Lost in Space dei Mazma Rill: non solo rock! | Recensione

Lost in Space dei Mazma Rill: non solo rock! | Recensione

È disponibile su tutti gli store digitali Lost in Space dei Mazma Rill, il nuovo album musicale dell’alternative rock band, rilasciandone anche una versione in vinile in edizione limitata.

Sulle note del rock old style

Lost in Space dei Mazma Rill è il nuovo attesissimo album della rock band alternativa, interamente registrato, dopo anni di dedizione, cura e passione, sotto la direzione di Fabio Ferraboschi nello storico Busker – che vanta l’aver accolto al suo interno nomi famosi quali, tra molti altri, Ligabue, Zucchero, Nomadi, Stadio, Nek, Ivano Fossati, Vinicio Capossela, Negrita e Modena City Ramblers. L’album è stato anticipato da ben tre singoli: Blow a Kiss, No One e l’omonimo brano Lost in Space, meritandosi i plausi del pubblico di ascoltatori e della critica, nonché menzioni su testate di importanza nazionale come Sky Tg24 che ha presentato l’anteprima del videoclip di Blow a Kiss. Persino oltreoceano l’album non è passato inosservato e le radio americane attendono curiose.

Lost in Space dei Mazma Rill viene presentato così dalla band stessa: «Lost in Space riflette l’incertezza che stiamo vivendo in questo periodo storico. L’avvicendarsi di pandemie, guerre e cambiamenti climatici ci ha reso vulnerabili e, metaforicamente parlando, ci fa sentire smarriti come persi nello spazio proiettandoci nell’incertezza del futuro, nella fragilità della propria condizione sociale e in uno stato di insicurezza esistenziale». Infatti, la band parla di lontananze, nonostante le quali, talvolta, l’amore e certe connessioni profonde lottano, di ricordi, di baci soffiati che rievocano mondi, di quell’infinitamente piccolo a confronto con l’immensità di quello “spazio” inteso come vita. Il tutto condito con arrangiamenti musicali che, pur mantenendo l’impronta identitaria del gruppo, sperimentano con le note e le soluzioni più disparate, fino anche alla ballad intima ed emozionante.

Prima di Lost in Space dei Mazma Rill: la storia di una band

Dietro Lost in Space dei Mazma Rill vi è una storia di decennale esperienza. La band di origini pescaresi si forma nel 2011, dopo l’incontro fruttuoso tra Antonio Orlando alla voce e alla chitarra e Luca Degl’Innocenti al basso ed ai cori; ma giunge al suo perfezionamento con il successivo subentro di Ettore Saluci alla batteria. Così, inizialmente sotto il nome di Aneurisma, si consolida un sound grunge, rock, a tratti aggressivo e psichedelico, ma pur sempre aperto a nuove sperimentazioni. Calcano i palchi di numerosi festival, riscuotono successo anche allo show The Voice of Italy, finché nel 2016 condividono il palco con gli iWolf al Bussi Rock Festival. Nel 2017, suonano per il premio Brano Inedito davanti a ben 10.000 spettatori, riscontrando apprezzamenti e successi. Anche nel 2018 proseguono la loro carriera e, in più, rientrano nell’associazione musicale #nonsiamosoli ottenendo la possibilità di una compilation discografica a distribuzione nazionale rappresentativa delle realtà emergenti della musica italiana. Dal 2019 al 2021 si dedicano interamente alla stesura dell’album Inside my Rage e firmano un contratto con la Ghost Label Record. Dal 2022 riprende l’attività dei concerti live, fino alla recente uscita dell’album Lost in Space sotto il nome Mazma Rill, segnando la volontà di sperimentare nuovi percorsi ed orizzonti.

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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