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Eroica Fenice

"Un giro di giostra"

Un giro di giostra: il romanzo di Roberto Colantonio

Un giro di giostra è il nuovo libro dello scrittore Roberto Colantonio, edito da GM Press.

Un giro di giostra: sinossi del libro

“Novembre 1992. La Prima Repubblica sta morendo sotto i colpi di “Mani Pulite”. Inizia lo sciopero dei dipendenti del Monopolio di Stato sui tabacchi; è l’epoca d’oro del contrabbando delle “bionde”, agevolato dal continuo stato di guerra nei Balcani, sull’altra sponda dell’Adriatico. Niente e nessuno sarebbe stato più come prima dopo questo gigantesco giro di giostra. Giuseppe, detto Jo, torna a Lava, il suo paese natale, alle pendici del Vesuvio, dopo aver inutilmente tentato la fortuna altrove. Rincontra il suo amore di sempre, Maria, che ha sposato il suo migliore amico. Insieme, i tre tenteranno il colpo che gli permetterebbe di lasciarsi Lava alle spalle.” https://www.gmpress.it/prodotto/un-giro-di-giostra/

“Fu come uno sparo”, si legge in un passo del breve ma intenso libro di Roberto Colantonio; una narrazione semplice, scorrevole che entra nella mente, conducendo inevitabilmente a riflettere. Le parole che compongono le pagine del libro sono quasi come degli “spari” che uno dopo l’altro, quasi a raffica, si posizionano lì, in una scrittura che abilmente racconta di un ragazzo tornato al proprio paese di origine, in Campania.

Lava, il paesino dagli orrendi fili di plastica colorati posizionati davanti alle porte d’ingresso a fare da tenda e a togliere l’aria.
La sensazione era quella di trovarsi in un grande zoo, col mostro (il Vesuvio) che dall’alto osservava tutto.

Il protagonista di “Un giro di giostra”, Giuseppe, detto Jo, è piuttosto controverso, si potrebbe definire ermetico nel suo modo d’essere e comportarsi. Osserva quel paesino dal quale partì, con lo spirito di chi vorrebbe rivoluzionare tutto. Un paese buio, in cui tutto è spento, ma non le descrizioni minuziose dell’autore, Roberto Colantonio.

Jo non chiede consigli, sembra quasi non voler agire e pensa, tanto, spesso e intensamente con rammarico a ciò che è stato e ciò che probabilmente non potrà più essere.
Il titolo del libro probabilmente rappresenta un po’ la metafora dell’esistenza, una giostra che fin quando gira, diverte e riesce a cancellare, seppur per poco tempo, i pensieri, i problemi, i rimorsi, quasi confondendo la mente per poi fermarsi e far ritorno alla realtà, bella o brutta che sia.

Una giostra sulla quale si decide di salire e dalla quale necessariamente bisogna poi scendere.
Un po’ come le situazioni che Jo, il protagonista del libro, vive con gli altri personaggi, che gli fanno da spalla, in un ambiente che pullula di emozioni, suggestioni e rimembranze.

La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare l’autore del libro intitolato “Un giro di giostra“, Roberto Colantonio, che con gentilezza e premura ha risposto a qualche domanda.

L’intervista all’autore Roberto Colantonio

Salve Signor Roberto Colantonio, innanzitutto complimenti per il libro. Come prima cosa Le chiedo, da cosa e come nasce l’ispirazione di scrivere un libro breve ma così ricco di significato, con una storia così “particolare”?

“La ringrazio per le belle parole. Il libro ha avuto una gestazione molto lunga ed è una piccola parte di una storia molto più grande che sta crescendo dentro di me da anni. Lava è un po’ la mia Macondo, la mia Malgudi. Racconti ascoltati da bambino e rielaborati, a volte fraintesi, sono la base della narrazione. Ma c’è poi tanto altro che è difficile stabilire da dove provenga”.

Il titolo del libro “Un giro di giostra”, è in realtà una metafora dell’esistenza? Come si è evoluto?

“Il titolo è venuto alla fine. Un giro di giostra sta senz’altro a significare un segmento della propria vita, ma nello specifico credo abbia più il valore di un commiato”.

Per quale motivo definisce il Vesuvio un “mostro”?

“Lo era. Un mostro nel senso di un titano, un gigante. Ma dall’eruzione del ’44 il Vesuvio sembra addormentato, inoffensivo. E senza rispetto abbiamo cominciato a costruirvi dappertutto. Il Vesuvio definisce i napoletani e i vesuviani. Nel bene e nel male. È l’apatia denunciata da Eduardo, uno stato continuo di agitazione improduttiva che è l’esatto contrario di una calma apparente. Ma il Vesuvio è tutt’altro che spento”.

Nella prefazione è riportata una frase importante, “Cerco un paese innocente”, Lei crede che possa esistere e sia realizzabile un paese che sia tale?

“Un paese innocente presuppone… Degli innocenti. L’innocenza si può ritrovare. Ungaretti la ritrovò nell’inferno delle trincee, potremmo farlo anche noi che viviamo in un Paradiso”.

Ringraziamo il Signor Roberto Colantonio per aver risposto alle nostre domande.

 

 

 

Immagine in evidenza: ufficio stampa.

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