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Eroica Fenice

una lettera per Sara

Una lettera per Sara di Maurizio De Giovanni

Scala le vette delle classifiche dei noir italiani Maurizio De Giovanni con la nuova avventura narrata in “Una lettera per Sara”; per protagonista l’eroina destinataria della missiva: Sara Morozzi. “Una lettera per Sara” è edito da Rizzoli e tinge con un tocco di rosa la collana “Nero Rizzoli”, non a caso definita “la bussola del noir”.

Una lettera, pensò lei, dice sempre qualcosa. Anche a distanza di trent’anni.

Sara Morozzi è una donna in pensione, egregiamente ritratta di spalle nella copertina di quest’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni: capelli grigi raccolti in una coda, abiti perfetti per non dare nell’occhio, immortalata mentre ammira Napoli in tutto il suo sublime splendore di kantiana memoria. Nel panorama editoriale italiano, Sara è nata nemmeno tre anni fa: dapprima presente “in sordina” nell’antologia “Sbirre” (2018) con il racconto “Sara che aspetta”, poco prima aveva reclamato una storia tutta per sé che ne aveva segnato il debutto, dal titolo schietto “Sara al tramonto” (2018). Nel 2019 è uscito invece “Le parole di Sara”, mentre Una lettera per Sara è fresco di stampa in questo torrido 2020.

UNA NUOVA AVVENTURA PER SARA, ma indietro nel tempo

L’età anagrafica di Sara non è meglio precisata: è stata una poliziotta in gamba, un’ex agente della più segreta “Unità dei servizi“ capace di leggere le labbra ed interpretare il linguaggio del corpo dei tanti sospettati. Un personaggio che ha sempre preferito restare sullo sfondo anziché mettere in mostra le sue introvabili caratteristiche. Una donna che osserva pur passando, ai più, inosservata. Una persona che fugge da qualcosa ed a cui, nello stesso tempo, nulla sfugge. Con in mente almeno due grandi serie-tv americane, si potrebbe azzardare che Sara strizzi l’occhio sia a “Lie to me”, dove il protagonista è un esperto in microespressioni facciali, che a “Cold case”, dove si riaprono casi irrisolti in realtà mai chiusi del tutto.

Sul filo del paradosso, in un rincorrersi continuo tra presente e passato si svolge questa nuova avventura raccontata in “Una lettera per Sara”, in sé e per sé ispirata ad un fatto di cronaca nera e poi liberamente riadattata. In tal senso, l’omaggio è contenuto sin dalla dedica: “A Graziella Campagna, morta nel silenzio”. Graziella Campagna è stata una giovane vittima della mafia uccisa nel 1985 mentre aspettava l’autobus per tornare a casa, a 17 anni, per il solo fatto di aver trovato, nella tasca di una camicia che le era stata consegnata nella lavanderia in cui lavorava, un documento che non avrebbe dovuto leggere né decifrare.

È dunque questo il “cold case”, il “caso congelato“ affrontato in “Una lettera per Sara”. Le prime pagine del romanzo conducono per mano in una libreria antiquaria dove, tra gli scaffali impolverati e la rigida direzione di un’anziana proprietaria, si muove una ragazza alle prese coi problemi di qualsiasi studentessa fuorisede. Lei studia economia e fa questo lavoro part-time per mantenersi in una città che non è la sua ma nella quale frequenta con entusiasmo l’università. I clienti della libreria non sono moltissimi, e questo le consente di avere il tempo necessario per continuare a studiare nei momenti di calma in cui nessuno entra alla ricerca di un testo di prestigio pubblicato indietro nel tempo.

Things seen in the Bay of Naples” è un volumetto del 1928, ed ha una litografia del golfo partenopeo sulla copertina azzurra. L’autore è Albert G. Mackinnon. È stato acquistato dalla libreria proprio il giorno prima, venduto da un ragazzo bruno e riccio ansioso di liberarsene e riceverne il controvalore in denaro. Il libro contiene, al suo interno, una lettera. Ed è una lettera che, alla ragazza, costerà cara.

Una mattina d’aprile, anni e anni dopo, l’ispettore Davide Pardo ha appena ordinato un caffè quando viene affiancato al bancone del solito bar da un vecchio collega, il vicecommissario Angelo Fusco, riemerso da un passato remoto e ridotto a uno spettro per via di una malattia, roso dalla fretta e dal bisogno di un favore. Antonino Lombardo, un detenuto che sta morendo, ha chiesto di incontrarlo e l’ispettore – costi quello che costi – dovrà aiutarlo. Ma Pardo non ha capito il perché di quella fretta e temporeggia. E in quell’esitare sbaglia, e per riparare al danno, il poliziotto si rivolge a Sara Morozzi, la donna prodigio che ama osservare anziché essere osservata. È una Sara più serena rispetto alle avventure precedenti cariche di sofferenza: nella vita di Sara c’è ora il piccolo Massimiliano, il nipotino partorito da Viola, compagna del figlio defunto. Sarà proprio l’acuta osservatrice, con l’aiuto di Viola e di Pardo, nonché il ricorso alla “Bionda” e ad Andrea, a risolvere il caso e a ridare giustizia alla ragazza-studentessa scomparsa.

Pardo confermò col capo. Non aveva mai smesso di cullare Massimiliano. «E tu, Morozzi, come ti muovi nel frattempo?» domandò in un sussurro, Sara osservò il buio oltre la finestra. «Come sempre, scaverò in ciò che non si vede.»

Maurizio De Giovanni ci regala una storia profonda e complessa, dalla quale il personaggio di Sara emerge con forza, compostezza ed un tocco umanissimo di vulnerabilità. Proprio come nella serie-tv “Cold case” la prima scena è sempre all’interno di un magazzino oscuro pieno di fascicoli, dove ogni caso irrisolto se ne sta tristemente sepolto nella sua scatola di prove acquisite e copie degli interrogatori dell’epoca, così l’ultima scena riprende il primo piano sulla stessa scatola, resa però finalmente ordinata dalle più recenti indagini condotte con la ferma volontà di stordire il silenzio col solo suono della verità, “scongelando” il caso e facendo luce sull’intera vicenda. Succede qualcosa di simile con l’intervento di Sara, destinataria della missiva in senso solo figurato, poiché è lei che si ritrova a dover re-interpretare la lettera che, trent’anni prima, ha fatto perdere le tracce della ragazza scomparsa. Ma una volta riaperto il caso, ripercorsi persino i vicoli ciechi che non portavano in nessun dove, ricollegati i misteri e messi da parte i punti interrogativi, ora sì che il caso può dirsi chiuso e la scatola può tornare al suo posto, con la memoria di una ragazza scomparsa e uccisa, benché con trent’anni di ritardo, finalmente riconsegnata alla giustizia.

 

Fonte immagine: Ufficio stampa.

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