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Eroica Fenice

Culturalmente

I poeti maledetti: chi sono e perché rappresentano la poesia moderna

Poeti maledetti, poètes maudits: gli amanti della poesia si sono almeno una volta rapportati con questa definizione, al quale la critica ha dedicato biblioteche intere di testi. Ci viene da dire, a ben ragione. I poeti maledetti, vissuti durante la seconda metà dell’Ottocento, rappresentano a tutto tondo una prima generazione di poesia che possiamo definire moderna. Ma essere poeti maledetti non significava – e significa – soltanto “scrivere” in un certo modo, bensì racchiude tutta una filosofia di pensiero che si esplica anche nel loro modo di vivere, con ripercussioni sociali non da poco. La fortuna della definizione “poeti maledetti” fu fatta da Paul Verlaine, con l’opera Les poètes maudits pubblicata nel 1884: all’interno, Verlaine inserì i poeti che soleva frequentare abitualmente. Ritroviamo, quindi: Arthur Rimbaud, Stephane Mallarmé, Tristan Corbiere, Auguste Villiers de l’Isle-Adams, Marceline Desbordes-Valmore (unica donna inserita nel circolo) e Pauvre Lelian (che altro non era che Paul Verlaine sottoforma di acronimo). Ciò non significa che i maledetti furono una “corrente” attiva soltanto nell’Ottocento, anzi: lo scrittore latino Petronio è stato inserito tra i poeti maledetti, per la sua condotta; il medievale François Villon; in epoca contemporanea, sono stati chiamati “maledetti” anche il cantante Jim Morrison, Kurt Cobain dei Nirvana, ma anche Amy Winehouse. Essere poeta maledetto non significava, pertanto, essere soltanto avvezzo all’alcol, alle droghe ed ai tipi di evasione “artificiali”: essere poeta maledetto significava anche condurre una vita al di fuori della società, sia perché delusi dall’andazzo della stessa (ci riferiamo, qui, alle vicissitudini accadute in Francia durante tutto l’Ottocento), sia per una sorta di “snobismo”: infatti, i poeti maledetti nelle loro opere non parlavano della povera gente – lasciando, quindi, il compito al positivismo ed al realismo di quegli anni – ma si dedicavano a minuziose descrizioni di personaggi singolari, alla ricerca estetica ed autoreferenziale della poesia. I poeti maledetti: le loro opere Il mito del poeta maledetto si ramifica, quindi, nel complesso quadro letterario che è l’Ottocento in Francia. Come ben sappiamo, la corrente maggiore fu il Romanticismo, che si articolò in vari periodi (primo e secondo Romanticismo, per semplificare) e che a mano a mano si avviò verso una “distruzione” della poesia come la si era conosciuta fino a quel tempo, a partire dal verso. Se – fino a Baudelaire compreso – il verso più prolifico in Francia era stato l’alessandrino (che Victor Hugo e Baudelaire portarono alle estreme conseguenze di bellezza e possibilità), con i poeti maledetti ci avviamo verso la distruzione del verso, alla non-coordinazione tra le varie parti del discorso. Per quanto riguarda le tematiche, come abbiamo avuto già modo di accennare, i poeti maledetti sceglievano tematiche che li “allontanavano” dalla borghesia e dalla descrizione della realtà (compito che lasciavano all’allora imperante corrente del Realismo e del Positivismo), avvicinandosi a temi “di nicchia” e non socialmente accettabili spesso. Tutti i poeti maledetti inseriti nell’opera verlainiana rappresentarono delle eccellenze della loro epoca; menzione d’onore per l’unica donna, Marceline Desborde-Valmore: dalla vita pittoresca, attrice di teatro, i suoi versi richiamano ancora la […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista a Laura Angiulli

Galleria Toledo riparte con Doppio Sogno: l’intervista alla direttrice Laura Angiulli La ripartenza di una rassegna teatrale dà un forte segnale di voler ritornare alla normalità. Se poi a ripartire è Galleria Toledo, allora napoletani e non saranno ancora più felici di vedere le loro sere d’estate piene di ottima cultura. Galleria Toledo riparte da Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia, storica location di rara eleganza e di molto affetto per gli abitanti di Napoli, con la ventesima edizione di “Doppio Sogno”, la rassegna estiva di cinema, musica e teatro in programma dal 25 giugno al 6 luglio; l’edizione 2020, dieci serate con film d’autore, concerti, incontri e azioni performative, è organizzata dal Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo con la direzione artistica di Laura Angiulli, Titolo di quest’anno è “Doppio Sogno – Remote Control, oltre la delimitazione” sui temi del confinamento, della costrizione coatta e della sofferenza del cambiamento: un titolo quanto mai pregnante in un periodo dove abbiamo dovuto modificare molto delle nostre vite. In attesa degli appuntamenti della rassegna, abbiamo intervistato la direttrice artistica Laura Angiulli: regista, insegnante, direttrice. Laura Angiulli è una donna che non ha bisogno di presentazioni: protagonista della vita culturale napoletana da oltre tre decenni, una vita non semplice, che lei affronta con l’arma più forte che ci sia: la conoscenza e la cultura. Nel 1991 apre un teatro ai Quartieri Spagnoli: una sala dove la parte migliore di Napoli si è incontrata, ha discusso ed incantato il pubblico. Il resto, è storia conosciuta per gli amanti e non. L’intervista a Laura Angiulli e la rassegna Doppio Sogno Buonasera Laura, grazie per averci concesso questa intervista. Come si sente il team di Galleria Toledo a far ripartire la rassegna? Emozionato? Siamo molto, molto emozionati: è il primo vero segno di normalità per noi far ripartire il tabellone, da Villa Pignatelli poi… un posto al quale siamo molto legati. Siamo sicuri che la rassegna sarà capace di incuriosire ed invogliare le persone. Come ha impiegato il tempo del lockdown? Io? Io non mi sono mai fermata! La cultura non si ferma, la scrittura degli spettacoli nemmeno. Devo dire che ci siamo fermati davvero sul più bello, stavamo per mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare… quindi, puoi capire quanta amarezza c’è stata. Ma non è mancato il lavoro da fare. Inoltre, insegno Regia in un corso di laurea magistrale all’Accademia delle Belle Arti e quindi le mie lezioni sono andate avanti. Ho dovuto calcolare e studiare la modalità di lezione ancor meglio del solito, ma devo dire che c’è stata molta soddisfazione. E’ stato singolare e bello poter entrare nelle camere dei miei studenti attraverso le loro webcam, ci siamo ripromessi di incontrarci dopo il corso per poter condividere una pizza, finalmente dal vivo. Quindi, Lei cosa ne pensa? Ci sarà ancora spazio per fruire di didattica ed arte a distanza? Io penso decisamente di sì: va da sè che non potrà mai essere l’unico metodo, però ritengo che “misto” ad altre forme di fruizione della didattica sia un metodo […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Kaos 48: intervista al collettivo che ha ideato la mostra pandemica

