I Daft Punk si sciolgono: l’elettronica a lutto

22/02/2021: dal futuro ci hanno rubato i Daft Punk

È il 22 Febbraio del 2021, ma non va tutto bene.

I Daft Punk, utilizzando il proprio canale YouTube, hanno ufficializzato il proprio ritiro dalle scene.

L’annuncio si è consumato attraverso la riproposizione dell’ultima scena del loro film, Daft Punk’s Electroma, nella quale una dei due iconici robot salta in aria smaterializzandosi.

Anche per quest’ultimo messaggio d’addio la fedeltà artistica che pervade capillarmente il duo si è potuta manifestare in tutta la sua essenza.

Ancora una volta c’è stato un intreccio tra musica e mezzi audiovisivi per veicolari messaggi di grande portata.

Ancora una volta è stato ricreato uno scenario fantascientifico per dare un’alternativa ad una realtà troppe volte limitante.

Ancora una volta sono riusciti a comunicare tanto, senza aver detto nulla.

Per arrivare a questa intesa col pubblico che li segue da sempre però di strada ne è stata fatta.

La carriera dei Daft Punk infatti, nonostante i soli 4 album in studio, ha vissuto delle controversie che forse hanno giocato un ruolo fondamentale per alimentare il loro mito.

Nascono dall’incontro di Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo a Parigi nel 1987.

La loro prima esperienza artistica è quella di un gruppo rock, che però fatica a decollare.

I due hanno una grande passione per la musica anni ’70 e ’80, attingendo da fonti che andavano dal progressive all’ heavy metal fino ad arrivare al funk e alla disco music.

La dimensione di piccolo gruppo rock con chitarra, basso e batteria ben presto risultò limitante per il duo, che decise di sperimentare nuove sonorità completamente differenti.

La rivoluzione partì nel momento in cui i due scoprirono i sintetizzatori e la drum machine.

In tanti sostengono che a volte è lo strumento a scegliere l’artista, chissà che anche con i Daft Punk sia andata in questo modo.

Fatto sta che da quel momento la musica elettronica non sarebbe stata più la stessa.

Homework” viene pubblicato nel 1997 facendo da apripista al genere della french house, di cui ovviamente i Daft Punk sono i massimi esponenti.

Un connubio tra funk, house e disco music era un qualcosa che già era stato sperimentato in quegli anni; questo disco però rappresentò molto di più.

All’interno vi è un connubio di generi mai visto prima, si passa dalle campionature anni ’70 alla potenza della house music, dall’energia di strumentali rock fino ad arrivare alla disco music anni ’80.

L’incredibile sensazione che dà l’ascolto di un disco dei Daft Punk è quella un qualcosa di già sentito, di già noto ma che inspiegabilmente suona con una modernità disarmante.

I due infatti non sono stati solo degli straordinari innovatori e dei musicisti immensi. Sono stati, anzi sono, un fenomeno di una popolarità impressionante.

Letteralmente, ovunque nel mondo, l’immagine di due robot col casco è associata ai Daft Punk.

Così come letteralmente, ovunque nel mondo, sono conosciute le melodie di One More Time, Harder, Better, Faster, Stronger, Get Lucky e moltissime altre ancora.

Nei Daft Punk infatti la continua sperimentazione è sempre andata a braccetto col successo discografico; cosa che può succedere solo ai più grandi.

Di controversie nella loro carriera ce ne sono state. Dopo la definitiva affermazione a livello mondiale con “Discovery”, nel successivo “Human After All” una buona parte della critica inizia ad andare contro la band.

Il terzo disco del gruppo infatti presenta un elemento di discontinuità dato dalle fortissime influenze rock che lo fanno a tratti quasi distanziare dall’elettronica che si era vista nei primi due lavori.

Inoltre il disco a tratti è stato definito troppo ripetitivo.

La verità è che non sempre il potere espressivo dei Daft Punk è stato compreso appieno, come spesso accade quando si realizzano lavori ispirati che non hanno come scopo principale quello di costruire con metodologia quasi scientifica un successo commerciale.

In ogni caso di fronte all’opera ultima, “Random Access Memories”, l’unica cosa che si può fare è stare in silenzio ed ascoltare.

Il successo commerciale del disco fu mastodontico, per via soprattutto del singolo apripista Get Lucky realizzato con Pharrell Williams.

Le influenze presenti nell’album sono così tante che non ci si può nemmeno stare dietro, si può restare solo disarmati di fronte ad uno dei più bei dischi della storia della musica.

I sintetizzatori di Giorgio Moroder, un connubio micidiale tra l’elettronica e le influenze rock, l’intensità di The Game Of Love, le bombe a mano di Contact.

In quel 2013 venne rilasciata forse la più grande pietra miliare della storia dell’elettronica.

Dopo 8 anni di silenzio, a quanto pare, è finito tutto.

Ma chi semina libertà raccoglie eterna gloria.

Dio benedica i Daft Punk.

Fonte Immagine: ilmattino.it

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A proposito di Adriano Tranchino

Studente di Ingegneria Chimica di 24 anni

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