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Eroica Fenice

Un giorno, quando sarò grande di Fabrizio Fondi

Un giorno, quando sarò grande di Fabrizio Fondi per IoScrittore (Recensione)

Un giorno, quando sarò grande è un libro di Fabrizio Fondi, autore di altri  romanzi e vincitore del “Gran Giallo di città di cattolica” con il racconto intitolato “Tre voci”, una delle opere vincitrici del torneo letterario IoScrittore.

Il libro racconta le vicissitudini all’interno de Il Frontone, una comunità che accoglie e aiuta ragazzi difficili, in balìa della vita; un luogo dove ogni cosa è tesa al meglio, al bene. O almeno così appare a prima vista.

Ma forse non tutto è come sembra. Al Frontone le giornate dei ragazzi sono scandite dal lavoro, duro, sempre necessario. E i contatti tra gli ospiti della comunità e il mondo esterno sono ridotti al minimo indispensabile, perché il mondo è un luogo ostile, ingiusto, dal quale è meglio stare lontani. Al Frontone non c’è posto per i sentimenti, non c’è posto per l’amore, anzi, i legami d’affetto sono banditi, perché fonte di inutili e dannose sofferenze. Le pene per chi disobbedisce sono molto dure.

Così, Luca, Luigi, Fausto, Alice, gli altri giovani ospiti della comunità, violati e spinti ogni giorno sull’orlo della vita, cercano il modo per non soccombere tra le maglie di un sistema folle e distorto. Giorno dopo giorno, senza la possibilità di andarsene, di abbandonare la struttura.

Un libro speciale, un racconto crudo e molto intenso che trascina il lettore nelle vicende dei giovani protagonisti, ne esplora il carattere individuale, li osserva muoversi in gruppo nell’alternarsi di brutale ferocia e pietosa umanità. Alla fine, contro ogni previsione, i ragazzi rinchiusi al Frontone saranno capaci di profonda amicizia e di autentica, coraggiosa capacità di amare. E di vendetta, prima o dopo…

Il celebre libro di Fabrizio Fondi, incarna perfettamente quella razionalità indissolubile, pienamente presente nella quotidianità e anche nelle piccole cose. Una razionalità fatta di gesti, azioni, parole e al contempo anche di semplicità. Un intreccio che non è possibile replicare, perché pur volendo, è impossibile crearne uno simile.

I giovani della comunità Il Frontone provano a non cedere dinnanzi alle difficoltà di un sistema esasperatamente fitto, in grado quasi di soffocarli. Il Frontone è una comunità che accoglie i cosiddetti ragazzi difficili, ma allo stesso tempo appare al lettore come un sistema folle, che trascina in un vortice scandito dalle individualità dei singoli protagonisti.

La narrazione di Un giorno, quando sarò grande, procede con descrizioni rapide e semplici, così come la vita  di uno dei protagonisti, Antonio.

Nonostante all’interno della comunità sia “vietato” mostrare i propri sentimenti, perché ritenuti pericolosi e dannosi, i ragazzi  della struttura, riescono comunque a stringere delle amicizie talvolta profonde, fatte di comprensione e sguardi d’intesa, ma anche amicizie negate.

I giovani riescono quasi a compensarsi, così come quando sono a tavola, e i pensieri cupi di uno di loro, si addolciscono con i sorrisi genuini di un altro ragazzo. I pensieri sono lì, così come le questioni non risolte, non si affievoliscono facilmente, come dei grandi massi che nessuno dei ragazzi riesce a spostare.

Un giorno, quando sarò grande, è in grado di far vivere delle emozioni, momenti, sensazioni, tra loro contrastanti, assaporando i caratteri di un’esistenza che appare vuota per diversi aspetti, ma che in realtà si tinge, capitolo dopo capitolo, di sfumature in grado di far raggiungere al lettore delle vette che la storia non toccherà mai.

Leggendo il libro, immagazzinando quanto c’è scritto in quelle pagine, è possibile immedesimarsi in racconti e storie, diventando parte integrante del racconto. L’anima vibra ad ogni battuta, con ogni lacrima, le emozioni si condensano in ogni paura o timore che sia, mentre, grazie al libro di Fabrizio Fondi, è possibile leggere e toccare dei temi spesso ignorati.

Il Frontone sa essere un luogo fetido e crudele, e al contempo una realtà densa di significati diversi, che però si uniscono come se fossero tasselli di uno stesso puzzle. Cambia la prospettiva e il Frontone smette di essere un nemico, diventando un luogo dove muoversi con prudenza, ma all’interno del quale possono nascere delle importanti amicizie.

La vita all’interno della comunità sarà anche difficile e dura, ma in realtà essa è trasposizione dell’ostilità con la quale dovranno confrontarsi i ragazzi, una volta usciti da lì, o almeno così dicono i “maestri”, che comandano, impongono, guidano con ogni strumento.

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