Intervista al collettivo Kaos 48, ideatore della “mostra pandemica”. La fruizione classica delle arti, in questo momento, è in serio pericolo: la pandemia generata dal Coronavirus ha letteralmente mandato all’aria centinaia e centinaia di mostre, installazioni, espressioni artistiche che prevedevano l’afflusso e la presenza di persone. È un fattore che ci impoverisce un po’ di più, giorno dopo giorno. Ma l’arte è una di quelle cose che non si può fermare: non si può fermare il flusso degli artisti, ma nemmeno il nostro nutrimento e la nostra crescita. Il collettivo Kaos 48 – dal nome emblematico, che riprende i fatti della rivoluzione del 1848 – ha ideato Diciann9ve – mostra pandemica: artisti di tutto il mondo hanno inviato le proprie opere per “allestire” uno spazio web dove l’arte possa trovare un minimo di respiro. Abbiamo intervistato il collettivo Kaos 48, per due chiacchiere su Diciann9ve: mostra pandemica e sul presente e sul futuro della fruizione dell’arte. Ciao! Grazie per averci reso partecipi di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48. Presentatevi per il pubblico di Eroica Fenice, in tre righe. Kaos 48 è una realtà che si sta consolidando nel mondo degli eventi artistici, nata con il preciso intento di mostrare che Napoli non solo accoglie cultura, ma la restituisce arricchendola di un tocco personale. Kaos48 è un movimento nato da un’idea di Fabrizio Scomparin e sostenuto da Stefano Nasti e Paola Cimmino. Com’è nata l’idea di Diciann9ve: la mostra pandemica del collettivo Kaos 48, che è a tutti gli effetti una mostra online? L’idea “Diciann9ve” come mostra “pandemica” poteva essere sviluppata solo online viste le attuali restrizioni, invece il web ci ha consentito di abbattere i confini e allargare la partecipazione al di fuori del territorio campano e italiano. Come e quando sarà fruibile dal pubblico Diciann9ve? La mostra “Diciann9ve” sarà fruibile al pubblico, con 19 opere, il 19 maggio alle ore 19:00 attraverso un link condiviso sulle nostre piattaforme social (Facebook, Instagram, Youtube) Con quali criteri sono state selezionate le opere? Abbiamo spiegato il nostro progetto a vari artisti cercando di comprendere le emozioni che hanno provato, che siano state positive o negative, durante questi giorni di quarantena e abbiamo chiesto di potercele esprimere attraverso la loro arte. Come cambierà, secondo voi il modo di approcciarsi all’arte? Secondo alcuni studi, attraverso lo schermo l’attenzione è in qualche modo “distorta”… L’arte visiva ne soffrirà? Indubbiamente non si può sostituire l’esperienza e il pathos che un evento culturale dal vivo può generare in ognuno di noi, tanto è vero che è nelle nostre previsioni di proporre questo Evento anche dal vivo, ma riteniamo il web un elemento importante, aggiuntivo per la divulgazione dell’arte e della cultura in tutto il mondo, continueremo ad utilizzarlo, affiancandolo al metodo tradizionale, anche quando tutto sarà tornato “normale”. Come potrebbe contribuire il pubblico a fare in modo che si diffondano queste nuove forme di fruizione dell’arte visiva? Parlandone e condividendo! Immagine: Kaos 48

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Culturalmente

Artika: nasce il polo virtuale per lo streaming delle arti

Artika: in arrivo un polo per lo streaming degli spettacoli dal vivo Si calcola che ad oggi la pandemia di Coronavirus sia costata svariati miliardi di euro di perdite per il mondo dell’arte. Cinema, teatri, luoghi di fruizione di performance sono chiusi dal primo decreto emanato tra il 10 e l’11 marzo. In verità, molti spettacoli erano già stati rimandati nelle settimane immediatamente prima il conclamarsi dell’emergenza: compagnie teatrali ed attori erano spesso impossibilitati a raggiungere teatri spesso posti in angoli lontani d’Italia e d’Europa. Facile immaginare quali tempi difficili corrano per gli attori, le compagnie teatrali ma anche gestori di teatri, produttori… una intera “filiera produttiva” artistica messa letteralmente in ginocchio In questo clima di incertezza si vuole “imporre” – in senso assolutamente positivo, s’intende – Artika: il polo virtuale per lo streaming delle arti. Già dallo scorso settembre 2019 l’agenzia Invitalia approva il progetto Artika, per il godimento e la divulgazione dell’arte e dello spettacolo dal vivo. Una intuizione che si rivela quanto mai fortuita in questo momento: l’esigenza di recuperare un momento “corale” come la fruizione di performance artistiche in un momento difficile, drammatico come la pandemia di Coronavirus è molto forte. Per capirci qualcosa di più, abbiamo intervistato uno dei fondatori di Artika. Intervista ad Antonio Gargiulo, tra i fondatori di Artika Ciao! Per il pubblico di Eroica Fenice, ti chiediamo di presentarti in tre righe Napoletano di nascita e virtù, il mio è un percorso articolato. Laurea in Legge (errori di gioventù!) e diploma di Mimo Lirico Concertistico, Master in Gestione di Impresa e insieme fondazione di gruppi teatrali, Festival internazionali e riviste di settore. Sempre a conciliare Arte e sostenibilità. Parliamo adesso del progetto Artika. Inizialmente, fu pensato per le persone che – per svariati problemi logistici – non potevano usufruire di un vero e proprio “posto in poltrona” a teatro… Come è nato e come è stato finanziato? Artika, come idea, nasce nel 2013. Erano tempi in cui si cominciava a bisbigliare di questo nuovo player, “Netflix”, che sarebbe di lì a poco arrivato anche in Italia. E nasce per rispondere a due diverse esigenze che nel corso delle mie attività ho sentito emergere. Quella, cioè, di rendere Arte e Spettacolo dal vivo veramente sostenibili e solidi per tutti i protagonisti del settore e quella di accompagnare, arrivando a “scovare” gli spettatori che negli anni, per ragioni logistiche o anche economiche, erano stati dimenticati. Approfondito il caso studio di Netflix, ecco che ho formulato la proposta: una WebTv delle Arti che fungesse come ideale prolungamento della tenuta degli spettacoli, sempre più ridotta come numero di date e piazze raggiunte. In questo modo non soltanto si genera ulteriore indotto per le compagnie e le produzioni, che quindi possono godere di ulteriore sostegno alle loro attività, ma permette a chiunque di poter fruire della vivacissima produzione culturale oltre, ovviamente, che sfruttarla per fini didattici e di studio. Ho cercato per un paio di anni il partner tecnologico adatto e l’ho trovato in Stefano Cavaliero, mio vecchio […]

