certe idee che non sono solo agli antipodi dell’impostazione culturale del Salone di quest’anno (non è mai stato un problema: il Salone accoglie tutte le opinioni) ma la cui messa in pratica turberebbe l’ordine democratico offendendo la Costituzione. Se il Salone è diventato l’occasione per affrontare questo tema, rilanciandolo oltre che al mondo della cultura a quello della politica, allora la cultura sarà davvero servita a qualcosa”.

Polemiche quindi che hanno coinvolto anche l’ambiente politico, arrivando fino alla Procura della Repubblica. Infatti, è stato presentato un esposto sostenuto dal Comune di Torino e dalla Regione Piemonte per verificare se davvero sussiste, con l’invito alla casa editrice Altaforte di Polacchi, il reato di apologia di fascismo, in una manifestazione che dovrebbe esulare da qualsiasi tipo di discorso che non riguardi la cultura e la libertà di pensiero.

Ilaria Casertano

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