Sono passati circa 30 anni dal loro esordio. Nel mentre tantissime forme nuove al suono e all’immagine. Nel mentre festival, connessioni, scritture, arte visiva… evasione dal concreto in ogni forma possibile. Sono i DePookan e questo nuovo disco dal titolo “Sang et Cendre” è tanto affascinante quanto lontano dalla realtà concreta: dalla magia di gnomi alle celtiche figure medievali, il metallo che incontra l’elettronica e questa voce, quella di Susy Berni, che inventa linguaggi e sembra provenire da tempi remoti e lontani… mettetevi in viaggio con fede…
Un nuovo disco: se vi chiedessi la prima grande rivoluzione?
In termini musicali per noi DePookan è stato così..la rivoluzione pero’ genera anche molto Caos, quindi non è stato così… però la rivoluzione libera, da forma, crea trasformazione, quindi più una “Rivoluzione” intesa “della forma”, anche se la sostanza DePookan rimane invariata, lo spirito è lo stesso del 1992, quando abbiamo iniziato.
E se vi chiedessi una cosa che avete sicuramente lasciato invariata in tutti questi anni?
La parte della sperimentazione; lo spirito in cui diamo forma ai brani; il rispetto per idee musicali diverse, trovando il punto di unione .
L’arte figurativa è uno dei punti chiave per codificare il suono secondo voi? O viceversa? E penso alla copertina…
Si… non dipingo senza musica, mai ne ho ricordo..il suono si abbraccia alla musica sempre.
A proposito, leggendo le note stampa: presentando la copertina citate una mostra da cui questa immagine proviene. Ci dite di più?
Ho fatto studi accademici di arte; ho sempre dipinto..all’epoca dovevo fare una mia personale, dal titolo: “Opera Materica Sperimentale – Oltre il velo” eseguii alcune stampe numerate e rielaborate in forma grafica, arrivò “L’Uomo con il cappello” da un dipinto originale, rielaborato. Proviene da un periodo molto preciso della mia vita e da lì è diventata la Cover del disco DePookan rielaborata nuovamente con Aldo della RadiciMusic Records e Nicola. Anche nel 1994 la copertina del disco De Pookan era un mio disegno.
Domanda forse al limite: se vi chiedessi chi oggi potrebbe vestire i panni di “Talyesin Merlino”? In altre parole: quali sono i punti di contatto tra la narrazione di questo disco e la vita quotidiana?
A parte Duccio Pacini, scelto da me per interpretare il ruolo. Posso dire chiunque racchiude la Magia, dentro di Sé pur vivendo un periodo storico non facile; esistono molti “Talyesin Merlino” nella vita quotidiana.
E pensando al brano “Mag Mor Mag Mell” che tipo di letteratura dobbiamo scomodare per approfondire l’argomento di queste figure del mondo magico?
Beh li ce ne sono tantissime; dagli Elfi, alle Fate; passando per il piccolo popolo e poi il Pooka
E perché un linguaggio inventato? Che necessità si aveva? Ma soprattutto: come si arriva a coniarlo? Che tipo di grammatica rispetta oppure è solo un lavoro sul suono delle parole?
Ti rispondo partendo dall’ultima domanda; il linguaggio ancestrale non ha grammatica, lo uso pensando alla voce e al suono; va pensato come un abbellimento; un’opera musicata. Non ti so dire come si arriva a coniare questa cosa, ma ti so dire con esattezza come mi sento quando la canto e la creo; è qualcosa che mi accompagna da sempre ed anche molti artisti italiani e stranieri la usano oppure l’hanno usata. È un abbellimento, un vocalizzo che esalta la vocalità e la musica. Amo pensare a qualcosa che unisce, che crea un ponte tra voce e suono.
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