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Culturalmente

Strumenti a percussione, breve storia della musica più antica

Strumenti a percussione: la forma più antica di musica (dopo la voce) Gli strumenti a percussione sono certamente la più antica famiglia di strumenti musicali: battere il tempo (su una pietra, piedi a terra, battere le mani) è la forma più antica di musica conosciuta dagli esseri umani, nonché quella a cui probabilmente si sente più legato. Il battito primitivo dà energia e ricorda il battito del cuore, fonte di vita. Di sicuro, la prima forma di musica è stata la voce umana: a seguire il battito di mani, piedi, bastoni, pietre. Il modo di suonare le percussioni si è affinato a mano a mano nella storia, seguendo l’evolversi dell’abilità che gli umani acquisivano in caccia ed agricoltura. L’invenzione di strumenti di caccia ed agricoli ha influito in maniera non secondaria anche sull’invenzione degli strumenti musicali, strumenti a percussione in primis. Questa tipologia di strumenti viene raggruppata sotto il nome di percussioni, facendo riferimento appunto all’atto del “battere”. Sin da piccoli veniamo indirizzati a questa tipologia di suoni e molti strumenti dati in dotazione ai bambini più piccoli (come le batterie giocattolo o i tamburi) fanno riferimento a questa innata passione e tendenza al tipo di movimento percussorio. Strumenti a percussione: il loro ruolo nell’evoluzione della musica Nell’evoluzione della musica, gli strumenti a percussione hanno avuto un ovvio tanto quanto importante ruolo. Si sono trovate testimonianze in Africa, risalenti al X secolo, che dimostano come le tribù in Africa utilizzassero le percussioni non soltanto come musica a scopo ricreativo, ma anche per lanciare messaggi (ad esempio, ipotetici avvistamenti di nemici). E’ con il XV secolo, cioè con le grandi migrazioni e la scoperta di nuove terre che si ha l’inizio degli strumenti a percussione intesi nel senso contemporaneo del termine. Le contaminazioni culturali hanno giocato un ruolo molto importante in questa evoluzione. Questa tipologia di strumenti è molto utilizzata nella musica regionale e folkloristica, sin dall’antichità. Durante l’Ottocento iniziò a comparire nella musica da camera una vasta gamma di strumenti a percussione che in passato erano stati molto bistrattati, dal momento che questa musica si basava principalmente sugli archi e sugli aerofoni. Parliamo, nella fattispecie, dell’apparizione degli ottoni, che assunsero una dimensione molto importante. Questo rese innanzitutto l’orchestra numericamente più ampia, in secondo luogo rese la musica più cromatica, vivace, timbricamente colorata. Gli strumenti a percussione hanno avuto un ruolo centrale nella musica di compositori del calibro di Boulez, Stockhausen, Chávez. Nel Novecento, gli strumenti a percussione sono entrati a far parte stabilmente della musica pop, rock, metal e di tutte le varie declinazioni di queste. Nella fattispecie, la batteria è lo strumento più utilizzato. Strumenti a percussioni: tipologie Gli strumenti a percussione possono essere di tre tipi: a membrana, di metallo oppure di legno. Gli strumenti a membrana sono composti da telai di legno rivestiti (totalmente o in parte) da membrane di cuoio; gli strumenti di metallo sono fatti da una parte concava, dove le vibrazioni sono libere di vibrare alle estremità; le percussioni di legno possono essere battute […]

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Culturalmente

Personaggi mitologici: come nascono e chi sono

Personaggi mitologici: cosa sono? Personaggi mitologici. Vi sfidiamo: almeno una volta, nella vita, avete usato questa espressione per esprimere un parere (che spesso è ammirazione) nei confronti di qualcuno, delle sue azioni. La nostra società è intrisa di mitologia e dei suoi personaggi, quindi c’è davvero poco di strano che nell’esprimere pareri su fatti attuali (che siano privati o pubblici) ci si rifaccia ad una certa terminologia. I personaggi mitologici, come dice il nome, sono i protagonisti della mitologia: i main characters, diremmo in inglese, dell’insieme di racconti fantastici, filosofie e credi propri di un popolo. Attraverso i personaggi mitologici, un mito si “disvela”, si spiega, svolge la sua funzione nel mondo. Personaggi mitologici: a cosa servono? Questo tipo di figure, come abbiamo detto prima, serve a veicolare una serie di messaggi. Sovente, sono messaggi positivi ma non mancano anche ammonimenti oppure personaggi mitologici che compiono una serie di errori. Infatti, sono molto più famosi quelli improntati sulla positività, ma non mancano personaggi mitologici “negativi”. Gli antichi Greci si servivano dei personaggi mitologici per veicolare stati d’animo, oppure modi d’essere, oppure ancora messaggi politici. Ci sovvengono quelli dell’Iliade: ad esempio, Achille ed Ettore – due personaggi mitologici statici, cioè che hanno subito ben pochi cambiamenti all’interno del racconto. Già Odisseo fa parte di quelli che si definiscono “round characters“, cioè personaggi a tutto tondo; dopotutto, anche la connotazione data dagli antichi ad Odisseo, ci fa capire che lo consideravano già tale (“uomo dal multiforme ingegno”). Non ne mancano, però, di quelli con un fondo storico: ad esempio, Gesù è storicamente esistito; la sua vita si è arricchita man mano, secondo i racconti degli storiografi dell’epoca e posteriori, di avvenimenti che l’hanno reso una figura mitologica in senso stretto, riconosciuta anche da culture diverse da quella cristiano-cattolica. Personaggi mitologici: chi è stato il primo? Il primo di cui abbiamo notizia è sicuramente Gilgamesh, re della Mesopotamia, protagonista dell’ Epopea di Gilgamesh. La datazione avviene intorno dal 2500 avanti Cristo fino al 2000 a.C. . Con Epopea di Gilgamesh si intende la raccolta di tutti quegli scritti redatti in caratteri sumerici che raccontano delle imprese dell’omonimo re di Uruk. Gilgamesh, senza ombra di dubbio, è uno degli “eroi” che più ha avuto influenza sulla mitologia contemporanea e successiva del Medio Oriente, Vicino Oriente Antico e mediterranea. Impossibile non notare le analogie che intercorrono tra le vicende dell’eroe Gilgamesh ed alcune delle vicende raccontate nel libro sacro della Bibbia. Ad esempio, il concetto di giardino dell’Eden è presente in entrambe le trascrizioni; così come il racconto del Diluvio Universale. Questo, secondo gli studiosi, accade perché tra le popolazioni di queste aree geografiche erano diffuso un tipo di mitologia molto simile. Personaggi mitologici: chi sono quelli della cultura mediterranea? La cultura mediterranea è un bacino fertile dove convergono protagonisti delle mitologie di diverse culture. Quelle predominanti sono, sicuramente, la cultura mitologica greca, quella romana, quella del Vicino Oriente Antico: un bacino molto ampio da dove attingere personaggi mitologici: questi erano sovente ripresi dalle antologie […]

