Vorrei che fossi qui, di Jodi Picoult | Recensione

vorrei che fossi qui recensione

Vorrei che fossi qui è l’ultimo romanzo edito Fazi della prolifica e pluripremiata romanziera Jodi Picoult.
Dopo il successo dello scorso anno de Il libro delle due vie, Fazi propone la sua ultima opera, di cui sono stati acquistati i diritti cinematografici da Netflix.

Vorrei che fossi qui, trama del romanzo di Jodi Picoult

Diana O’Toole è una giovane in ascesa: sta per acquisire un importante quadro di Toulouse-Lautrec, per la casa d’asta per cui lavora a New York ed è pronta a partire per le Galapagos insieme all’amore della sua vita Finn, giovane chirurgo, il quale le chiederà finalmente di sposarla.
Ogni tessera sembra essere nel posto giusto, nel grande puzzle della sua vita perfetta, ma quel quadro sta per scontrarsi con la realtà e l’arrivo di una pandemia che paralizzerà il mondo.
Diana si troverà sospesa nel tempo, bloccata lontano da casa senza le sue certezze e le sue radici, ad affrontare il Covid-19.

Dopo Ali Smith, che con Summer il capitolo finale della sua tetralogia ha raccontato la pandemia durante il suo stesso svolgimento, Jodi Picoult ha pubblicato Wish you were here, in italiano, Vorrei che fossi qui, il cui titolo è tratto dalle frasi conclusive delle cartoline ed email che Diana e Finn, protagonisti del romanzo si scrivono, senza mai raggiungersi.
Come d’auspicio, l’autrice de Il libro delle due vie torna con uno sliding door emozionante, che racconta senza edulcorazioni la drammatica tragedia pandemica che ha investito le nostre vite.

Da fiction, a realtà

Jodi Picoult non risparmia dettagli e opinioni politiche, Vorrei che fossi qui è un romanzo che riporta su carta esattamente quello che la catastrofe Covid-19 ha rappresentato e rappresenta il per la società. Se la narrativa è un mezzo per sfuggire alla quotidianità e alienarci, la Picoult sovverte questo schema e riporta una dolorosa realtà nella fiction, che ancora non abbiamo del tutto superato.
Nonostante ciò, la maestria nella scrittura dell’autrice riesce a restituire un romanzo commovente e tenero, molto più concreto di quanto si possa pensare: Vorrei che fossi qui taglia il sottile confine tra distrazione e attualità, è una narrazione autentica e disperata di una crisi.
Diana O’ Toole è una persona comune alla quale la vita è cambiata, esattamente come qualsiasi lettore incappi in questo romanzo, scritto magistralmente.
Come il Boston Globe suggerisce, Jodi Picoult è un’artigiana delle parole, in grado di creare situazioni che non solo stimolano la mente, ma toccano le ferite dell’anima e Vorrei che fossi qui ne è la prova.

Immagine di copertina: Fazi editore

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A proposito di Dana Cappiello

Classe 1991, laureata in Lingue e specializzata in Comunicazione. Ho sempre sentito l’esigenza di esprimermi, impiastricciando colori sui fogli. Quando però i pensieri hanno superato le mie maldestre capacità artistiche, ho iniziato a consumare decine di agende. Parlo molto e nel frattempo guardo serie tv e leggo libri.

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