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Eroica Fenice

Alessio Sollo e Gnut

Alessio Sollo e Claudio Domestico (Gnut), “L’orso ‘nnammurato” | Intervista

L’orso ‘nnammurato è un libro di poesie, ma anche un cd, nato dalla collaborazione (denominata “SolDo“) di Alessio Sollo e Claudio Domestico, in arte Gnut, pubblicato lo scorso gennaio da ad est dell’equatore.

Questo meraviglioso lavoro si compone di sessantaquattro poesie di Alessio Sollo, di cui quattordici musicate, cantate e suonate da Gnut insieme ai musicisti della sua band (Marco Caligiuri, Valerio Mola, Luca Caligiuri, Gianluca Capurro, Michele Signore, “Mr. Coffee” Daniele Rossi) e ospiti speciali quali Ciro Riccardi, Brunella Selo, Dolores Melodia, Andrea Tartaglia, Monia Massa, Luca Rossi e Alexander Cerdà. Nel libro sono presenti, inoltre, le partiture musicali di queste canzoni.

Un prodotto che ha molto da dire e lo fa senza fronzoli, poi «si capisce è buono, sinnò te futte!».

Di seguito, la nostra intervista ai due cantautori napoletani. Buona lettura!

L’intervista a Alessio Sollo e Gnut

Alessio Sollo, definisci la tua amicizia con Claudio una “fratellanza umana e artistica” che rende la tua vita migliore. Ti va di parlarmene?

La definizione più appropriata della nostra collaborazione potrebbe essere la storia di un’amicizia basata su una stima profondissima. Ed è su questa sintonia che abbiamo costruito le nostre canzoni.

Il titolo L’orso ‘nnammurato mi rimanda a ‘O surdato ‘nnammurato, il partenopeo canto d’amore che condannava la trincea. Come questa celebre canzone, possiamo interpretare L’orso ‘nnammurato un inno d’amore universale e il grido di battaglia di tutti coloro che riescono a piangere per amore?

Più che “quelli che piangono” ci piace pensare di rappresentare tutti quelli che hanno il coraggio di esternare a testa alta i propri sentimenti e le proprie debolezze.

So’sensibbile, mmocca a chi v’è mmuorto! è il mantra dei SolDo, come si evince dal libro. “La sensibilità nei tempi moderni” è un tema che mi piacerebbe affrontare con Sollo e Gnut.

È un’epoca di ostentazione di benessere e forza. Se la storia la scrivono i vincitori, la poesia è sicuramente opera dei perdenti. Siamo partiti da questo presupposto per raccontare e denudare le nostre sensibilità.

Le vostre biografie mi hanno colpita profondamente. Trasudano originalità e sono d’impatto.
Perché Sollo sceglie di rappresentarsi con I bambini che ammazzarono l’Italsider?
Perché Gnut lo fa con la descrizione del suo migliore amico?

Sollo: Ho scelto di raccontare semplicemente la mia infanzia e la mia adolescenza con quei versi; mi sembravano proprio quelli gli anni che maggiormente mi hanno influenzato come futuro artista e come uomo.

Gnut: Non avrei trovato un modo migliore per parlare di me se non attraverso gli occhi e la straordinaria penna di chi mi vuole bene.

Torniamo a quel pomeriggio di ottobre del 2015, quando Sollo venne folgorato dallo sguardo di una donna bellissima e sorridente che accompagnava suo marito devastato da un ictus presso la clinica di riabilitazione, dove il catautore era presente nelle vesti di vigilante. Per Sollo è stato il “giorno della consapevolezza”. Approfodiamo?

Sollo: Estenderei quel giorno un po’ a tutto il periodo che mi ha visto lavorare presso una clinica di riabilitazione. Trovarsi a contatto tutti i giorni con persone che soffrono t’insegna a guardare la vita con altri occhi e a considerare l’amore nel modo più sacro.

Alessio, nel libro, racconti che una volta ti venne in mente il fatto che nella lingua inglese suonare e giocare si dice alla stessa maniera. Può esserci musica senza gioco, secondo Alessio Sollo e Gnut? Attraverso la musica non si liberano, forse, proprio i bambini che siamo stati?

Per noi è fondamentale interpretare la musica come un gioco. Conservando sempre l’entusiasmo e la curiosità propria dei bambini, anche quando trattiamo argomenti seri o delicati.

Oltre al tema dell’amore, ne L’orso ‘nnammurato ricorre quello della dignità, della solitudine, della malinconia, della speranza, della forza e ci si ritrova affacciati, di tanto in tanto, su vari spaccati napoletani. Penso alla bellissima poesia, dal titolo Cumana, oppure Sott’a fenesta d’a casa mia, A terra addò so nato e Chesta terraMi parlereste del rapporto con la vostra terra e del suo ruolo nelle vostre canzoni?

Noi siamo profondamente fieri delle nostre radici, ma il nostro è un amore spesso silenzioso, senza il disperato bisogno di sbandierarlo ai quattro venti e senza rinunciare mai a criticare in maniera costruttiva i problemi della nostra città.

“‘O ssapeva ca nun è ‘na fiamma ca po’ accidere ‘na verità”. Chi? Giordano Bruno: “unico immortale Maestro”, come si legge ne L’orso ‘nnamurato, in una poesia che celebra il coraggio di un uomo che non ha voluto far parte del “gregge”. A tal proposito, secondo il parere di Sollo e Gnut, cosa significa non essere uno “schiavo consenziente” per un artista?

Liberarsi dall’ossessione di scrivere o suonare “cose che funzionano”, scegliendo di fare solo cose che ci emozionano. Cerchiamo di gestire la nostra carriera senza farci ricattare dai numeri e dalle volgari e torbide esigenze dell’ego.

La musica di Gnut, al pari delle poesie di Sollo, ha il sapore dell’amore, del dolore e dell’ironia e, unita alle sue parole immensamente musicali, diviene pura armonia. Le poesie di Sollo sono state scelte in base a brani già esistenti? Qual è la formula di Gnut per “tirare fuori” il ritmo che vorrebbe imprimere nel cuore di chi lo ascolta?

Gnut: Mi sono lasciato ispirare dai versi di Alessio e non ho quasi mai adattato le sue parole a melodie già esistenti. I suoi versi mi hanno dettato, ogni volta, l’atmosfera giusta per trasformarli in una canzone. Mi sono reso conto con il tempo, inoltre, che le metriche utilizzate da Alessio erano incredibilmente compatibili col mio approccio melodico e ritmico.

Grazie ad Alessio Sollo e a Gnut per la loro disponibilità e il bellissimo progetto artistico che hanno messo al mondo.

Fonte immagine: Aurora Scotto di Minico

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