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Culturalmente

Danao, il padre di Ipermestra: cose da sapere su questa figura

Danao, padre di Ipermestra: una figura mitologica Danao, in greco antico Δαναός, è una figura imprescindibile della mitologia greca anche se talvolta poco narrata. Chi ha compiuto studi classici oppure è semplicemente appassionato di mitologia classica greca, lo conoscerà in quanto padre di Ipermestra, figura femminile di spicco nella narrazione classica, che si rifiutò di obbedire al padre. Andiamo a conoscere quindi Danao, anche attraverso le varie narrazioni che storiografi, mitologi e menti eccelse della cultura classica hanno fatto del padre di Ipermestra. Danao, padre di Ipermestra: cosa ci dice la mitologia classica Danao, figlio di Belo re d’Egitto e di una ninfa del fiume Nilo, ebbe una sorte simile a quella del fratello. Infatti, il fratello Egitto ebbe 50 figli maschi e Danao ebbe 50 figlie femmine, le cosiddette Danaidi. Il padre di Danao ed Egitto, Belo, diede in dono a Danao il regno di Libia e ad Egitto l’Arabia. Si generò però un conflitto con il fratello per il predominio e Danao fu costretto a fuggire verso Argo, designata dai mitologi come sua vera terra d’origine (non a caso, spesso i Greci, soprattutto in Omero, erano segnalati come Danai). Danao divenne quindi re di Argo: Plinio il Vecchio narra che Danao divenne re d’Argo anche grazie all’introduzione presso queste popolazioni dei pozzi per attingere acqua. Infatti, i pozzi erano già lungamente in uso in Egitto, pare fossero ancora sconosciuti presso queste popolazioni. Il “gran rifiuto” della figlia al matrimonio combinato Danao era andato “lontano”, ma non riuscì a sfuggire alle ire del fratello Egitto. I 50 figli di Egitto giunsero quindi ad Argo, pretendendo la mano delle 50 figlie di Danao. Danao acconsentì, pensando ad uno stratagemma: una volta combinati i matrimoni, i neomariti sarebbero stati poi uccisi nel letto di nozze. Furono quindi combinati i matrimoni, celebrate le nozze ed assassinati i mariti. Ma non furono cinquanta gli assassinii, bensì quarantanove. Infatti, Ipermestra disobbedì al padre, risparmiando Linceo. Il suo sposo, infatti, le aveva portato grande riguardo risparmiando la sua verginità durante la prima notte di nozze. Danao imprigionò sua figlia Ipermestra, che fu liberata dalla dea Afrodite. Successivamente, anche le altre figlie furono liberate e purificate da Ermete ed Atena e furono libere di unirsi a dei vincitori di gare d’atletica, condannate poi nell’Oltretomba a riempire vasi rotti con dell’acqua. Un’altra versione narra di Danao e le restanti figlie uccise da Linceo. Danao, padre di Ipermestra: il mito ne Le Supplici di Eschilo Il tragediografo Eschilo, ne Le Supplici, racconta la sua versione del mito di Danao. Ne Le Supplici le figlie di Danao si oppongono strenuamente al matrimonio combinato, in un atto di grande ribellione femminile, visto che all’epoca non era assolutamente previsto il rifiuto di un matrimonio, nemmeno tra consanguinei. Di Eschilo, è andata perduta anche Le Danaidi, che avrebbe dovuto concludere il ciclo rappresentato da Le Supplici, Gli Egizi e Le Danaidi, che raccontava l’intero ciclo di miti. [Crediti | Foto: TheConversation.com]

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Food

24hours pizza people: un magazine cartaceo sulla pizza

24hours pizza people: parlare di cibo su carta nel 2019 Senza girarci troppo intorno, possiamo affermare che fare stampa è sempre più difficile: districarsi tra mille insidie e con il megafono del web l’informazione tende a distorcersi ed anche a smarrirsi in diecimila labirinti. Spesso, l’informazione prende una piega non desiderata oppure concetti validi si sfaldano nel mare magnum di internet. Riportare l’informazione ad una dimensione più pop e cartacea risulta ancora più difficile. C’è un tentativo interessante però in giro, a partire proprio da quest’anno 2019. Si tratta di 24hours pizza people, una fanzine cartacea a diffusione semestrale che tratta di un tema particolarmente apprezzato: la pizza. 24hours pizza people è un lavoro corale di autrici ed autori, illustratori, fotografi e protagonisti del pazzo mondo pizza, prodotto che ha agglutinato città di tutto il mondo rendendole simili e diverse. Ogni città ha la sua tendenza: scopo della fanzine è, appunto, raccontare le tendenze di ogni città. La fanzine cartacea ha una tiratura di 1500 copie per numero, due numeri programmati all’anno con firme sempre nuove, un costo di 15 euro a numero. 24hours pizza people è acquistabile all’indirizzo www.24hourspizzapeople.com/about. Alla guida di 24hours pizza people c’è la giornalista Martina Liverani, nome conosciuto nell’ambito della stampa gastronomica con una lunga carriera alle spalle. Oltre la fanzine, è creatrice e direttrice di Dispensa. Insieme a lei, i fratelli Aloe: calabresi di origine, possiamo tranquillamente dire che hanno esportato il loro concetto di pizza etica e sostenibile in Italia ed in Europa con il concept Berberè (a Londra, con due “postazioni” di Radio Alice). 24hours pizza people sin dal nome è un chiaro omaggio alla pellicola di Micheal Winterbottom 24hour Party People, che a sua volta racconta uno spaccato di subcultura cittadina che fu Factory Records, raccoglitore di tendenze musicali cittadine negli anni Settanta. Pizza al fuoco ce n’è, ma avevamo la curiosità di capire il percorso e l’evoluzone di questo ambizioso progetto. Il modo migliore era intervistare Martina Liverani: l’abbiamo fatto, per capire da dove nasce un’idea così singolare ed anche com’è lavorare con due menti vulcaniche come quelle dei fratelli Aloe. Ciao Martina! Hai 5 righe per presentarti, parlando di quello che vuoi: vogliamo assolutamente sapere chi c’è alla guida di questo progetto e vogliamo saperlo secondo Te. Ho 42 anni sono una giornalista e food writer, mi occupo principalmente di cibo. Negli anni ho collaborato con diverse riviste, da Repubblica a Vogue, da Sale&Pepe a Monocle.  6 anni fa ho fondato una mia casa editrice e una rivista indipendente che si chiama Dispensa, che parla di cibo raccontando le storie di generi alimentari e generi umani. Descrivici Dispensa, il magazine creato da te: è un progetto abbastanza “singolare” nel mare di progetti vari italiani incentrati sul cibo e tutto ciò che lo circonda. A metà tra un libro e una rivista, Dispensa racconta “generi umani e generi alimentari”, ma non ha pubblicità, non illustra ricette, non intervista Chef stellati da panorama televisivo, non la butti dopo un anno e […]

