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Eroica Fenice

Storia di un (quasi) amore in quarantena

Storia di un (quasi) amore in quarantena

Davide Gambardella, giornalista, è nato a Napoli nel 1981. Inizia la sua gavetta nel 2002 come cronista nelle redazioni dei giornali di Napoli, città che è stata una maestra di vita per l’autore. Nel 2013 lascia Napoli per trasferirsi prima in periferia, a Pianura ed in seguito nella periferia di Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, dove prosegue la sua attività nel mondo del giornalismo. Ha collaborato con diversi quotidiani, tra cui Il Roma, Il Mattino, La Stampa, Il Messaggero. Inizialmente l’autore ha raccontato eventi avvenuti nella sua città natale, per poi spostare l’attenzione sulle realtà della periferia della capitale. Il suo primo romanzo prende forma nei giorni del lockdown per l’emergenza Covid-19 ed è Storia di un (quasi) amore in quarantena.

Storia di un (quasi) amore in quarantena è un breve racconto che prende vita durante i giorni bui e incerti del primo lockdown avvenuto in Italia a Marzo 2020. La storia comincia il giorno prima che il decreto ministeriale dell’8 Marzo 2020 obbligasse tutti agli arresti domiciliari. Siamo a Tor Bella Monaca, noto quartiere della periferia capitolina. Il protagonista, grazie ad una chat d’incontri, conosce la bella russa Tatiana, di Krasnojarsk.

Galeotto è stato un «Buonasera, disturbo?», in seguito al quale i due non hanno mai più smesso di chattare. Il primo incontro? Fugace, mezz’ora, non di più, un rapido giro in macchina tra le strade di Roma, poiché non era consentito fare altro. A quell’incontro, ne seguiranno altri, molti altri, che perdureranno durante l’intero periodo di lockdown. I due giovani vivono giorni intensi, giorni durante i quali, per combattere la noia e la monotonia di una routine claustrofobica tra le mura domestiche, devono costantemente reinventarsi. Giorni che passano lenti, giorni in cui a volte occorre l’ausilio di una bottiglia di vino di troppo al fine di annebbiarsi la vista e perdere i sensi per vivere nella spensieratezza impossibile da provare in quel periodo avendo la mente lucida. È la storia di un (quasi) amore in quarantena, un quasi amore perché l’epilogo sarà del tutto inatteso e stravolgente.

Storia di un (quasi) amore in quarantena

Gambardella scrive una sorta di “diario di bordo”, raccontando con maestria, a tratti ironia, a tratti delicatezza, un periodo storico che ha lasciato molteplici segni su tutti noi. Scrive per raccontare, scrive per rivivere ciò che sta vivendo, scrive solo per vivere, forse, dei giorni in cui quella che abbiamo vissuto, vita non era. Gli arresti domiciliari, la casa che diventa una prigione, l’unica via di fuga, l’unico modo per scappare, la spesa. Per evadere, l’alcol, per sentire, l’amore.

Storia di un (quasi) amore in quarantena è un racconto attuale, è una storia coinvolgente, è nei nostri giorni, sarà nei giorni che verranno. Il Covid-19 non è passato, è presente. L’amore non è passato, è presente, perché questo virus ha ucciso l’uomo, ha ucciso l’economia, ha ucciso la sanità mentale, ha ucciso ogni cosa, ma non ha ucciso la voglia di sentire, non ha ucciso la voglia di amare.

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