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Eroica Fenice

Titti Marrone: intervista alla giornalista raccontatrice

Titti Marrone: intervista alla giornalista raccontatrice

E’ lunga la carriera della napoletana Titti Marrone, difficile da riassumere in una sola intervista. Ce ne vorrebbero un paio soltanto per raccontare la sua lunga carriera ne “Il Mattino”, dal 1980 al 2013, con collaborazione attuale. Dal 1996 insegna all’università storie e tecniche del giornalismo. Come narratrice e saggista, è altrettanto prolifica: dai libri sulla questione Sud (Riforma agraria e questione meridionale, ed. De Donato), oppure sulla Shoah (Meglio Non sapere, ed. Laterza). Per la libreria “Iocisto“, la libreria di tutti, ha curato l’antologia di autori vari “Ho sete ancora”.

Abbiamo avuto occasione di intervistare Titti Marrone prima della sua partecipazione alla giornata di festa per la riapertura della libreria iocisto, prevista per sabato 30 marzo, dei quali siamo media partner. In questa occasione, sarà presentato il suo ultimo lavoro “La donna capovolta” (Iacobelli editore, 16,00 euro), e selezionato tra i 52 romanzi da proporre per il prossimo Premio Strega dal gruppo Gli amici della domenica.

Due righe per descrivere Titti Marrone: dall’inizio fino ad ora.

Una giornalista raccontatrice. Una che ama pazzamente il suo mestiere, che lo ha cominciato a fare più di trent’anni fa interrompendo un percorso di lavoro universitario sulla storia contemporanea per poi accorgersi che in effetti le due cose non erano affatto diverse. Una che dalla passione per la storia ha mutuato, anche quando scrive romanzi, il bisogno di ispirarsi guardando in faccia la realtà.

In cosa è cambiato il ruolo del giornalismo in questi anni?

Nel fatto di essere ancora più importante di prima per capire chi siamo. Con lo sviluppo della rete, tutti postano contenuti  di ogni tipo online, e questo può creare l’illusione del “siamo tutti giornalisti”. Invece il dilagare stesso delle fake news sta a dirci quanto necessario sia il filtro professionale del giornalista.

Di conseguenza… com’è cambiato il giornalismo in questi anni?

La carta stampata è stata detronizzata e si direbbe sul viale del tramonto. Il giornalismo online è quello del futuro ma per ogni tipo di giornalista aumentano la responsabilità nel dare notizie e la necessità di essere attrezzati con tutti i possibili strumenti.

Come si approda dal giornalismo alla narrativa?

Nel mio caso ha coinciso con la voglia di raccontare storie sempre attinte o suggerite dalla realtà, ma con un linguaggio dal respiro più ampio che allo stesso tempo riflettesse anche la mia voglia di guardarmi dentro.

Parliamo un po’ del suo ultimo romanzo “La donna capovolta”: è stato indicato tra le selezioni per il Premio Strega. Il Venerdì di Repubblica lo ha definito: “Un romanzo che capovolgerà diverse certezze”. Da dove nasce? Cosa ha sentito la necessità di raccontare?

Nasce dall’osservazione della realtà, poi del tutto trasfigurata in una narrazione di fantasia.  I temi sono molti e li affronto in modo ironico, a volte comico: la paura di invecchiare; la difficile integrazione di un tipo particolare di migranti che crediamo molto inserite nelle nostre famiglie e invece sono dolorosamente sradicate dalle loro; la complessità del rapporto tra donne, spesso incapaci di comunicare realmente; il perdurare dei pregiudizi anche su chi pensa di esserne immune.

Ha deciso di prendere parte al progetto “Iocisto”, la libreria di tutti: crede che “l’unico modo” di sopravvivere, per le librerie fisiche, sia quello di trasformarsi in progetti comunitari, corali?

Sì. Iocisto è una bellissima realtà, una comunità di persone unite dalla voglia di non lasciar disperdere il fascino dei libri. Tutt’altro che “un posto dove si vendono libri” ma un luogo in cui ciascun socio può sprigionare la sua fantasia in progetti e iniziative specialissimi.

Cosa direbbe ad un ragazzo che oggi – nel 2019 – decide di intraprendere la carriera giornalistica?

Quello che dico ai miei studenti del Suor Orsola: per poter scrivere occorre prima saper leggere, e leggere proprio tanto. Di tutto. Perché non c’è niente che apra la mente come la lettura.

 

Fonte immagine: https://www.skuola.net/libri/meglio-non-sapere.html

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