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Cucina e Salute

Alimenti per diabetici: ecco quali sono i più comuni

Alimenti per diabetici: perché si usano? Alimentazione e diabete è un binomio sempre più comune, purtroppo, negli ultimi anni. Il diabete è una patologia che può manifestarsi sotto diverse forme, ma hanno in comune tutte un disequilibrio nell’organismo tra l’assimilazione degli zuccheri, la reale sintesi di questi ultimi e quindi il buon funzionamento del corpo. L’incidenza di questa malattia, nelle sue diverse forme, è molto alta nella società occidentale e spesso è legata all’abuso di alcol, all’obesità ed altre patologie dell’alimentazione. Gli studiosi, quindi, tendono sempre di più a pensare che il diabete sia una malattia ad insorgenza superiore soprattutto nel nostro mondo “ricco” di possibilità alimentari, ma anche di cibi raffinati, con farine lavorate e zuccheri in quantità. Si è resa sempre più importante, quindi, la presenza e lo sviluppo di nuovi alimenti per diabetici. Il diabete è, infatti, una patologia che si può tenere sotto controllo anche tutta la vita e vivere quindi un’esistenza con delle rinunce controllate e non troppo sacrificate. Bisogna avere molta attenzione e, se si sospetta l’insorgere di questa patologia, consultare un medico specialista che vi toglierà ogni dubbio e vi porterà sulla strada corretta. Sarebbe comunque opportuno per tutti, come azione preventiva, regolare il nostro consumo di alimenti ricchi di farine raffinate e zuccheri raffinati, di alimenti industriali e cibi molto conditi e/o elaborati. Gli alimenti per diabetici, quindi, sono adatti ad una dieta particolare che deve essere ben bilanciata per non far mancare nessuno dei componenti fondamentali. Infatti, gli alimenti per diabetici e quindi la dieta adatta alla persona diabetica mira essenzialmente a tenere sotto controllo il livello degli zuccheri nel sangue. Quindi, occorre un’alimentazione adeguata per non andare incontro a complicazioni gravi che possono portare a shock e con conseguenze anche mortali. Alimenti per diabetici: quali sono? In realtà, esistono alimenti che possono essere mangiati dai diabetici – ovviamente in quantità controllate – senza problemi. Ad esempio, un modico piatto di pasta (quindi, carboidrati complessi), deve essere accompagnato da un ricco piatto o condimento a base di verdure, e quindi di fibre. Fonti di carboidrati semplici come ad esempio le patate, le carote, le zucchine devono essere assolutamente tenute sotto controllo. Gli alimenti per diabetici prodotti a livello industriale si caratterizzano per: – assenza di zuccheri aggiunti; – sostituzione dei dolcificanti naturali (sciroppi dolci, zucchero), con dolcificanti artificiali (anche se questa pratica tende sempre più a scomparire); – fortificazioni degli alimenti per diabetici con vitamine e minerali per renderli nutrizionalmente più validi. Tra gli alimenti per diabetici, quindi, possiamo includere gli alimenti che hanno una forte base proteica, come la carne magra oppure la carne semi-grassa di cui si dovrà mangiare una modica quantità; il pesce come il nasello, sogliola, tonno fresco. Pasta e pane devono essere nella dieta della persona diabetica in quantità controllate e preferibilmente integrali, visto che la presenza della crusca rallenta gli zuccheri nel sangue. Alimenti per diabetici: alimenti “speciali” Ci sono inoltre alcuni alimenti speciali già di natura adatti alla dieta dei diabetici. Parliamo in particolare […]

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Cucina e Salute

Alimenti senza carboidrati: facciamo chiarezza!

Alimenti senza carboidrati: facciamo chiarezza su un argomento discusso Alimenti senza carboidrati: si parla sempre più spesso di diete a ridotto contenuto di carboidrati, spesso anche di diete senza carboidrati. Negli ultimi decenni, la società occidentale ha teso a demonizzare la fonte primaria di energia per l’essere umano. Quindi, meglio parlare in maniera molto cauta di dieta con alimenti senza carboidrati: gli studi del settore dimostrano che i carboidrati rappresentano circa il 40% della nostra energia giornaliera. Esistono, però, diete che prevedono il taglio totale di questa importantissima e primaria fonte di energia: parliamo delle varie forme di Dieta Dukan (molto in voga negli anni Ottanta e Novanta) e di dieta chetogenica, cioè una dieta che prevede grandi immissioni nel corpo di proteine con alimenti senza carboidrati nella loro natura. I carboidrati sono detti anche glucidi: sono formati da atomi di idrogeno, ossigeno e carbonio. I carboidrati/glucidi hanno il ruolo importantissimo, quindi, di mantenere sana e funzionante l’intera struttura corpo-umano. I carboidrati si dividono in semplici, presenti soprattutto nella frutta (specie se matura) e negli sciroppi naturali; complessi (pane, pasta e molti alimenti della dieta mediterranea). La carenza di carboidrati nel corpo umano dovuto al malassorbimento o alla presenza di troppi alimenti senza carboidrati porta l’organismo a cercare energia altrove, in primis letteralmente “divorando” le proteine dei muscoli, che non sono atti al ruolo di fornitori di energia. Quindi il nostro consiglio primario è sempre quello di contattare un medico, uno specialista nel settore della nutrizione prima di intraprendere un qualunque regime alimentare che prevede la presenza di soli alimenti senza carboidrati. Alimenti senza carboidrati: una breve lista senza implicazioni Fatte le dovute premesse, ci sono sicuramente degli alimenti senza carboidrati oppure degli alimenti con una ridotta percentuale di carboidrati. Non ci sono, assolutamente, alcuna implicazioni nell’assumere alimenti del genere. L’importante è – e dovrebbe essere così in ogni tipo di dieta o qualsivoglia regime alimentare – nel dosare con saggezza, metodo ed indicazioni degli esperti la qualità degli alimenti da introdurre nel proprio corpo. Senza dubbio, un consumo eccessivo di carboidrati (semplici e complessi) nella dieta comporta patologie come l’insorgenza di problemi dentali, insulinoresistenza e alcuni studi dicono anche alcune tipologie di tumore. Come abbiamo detto prima, anche l’assenza di carboidrati può portare a conseguenze decisamente spiacevoli e talvolta irreversibili. Di seguito, vi proponiamo una breve lista di alimenti senza carboidrati o con ridotto apporto di carboidrati, con qualche consiglio assolutamente spassionato per il consumo giornaliero o periodico. Ricordate sempre: consultate un nutrizionista se avete dubbi sulla vostra alimentazione. Enjoy your carbs! Carne (bianca, rossa, avicola): presenza un maggior numero di proteine anziché carboidrati, il quale valore tende quasi ad annullarsi. Pesce: idem come la carne, con presenza inoltre di vitamine e fosforo, utile per la memoria. Olio extravergine d’oliva: l’olio EVO presenta quasi soltanto grassi polinsaturi (se di buona qualità) e zero carboidrati. Diverse tipologie di verdure (asparagi, zucchine, finocchi, fagiolini, cetrioli): oltre ad essere alimenti senza carboidrati (o quasi), questi ortaggi appena elencati presentano altissimi profili nutrizionali […]

