The Waste Land di Thomas Stearns Eliot | Analisi

The Waste land

The Waste Land è un poemetto del 1922 scritto da Thomas Stearns Eliot ed è noto per essere uno dei picchi del modernismo inglese.

Analisi di The Waste Land: caratteristiche principali

Secondo un’accurata analisi di The Waste Land, si può rilevare per l’autore il ruolo di impersonale e collettivo profeta-esploratore dell’esperienza che doveva sentirsi in sintonia con l’intera storia letteraria, mentre The Waste Land registrava il collasso e la frammentazione della civiltà occidentale, e la sterilità culturale e spirituale che caratterizzava l’inizio del secolo. Il poeta risponde alla perdita degli assoluti (sociali e religiosi dopo la guerra) descrivendo l’alienazione e la disgregazione dell’individuo in una società post-apocalittica.

Il waste del titolo indica la malattia o eccesso di energia che ha infettato la società (lo stesso Eliot soffriva di Neurastenia per aver accudito la moglie inferma): tutti i personaggi sono gusci vuoti pervasi da noia e accidia e la poesia è l’unica cura sia per l’autore che per il mondo.

Il narratore è Tiresia: il profeta Tebano dei drammi di Sofocle che esperisce la cecità nonché la vita secondo la prospettiva di entrambi i sessi, e per questo partecipa della sofferenza delle donne che osserva. Lo speaker, se accettiamo l’ipotesi che non sia costantemente Tiresia, è onnisciente ed è la figura centrale della predizione: controlla tutti gli eventi, mostra visioni, e dimostra pazienza nel trattare gli infermi mentali.

Struttura e Stile

The Waste Land è un poemetto che consta di cinque sezioni più o meno lunghe:

  1. The Burial of the Dead;
  2. A Game of Chess;
  3. The Fire Sermon;
  4. Death by Water;
  5. What the Thunder Said.

Lo stile è innovativo poiché mescola il monologo interiore, la commistione linguistica, il citazionismo erudito, il verso libero, l’ode, la quartina e il blank verse (ossia il decasillabo giambico). Tra gli espedienti formali prettamente modernisti in The Waste Land ritroviamo il correlativo oggettivo, o object correlative, ossia l’espressione di un’emozione non attraverso una citazione diretta ma richiamando una situazione o una catena di eventi che possa restituirla in maniera vivida al lettore. Si presenta come una serie di associazioni libere tra stati d’animo, pensieri, impressioni, allucinazioni, situazioni, gossip reali e personalità. È più importante considerare il poema nel suo insieme anziché cercare di comprenderne le singole parti (secondo i principi dello strutturalismo).

Temi

Tutti i frammenti di The Waste Land sono connessi da un unico tema: il contrasto tra la fertilità di un passato mitico e la sterilità spirituale, il caos e la devastazione del mondo odierno. C’è un costante riferimento al mito celtico del Fisher King, alla Leggenda Arturiana e alla quest del Sacro Graal, così come essa è raccontata nel libro di Jessie Weston From Ritual to Romance del 1920, seguendo alcune delle tappe per la rigenerazione del regno (tra cui l’arrivo finale alla cappella, a cui segue l’agognata pioggia rigenerativa). Il ricorso mitico è metafora dell’iter per la salvazione spirituale. Altri temi sono: l’ennui; la promiscuità; l’auto-sacrificio; la chiaroveggenza; la correlazione tra morte ed inappagamento sessuale; l’acqua; l’infermità mentale e corporea.

Tempo e mito in The Waste Land

Il poema scopre un vastissimo arco temporale (al contrario dei romanzi modernisti che indagavano l’istante), dalle guerre puniche ai giorni contemporanei, ed il lettore (unica vera forma di vita) è bombardato da voci trascendenti in un mondo distopico che gli comunicano il passato. The Waste Land è un poema dove il passato e il presente coesistono (in accordo con l’eterno ritorno Nietzschiano condiviso dal poeta), e il passato mitico, anche culturalmente diversificato, traspare dall’apparato intertestuale: il classicismo era la capacità di leggere il passato come premessa del presente. È richiesto un grande sforzo di interpretazione al lettore che deve ricollegare i simboli nella rete di corrispondenze tra squallore quotidiano e sfarzo poetico (secondo la tecnica della giustapposizione di Laforgue) per ricostruire gli avvenimenti.

Fonte immagine di copertina: Feltrinelli, copertina ufficiale di The Waste Land

Altri articoli da non perdere
Il flagello e l’interprete. Quattro saggi su letteratura e disastri tra Cinque e Seicento | Recensione
IL FLAGELLO E L’INTERPRETE Quattro saggi su letteratura e disastri tra Cinque e Seicento

Da qualche settimana è disponibile in cartaceo e in digitale (open access) per Editoriale Scientifica il volume Il flagello e Scopri di più

Dare la vita di Michela Murgia: il pamphlet postumo | Recensione
Dare la vita di Michela Murgia: il pamphlet postumo | Recensione

Dare la vita, l'opera postuma di Michela Murgia  «Ma è possibile che, nel 2024, ancora non si è liberi di Scopri di più

L’unica notte che abbiamo di Paolo Miorandi | Recensione
L'unica notte che abbiamo

"L’unica notte che abbiamo" è un romanzo di Paolo Miorandi, edito da EXòrma, un libro che sin dal principio, catapulta Scopri di più

La verità dei topi di Massimiliano Nuzzolo: quando un libro chiama
La verità dei topi

"La verità dei topi", edito da Les Flâneures Edizioni, è l'ultimo romanzo dello scrittore veneziano Massimiliano Nuzzolo, già autore di Scopri di più

Harmonicas, Harps and Heavy Breathers – Una storia in dieci fori | Recensione
Dieci fori

Dieci fori, infinite possibilità: è questa la convinzione che sembra permeare Harmonicas, Harps and Heavy Breathers, affascinante compendio di storia Scopri di più

Giovannelli, Così piccoli, così grandi | Recensione
Giovannelli, Così piccoli, così grandi | Recensione

Così piccoli, così grandi. Sulle tracce di Charles e Lavinia è un libro dell’autrice Marella Giovannelli edito da AG Book Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Eleonora Sarnataro

Studiosa di inglese e Giapponese, i suoi migliori amici da sempre sono carta e penna, per mettere nero su bianco emozioni, resoconti e pareri riguardo i più disparati stimoli culturali.

Vedi tutti gli articoli di Eleonora Sarnataro

Commenta