Storia pettegola di Napoli di Chiara Tortorelli

Storia Pettegola di Napoli

Storia pettegola di Napoli. Chiacchiere, voci e dicerie, dalle passeggiate di Sartre e de Beauvoir alle seduzioni del cinema.

Storia pettegola di Napoli, scritto da Chiara Tortorelli, edito da Newton Compton editori, è una tovaglia stesa al sole sui vicoli storici di Napoli, trapunta di pettegolezzi, aneddoti curiosi, particolari preziosi, vite indagate nel profondo. Stralci delle biografie dei personaggi più significativi e iconici della cultura partenopea, intercalati da fotografie o locandine storiche mettono, letteralmente, nero su bianco le storie inconfessate delle grandi anime della tradizione napoletana: Matilde Serao, Benedetto Croce, Achille Lauro, Marinetti, i fratelli De Filippo sono tra i frammenti di questo firmamento.
Quella di Chiara Tortorelli è una scrittura visiva, scorrevole ma potente: scrittura corredata da fotografie collocate nei punti giusti, come coni di luce che non ti aspetti ma aiutano a vedere meglio. Contribuiscono ulteriormente a visualizzare l’infanzia, gli amori, gli scandali e i segreti di personalità napoletane divenute simboliche.

Storia pettegola di Napoli si pone ai lettori come un libro-affresco, entro il quale Partenope appare raggiante e sensuale, un olio che fa risaltare tutti i colori di Napoli a partire dai suoi luoghi chiave: i soffitti in stile Liberty del caffè Gambrinus, il Salone Margherita, che porta un po’ di Parigi a Napoli, piazza dei Martiri, il teatro San Ferdinando. La penna di Chiara Tortorelli rende quasi udibile l’irriverente esibizione dei Futuristi, con il loro manifesto inneggiante alla potenza e alla rivoluzione, e il chiacchiericcio degli ospiti di Salone Margherita: D’Annunzio, Matilde Serao, Raffaele Viviani, Ettore Petrolini. Nomi che sfilano su una passerella di voluttuosi scorci di vita e passioni consumate all’ombra delle storie ufficiali. Chiara Tortorelli sa raccoglierli a mazzo e metterli in fila.

Accanto a questa, nel suo libro si dipana un’altra realtà assai meno sfolgorante: quella delle miserie e della genuinità dei rioni napoletani, come il Rione Sanità, o la dura realtà dei giorni della resistenza napoletana, il lucido resoconto delle nascite illegittime e delle sorti segnate, lo spettro di malattie che strappano impietosamente la giovinezza. Allora il panorama scintillante su cui si anima il popolo colto di Napoli e l’incanto di teatri e palazzi reali vengono franti dalla tensione dell’autrice verso il racconto disilluso della verità.
Pertanto Storia pettegola di Napoli è un libro-affresco che fa risaltare i più bei scorci di Napoli. Ma è anche una lente di ingrandimento, che permette di vedere da vicino crepe e distonie nella convinzione che amare qualcosa sia raccontare la sua verità, anche quando è dolorosa.
Questo libro è anche una canzone, classica, neomelodica, che restituisce la sensualità della città decantata. Ed è anche una coreografia, lenta, anch’essa sensuale, in cui le parti si armonizzano: letteratura, teatro, cinema, diversi linguaggi per declamare uno stesso amore, un amore che non fa della città un monumento, ma la sta a guardare con disincanto e poi, proprio perché la ama, la spoglia.
Le pagina di Chiara Tortorelli restituiscono al lettore una miniatura della città amata e combattuta da dentro, descrivendola dalle sue viscere, indugiando sui particolari belli e su quelli che si vorrebbero tralasciare. Con occhio malizioso, ma che alla fine perdona sempre, vengono schiusi segreti e contraddizioni di Napoli, vera protagonista di questa collezione di storie.
Impietosamente, ma sempre con una grazia sottile si spiano i retrobottega, si scoprono bellezze e miserie di Napoli, il passo dei personaggi più illustri che l’hanno attraversata, le vite vere e tormentate che scorrono sulla filigrana delle storie ufficiali.

Una storia di donne

Storia pettegola di Napoli, però, è principalmente la storia di una donna, Partenope, e delle tante donne che vivono in lei. È storia di donne: la prima donna che si incontra è Matilde Serao, donna-colosso descritta nelle curiosità dell’infanzia, nella fierezza del corpo bello perché non femmineo, nella sua passione per Scarfoglio che non cede mai al patetismo. Fondatrice de Il giorno, cofondatrice del Mattino, cavalca la scena con un’indipendenza anacronistica, dettata da genio e tempra:

“Così Donna Matilde diventa la voce della città. Matilde e Napoli sono la stessa cosa, vibrano dello stesso temperamento.”

Da Serao, con disinvoltura, la penna di Chiara Tortorelli calca l’andatura di un’altra donna, che a primo impatto non ha niente in comune con la prima, ma di cui poi si scopre una simile tenacia: è Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia, che in principio si stupisce della violenza dei giorni della resistenza, ma poi si abitua a sparare finché uccidere non diventa normalità. La morte di un soldato tedesco, di un nemico, davanti ai suoi occhi, le consegna una verità superiore: è un ragazzo, come tanti altri, un figlio della terra, con le loro stesse colpe e paure.

“All’inizio le sembrava un’epopea, e lei si sentiva un’eroina, ora capisce che tutto è già diventato cosa degli uomini, si è infiltrato tra le cose quotidiane e si è tramutato in un gesto quasi d’abitudine.”

Storia pettegola di Napoli scava con mani sapienti al di sotto delle storie superficiali e ufficiali, sottraendo alla penombre le vite discrete che hanno attraversato quelle dei grandi: Angelina o Donna Nella, la donna amata da Benedetto Croce, che non sposerà mai ma che piangerà sempre dopo la sua morte precoce, o Valentine de Saint-Point, autrice del Manifesto futurista della Lussuria, che è un inno alla potenza creatrice al di sopra della morale. Ci sono le donne volute da Eduardo De Filippo e quelle scandagliate da Troisi, imperituro interprete dell’universo relazionale. C’è il talento seduttivo di Sophia Lauren: donne che si fanno da sole, donne che assomigliano tutte alla sirena Partenope, delle quali Storia pettegola di Napoli descrive prodezze, vigliaccherie e bellezze.

Ancora, le maschere tipiche della cultura napoletana vengono acutamente umanizzate. L’autrice porta in superficie l’umanità dietro ai nomi, le piccole vergogne quotidiane camuffate dalla grandezza dell’arte. Aneddoti piccanti e curiosità vezzose di questa giustapposizione di biografie non appiattiscono mai, semmai enfatizzano la psicologia dei personaggi della città. E Napoli si personifica in tutte le anime che pullulano nei suoi luoghi:

“Eduardo sarà Napoli. Voce immortale che si fa strada e volto, raccolta tra i vicoli, nelle piazze, al bivio.”

Questo libro è, più di ogni altra cosa, un omaggio a Napoli, alle donne di Napoli, al rilucere del mare, all’odore dei vichi. In Storia pettegola di Napoli, la città, silenziosa e imponente, è omaggiata ma, al contempo, raccontata senza ipocrisie.

A proposito di Duilia Giada Guarino

Il mio nome è Duilia e sono laureata in Filologia moderna. La mia vocazione più grande è la scrittura, in tutte le sue forme.

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