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Culturalmente

Alcesti: chi è l’eroina indimenticata della tragedia greca

Alcesti: chi è l’eroina indimenticata della tragedia greca? Alcesti, in greco antico Ἄλκηστις, è una figura della mitologia greca, trasportata poi in innumerevoli tragedie arrivate fino ai giorni nostri. La figura di Alcesti, infatti, è stata resa immortale dall’omonima tragedia di Euripide. L’Alcesti euripidea ha ispirato innumerevoli autori posteriori: tra questi, il poeta Geoffrey Chaucer e l’italiano Vittorio Alfieri, che hanno tratto liberamente elementi dal mito greco modificandoli secondo il parere e le necessità del tempo; cosa che ha fatto anche la grande scrittrice Marguerite Yourcenair. Anche Platone, nel suo Simposio, parla di Alcesti: infatti, per il filosofo greco l’eroina è quanto più vicino possa esserci all’amore disinteressato, all’Eros più puro che non esita al sacrificio dinanzi alla necessità. C’è una costante, però, nelle infinite rappresentazioni di questa eroina senza tempo: la sua fedeltà. Il filone originale del mito, infatti, narra di Alcesti che si offre in sacrificio al posto del marito, Admeto. Alcesti è quindi il simbolo della sposa fedele, pronta a rinunciare alla sua vita per il marito. Ma andiamo con ordine: è il caso di conoscere qualcosa in più sull’Alcesti “originale”. Alcesti: chi è l’eroina. Origini del mito e tragedia euripidea La fonte più precisa per quanto riguarda il mito di Alcesti è senza dubbio la tragedia omonima di Euripide. Si narra che Alcesti fosse figlia di Pelia (figlio di Poseidone) e di Anassibia. Admeto, re di Fere, superò diverse prove prima di riceverla in sposa: infatti, dovette fare ricorso all’aiuto del dio Apollo, che gli donò un cinghiale ed un leone. Da qui, però, Admeto avrà un debito con la divinità che dovrà in qualche modo saldare. Purtroppo, il solo modo di saldare il debito per Admeto è il sacrificio in punto di morte. Disperato, il re Admeto cerca qualcuno che sia disposto a sacrificarsi per lui: va addirittura dai suoi anziani genitori che, però, gli rifiutano il sacrificio. Admeto si vede costretto ad accettare, se non fosse per la sua sposa Alcesti, che si offre in sacrificio al suo posto. E’ davvero difficile da credere ma Admeto accetta senza batter ciglio questa proposta, accettando anche l’unica condizione posta dalla sua sposa: Admeto non dovrà più risposarsi, per evitare ai figli ulteriori dolori e la sofferenza di una matrigna che non li ama. La sposa di Admeto, quindi, spira sul letto nuziale, simbolo di una vita di coppia faticosamente conquistata e troppo presto ceduta. Tutto sembra volgersi al peggio: nel palazzo, si preparano i lutti per la regina; finché non si presenta sulla scena Eracle, ignaro del lutto che ha colpito il suo amico. Admeto, da buon greco, adempie ai sacri riti di ospitalità tacendo finanche sul proprio lutto. Eracle, felice di essere nelle proprietà di Admeto, si lascia andare al giubilo finché non nota gli sguardi tristi che gli lancia lo schiavo che lo assiste. Eracle pone delle domande allo schiavo, ed ottiene la verità. L’eroe prova tangibile vergogna del suo comportamento e vuole letteralmente dare un segno ad Admeto che, nonostante il grave lutto, […]

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Culturalmente

Alceo: storia del poeta greco

Alceo: storia del poeta greco Alceo, nome greco Alkaios e latinizzato Alcaeus, è stato un poeta greco vissuto all’incirca tra il 620 ed il 560 a.C., a Mitilene sul Mar Egeo settentrionale. Grazie ai suoi legami ed a quelli della sua famiglia con i personaggi storici dell’epoca, la datazione della sua vita ci sembra molto verosimile. Infatti, la storiografia dell’epoca narra che i fratelli di Alceo (e probabilmente Alceo stesso, secondo Diogene Laerzio) presero parte all’uccisione del tiranno della città di Mitilene, Melancro. Questo diede il via ad una lunga lotta per la successione, soprattutto tra aristocratici ed il popolo. Successivamente, Mirsilo prese il potere ed il giovane poeta fu costretto all’esilio, benché a pochi chilometri dalla natia Mitilene. Quando ritornò finalmente in patria, Alceo lo fece intonando un canto di giubilo: “Era ora! Bisogna prendere la sbornia, bisogna bere a viva forza ora che è morto Mirsilo”. Da questo verso, è facile capire che Alceo non era certo un personaggio facile nel sottile gioco di equilibri delle città greche. Come vedremo, passerà parecchio tempo in esilio, rinnegato anche dai suoi amici più cari. Pittaco, tra i migliori amici nonché commilitone di Alceo, divenne esimneta della città di Mitilene, una sorta di magistrato supremo. Alceo sembrò non gradire particolarmente la sua nomina, così tanto da appellarlo in alcuni versi con epiteti decisamente poco carini: per il poeta, il suo amico Pittaco era “d’un ramo bastardo”, nonché “coi piedi spazzanti per terra” perché “aveva i piedi piatti e li spazzava per terra”. Questo è sufficiente per capire il perché del successivo e lungo esilio di Alceo in Tracia, dal quale fece ritorno soltanto quando Pittaco, prima di lasciare la sua carica, decise di perdonare e di permettere il ritorno a tutti i suoi nemici. Sulla sua morte, non abbiamo molte notizie: la tradizione ci dice che morì in tarda età. Alceo: storia del poeta greco. I suoi versi. Alceo, attraverso i suoi scritti, ci appare come un uomo che combatte per i suoi principi: è un poeta civile, con molti versi dedicati alla patria, senza dimenticare l’amore per i giovani (sebbene, non melenso), conformandosi alla durezza dei guerrieri. In vecchiaia, i suoi versi si uniformano verso “l’unico amico che non l’ha mai tradito” ed il vino, grande passione di Alceo. In tutto, ci restano 400 frammenti di Alceo: il dialetto utilizzato è il dialetto eolico, il ritmo è prevalentemente dato dalla strofa alcaica e dalle strofe saffiche. La sua opera è stata riunita in diverse raccolte: gli Inni, i Peani, i Carmi della lotta civile, i Canti Conviviali ed i Canti erotici. Alceo: storia del poeta greco. La passione per Saffo Alceo è sicuramente passato alla storia per la sua passione nei riguardi della coeva poetessa Saffo, dell’isola di Lesbo. La contrapposizione tra i due è palese: la poesia di Alceo nasce nell’ambito dell’eteria, in un mondo prevalentemente maschile e guerresco fatto di intrighi, guerre ed esili. Il corrispettivo dell’eteria, per Saffo, è il tiaso: un ambiente popolato dal sesso femminile, […]

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Food

Pizzeria Da Zero: come in cinque anni si rivaluta il Cilento

Pizzeria da Zero: si nasce in Cilento e si va ovunque Il Cilento, zona della Campania molto famosa per le località balneari “nasconde” anche molto altro. È una terra ricca di tradizioni e di riti, soprattutto per quanto riguarda la gastronomia. È sempre necessario ricordare che il Cilento è la culla della cosiddetta dieta mediterranea, denominazione che comprende uno stile di vita invidiato in tutto il globo, con alla base il consumo di prodotti stagionali come ortaggi, frutta e verdura, pochissima carne, prodotti ittici, olio extravergine d’oliva e la salubrità eccelsa dell’ambiente dove si vive. Pizzeria da Zero: il fatturato e la crescita La storia di Pizzeria da Zero parte da un piccolo paesino del Cilento, con meno di diecimila abitanti: parliamo di Vallo della Lucania. Un rapporto strettissimo con le aziende locali, i piccoli agricoltori e le coltivazioni del posto, in alcuni casi anche salvandone alcuni tra questi e portandoli in giro per l’Italia. Alla fine del 2018, il gruppo Da Zero ha fatturato più di 3 milioni di euro e non ha intenzione di fermarsi. Il gruppo della pizzeria Da Zero si propone di raggiungere (e forse, anche di superare) i 5 milioni di euro entro quest’anno. Ha ben ragione di credere nell’impresa, visto l’andamento più che positivo delle cinque sedi sparse su territorio nazionale: oltre a Vallo della Lucania, pizzeria da Zero ha ben due sedi a Milano, una a Matera ed una a Torino. Una diffusione su territorio nazionale che non solo ha portato nuova linfa e vigore nel mondo pizza, ma anche nella manodopera: infatti, più del 60% degli operatori della pizzeria Da Zero (nelle sue varie sedi) è di provenienza cilentana. Pizzeria da Zero: gli inizi Paolo De Simone, responsabile della produzione e dello sviluppo, racconta gli esordi: «Ci siamo resi conto, cinque anni fa, che la tradizione gastronomica del Cilento non era ben valorizzata. Allora abbiamo pensato di portare in scena i prodotti della nostra terra, includendo tantissimi presidi Slow Food. La pizza proposta, come idea e modalità, è quella della pizza napoletana. Ad oggi, con le nostre cinque pizzerie attive, siamo arrivati ad un totale di circa 700mila pizze sfornate.» Pizzeria da Zero: la pizza Primula Palinuri Con l’hashtag #DaZeroaCinque, il gruppo ha presentato la pizza Primula Palinuri, omaggio a tutto tondo alla propria terra. La pizza è guarnita con mozzarella di bufala, pesto di rucola, cacioricotta di capra cilentana, pomodorino giallo, olio EVO, basilico e riprende appunto i colori del fiore di cui porta il nome. Inoltre- come tengono a sottolineare- è un invito a scoprire, apprezzare e valorizzare gli artigiani che hanno messo a disposizione gli ingredienti di prima qualità. Giuseppe Boccia, infatti, sottolinea come moltissimi parlino di cibo “Made in Italy” senza avere ben preciso di cosa si parli. Inoltre, aggiunge, c’è necessità di valorizzare la “Dieta Mediterranea” come fattore attrattivo turistico, visto che moltissimi viaggi e vacanze vengono fatte appunto anche in base alle mete del “mangiar bene”. [Foto copertina: Credit Enzo Finizola]

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Eventi/Mostre/Convegni

Alessio Arena: live al Nitsch con la musica del ritorno

Bello il clima napoletano, che si fa perdonare del gran caldo pomeridiano con una bellissima brezza in una domenica di luglio, giusto in tempo per godere della musica del cantautore Alessio Arena. Il cantautore si è esibito la scorsa domenica 7 luglio 2019 su quella che è una delle terrazze più belle di Napoli, presso la Fondazione Morra – Museo Nitsch, a Vico Lungo Pontecorvo. La serata con la musica di Alessio Arena rientra nel ciclo di eventi dal titolo Sunset live@nitsch – rassegna di musica al tramonto. Da metà giugno a metà settembre, la terrazza con panorama mozzafiato del Museo Nitsch vede protagonista la musica d’autore. I primi due appuntamenti sono stati dedicati alla musica di Gnut&Sollo e Giovanni Block. Alessio Arena è stato il protagonista di questo terzo appuntamento; la rassegna vedrà ancora sul palco-terrazzo Fabiana Martone il 21 luglio e la chiusura con Scapestro il 15 settembre. Le serate iniziano con un plot ben definito: alle ore 19.00 c’è una visita libera e gratuita del museo Nitsch, tenuto vivo grazie alle opere della fondazione. Il museo Hermann Nitsch rappresenta un’unicità nel panorama museale campano, vera e propria fucina delle arti contemporanee. Il resto della serata è affidato all’estro della musica. Alessio Arena: la presentazione di Atacama! in trio Alessio Arena ha colto l’opportunità della sua unica data napoletana di questa tornata estiva per presentare a Partenope il suo ultimo lavoro, uscito in maggio: Atacama!, viscerale disco che si piazza esattamente a metà tra la musica d’autore e la world music, così come il poliedrico creatore è sia autore della musica che scrittore di libri. Alessio Arena è uno dei “classici e contemporanei” chansonnier, proveniente dal quartiere Sanità di Napoli, che prende a piene mani dalle esperienze vissute in giro per il Sudamerica ed inciso tra il Cile, Barcellona e Napoli. A loro modo, ciascuna terra è stata ed è la “sua” casa e nella musica questa connotazione è fortissima. Per l’occasione, Alessio Arena si è esibito in trio: oltre alla sua voce, alla chitarra ed al chitarrino napoletano troviamo Arcangelo Michele Caso al violoncello e mandoloncello e Michele Maione alle percussioni. La musica di Alessio Arena è un mondo a cui avvicinarsi piano. Un mondo sommerso, intimo e “fragile”. Fragile, non nel senso di “poterlo rompere facilmente”: dimensioni così profonde sono quasi impossibili da rompere, dimensioni così intime sono così radicate nella natura dell’uomo da essere inscindibili da essa stessa. Fragile perché, una volta entrate nella loro sacralità, bisogna starci attenti. È necessario non banalizzare il viaggio, il deserto, l’amore e il ritorno. Temi universali che Alessio Arena ha trovato sia nell’altro emisfero – e parliamo del Sud America – che nel suo ritorno alla città partenopea. Alessio Arena, con una bravura tecnica e vocale davvero invidiabile, ci accompagna nel suo viaggio intimo e profondo e quasi fa invidia la sintonia che gli altri musicisti della serata trovano con lui. Anzi, non c’è niente da far invidia, perché ci hanno letteralmente trasportato con loro, nel viaggio attraverso […]

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Food

I 10 anni della pizzeria di Vincenzo di Fiore tra progetti e passione

Pizzeria “Bella Napoli” di Vincenzo di Fiore: quando la provincia è attrazione Le pizzerie spuntano come funghi, e ritrovare qualche certezza granitica in questo mare magnum fa sempre piacere: è il caso di Vincenzo di Fiore, patron della pizzeria “Bella Napoli”, che lo scorso 2 luglio 2019 ha festeggiato i suoi primi dieci anni di attività. Siamo ad Acerra, provincia di Napoli, uno dei punti più prossimi alla città: fare pizza “in provincia” non è stata cosa semplice in passato. Ora sembra che si sia fatto qualche passo in avanti, grazie anche ai social network ed alla facilità di movimento. Molti validi pizzaioli si sono fatti così conoscere dal grande pubblico, hanno creato attrattiva ed entrate per le proprie attività ma anche per i paesi circostanti. Il caso di Vincenzo di Fiore e di “Bella Napoli” Il caso inizia po’ prima: nel 2009 apre la pizzeria e, ben prima dell’esplosione dei social network e di tanta comunicazione legata al food, riesce a ritagliarsi la sua nutrita nicchia di successo, tanto da fare una grande festa per i suoi primi dieci anni di vita. Riesce a farsi notare così tanto che, già nel 2014, la prestigiosa guida del Gambero Rosso inserisce il locale di Vincenzo di Fiore nelle pizzerie d’Italia con ben due spicchi, riconoscimento che mantiene ancora tutt’ora, dopo il cambio sede e l’apertura di una seconda. Pizzeria Bella Napoli di Vincenzo di Fiore: le novità per i dieci anni ed il menù celebrativo La serata del 2 luglio, organizzata dall’energica giornalista Laura Gambacorta, è stata “soltanto” l’occasione per ribadire il legame saldo con Acerra e gli acerrani, per fare un po’ di festa ed anche per presentare alcune novità che andranno ad implementare il menu della pizzeria. La prima proposta, manco a dirlo, si chiama Cuoppo del decennale: un “cuoppo” fritto dove, oltre ai classici crocché ed arancini, trova spazio un simpatico arancino Pulcinella (ndr, una delle leggende narra proprio che Pulcinella tragga spunto da un personaggio locale acerrano) arricchito con fagioli cannellini varietà “dente di morto”, carne macinata e pomodorini gialli. Questo arancino, in realtà, era nato già nel 2018, come celebrativo del secondo locale aperto da Di Fiore sempre ad Acerra, però in corso Italia. La seconda creazione della pizzeria Bella Napoli di Vincenzo di Fiore, invece, riguarda una pizza: la Pizza del Decennale, dove sul disco di pasta vengono posti in modo sostanzioso con provola, pancetta di maiale paesano, rosmarino ed olio EVO. Da assaggiare magari a spicchi, condividendo un pezzo di storia di Acerra e della Campania intera.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/pizzeriavincenzodifiore/

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Food

Gran Caffè Romano: un’eccellenza tra grandi lievitati e mixology

Gran Caffè Romano: espressione di Irpinia Tutto il resto d’Italia, da qualche anno sembra aver ri-scoperto l’Irpinia: una terra con una tradizione ricchissima da un punto di vista gastronomico: dalle carni, alle zuppe, ai vini ovviamente che sono in gran ribalta, finendo con i dolci. Una terra che ha moltissimo da offrire in ogni campo e che sta vivendo un momento tutto nuovo, affacciandosi sul mondo. Nella provincia di Avellino, Solofra è crocevia di diverse realtà industriali, e da qualche anno anche di realtà gastronomiche. Tra queste, spicca sicuramente il Gran Caffè Romano, bar-pasticceria che negli ultimi anni fa incetta di premi nazionali e soprattutto porta alcune novità che nel campo della pasticceria finora hanno stentato a trovare una collocazione: l’offerta dei dolci di matrice campana ed italiana è vasta e ben eseguita, oltre a granite e gelati; ma la storia si fa ancora più interessante quando ci dedichiamo ai loro grandi lievitati festivi (colomba e panettone) e soprattutto all’offerta di cockail e liquori da fine pasto offerta dal Gran Caffè Romano, che ben si accompagna all’aperitivo oppure – perché no! – all’offerta di dolci proposta. Il successo di questo binomio tra alcolico e dolci si sta rivelando solido nel tempo: infatti, le proposte dei fratelli Romano viaggiano per il mondo anche attraverso la partecipazione  ad importanti fiere del settore alimentare. Gran Caffè Romano: la passione per i lievitati Il Gran Caffè Romano, guidato dai fratelli Raffaele e Gianfranco Romano, sta vivendo una forte e produttiva crescita soprattutto con i grandi lievitati.I progetti maggiori in questo campo del Gran Caffè Romano sono Pantheon (panettone artigianale) e Venus (colomba), hanno portato ottimi risultati in Irpinia a livello nazionale. Il lato pasticceria è curato da Raffaele. Il panettone Pantheon, nome che riprende lo splendido monumento, ha partecipato e vinto lo Sweety of Milano per il miglior panettone tradizionale nel 2018; successo che si è replicato con Venus, la delicatissima colomba messa a punto dopo molto studio per la Pasqua. La colomba Venus, invece, ha portato in casa irpina poche settimane fa la medaglia di bronzo come miglior colomba nell’ambito della prestigiosa kermesse indetta dalla Federazione Internazionale Pasticceria, Gelateria e Cioccolateria (Fipgc). Gran Caffè Romano: la colomba Venus, l’assaggio In effetti, un premio per la colomba Venus ci sta tutto. Il packaging è lussuoso, nei toni del rosa antico e tonaca di frate, logo impresso sulla scatola e nome della colomba sul fronte, in bei caratteri vintage che rievocano tempi passati. Una volta fatto l’unboxing, la colomba Venus è bellissima a vedersi, elegante e slanciata, giustamente corposa al centro senza eccessi. Una volta tagliata, la pasta del lievitato “fa il filo”, cioè si sfilaccia tra le mani, così come dovrebbe fare un grande lievitato prodotto in maniera corretta. L’odore preminente è quello di burro, con una lieve nota tostata; i canditi sono belli da vedere, caramelle golose fatte di arancia e limoni biologici, una leccornia da gustare quasi da soli. La glassa sopra è bella uniforme, con gli zuccherini decorativi grandi, così come […]

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Recensioni

13 assassine al TRAM: un format da non perdere

“13 assassine”: una storia lunga quanto il mondo | Recensione Cosa hanno in comune 13 donne, di diverse epoche, età, mansioni, fattezze? Semplice, quanto crudo: tutte hanno commesso almeno un omicidio, per i più svariati motivi. È questo il filo conduttore di “13 assassine”, il format messo in scenda dal 2 al 14 aprile al teatro TRAM di Napoli, ideato dal regista Mirko de Martino. L’assassinio è il casus belli della messa in scena ma i motivi sono decisamente più profondi: si cerca di indagare nella fine composizione psicologica delle “assassine”, nel loro passato, sui loro eventuali aguzzini oppure complici. “13 assassine” è un format assolutamente indicato a chi – come chi vi scrive – aspetta il mercoledì per vedere Chi l’ha visto? con Federica Sciarelli oppure si sente un po’ Leosiner, cioè fan accanito di Franca Leosini: l’analisi della cronaca nera va forte in Italia e c’è da dire che la facciamo benissimo. “13 assassine”: l’ultima serata tra gli omicidi della storia recente e passata L’ultima serata del format, il 14 aprile scorso, ha visto in scena le assassine di ieri e di oggi, con omicidi passati alla storia per tantissimi motivi. È anche questo il bello di “13 assassine”: non importa lo status sociale, l’impiego, l’età, le motivazioni. L’assassinio “livella” tutte e mette le protagoniste a nudo, cosicché lo spettatore può – in cuor suo, s’intende – trovare una spiegazione logica ad un comportamento altrimenti illogico. 13 assassine, quindi, spogliate dei condizionamenti dati dai mass media e presentate a noi come donne. Si parte con la storia di Daniela Cecchin, la donna che, vittima di un forte disturbo della personalità, uccide una ex compagna di classe del marito perché “invidiosa della troppa felicità“. E’ giustamente “disturbante” la doppia personalità creata da Daniela: da un lato, ossequiosa e rispettosa dei dettami religiosi; dall’altra, una donna alla ricerca spasmodica della bellezza estetica, così tanto da sottoporsi a svariati interventi. Il secondo spettacolo ha visto in scena una giovanissima attrice, interprete di Erika de Nardo, protagonista del caso che è passato alla storia come il delitto di Erika ed Omar a Novi Ligure: la coppia di fidanzatini allora sedicenni infierì con 57 coltellate sulla madre e sul fratellino di lei. Erika appare sulla scena come una persona oppressa, un’adolescente inquieta ed incompresa da una famiglia tradizionale, che cerca svago e conforto negli eccessi: alcol, droghe, finanche il sesso per lei era uno strumento di liberazione. Una personalità fragile e corrotta ha portato al compimento dei due omicidi: sarebbero stati tre, includendo anche il padre assente in quel momento, se il “vigliacco Omar” non fosse andato via. Si prosegue quindi con un fortissimo momento storico, con una Lucrezia Borgia completamente avvinta dai giochi di potere che si svolgevano con lei ed intorno a lei. Bellissima sulla scena tanto quanto afflitta ed avvinta, dopo che per secoli le si sono attribuiti omicidi e veleni. In realtà, si cela in lei una personalità molto più complessa della semplice assassina per potere: infatti, la giovane […]

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