Mico Argirò: la sua maturazione con Hijab – Intervista

Mico Argirò

Mico Argirò: il suo nuovo singolo “Hijab”, con Pietra Montecorvino, un tema importante ma con ironia.

Il giovane cantautore agropolese Mico Argirò è ormai una garanzia del Cilento.
Quando si parla di lui, si ha la certezza che si aprirà sempre un ventaglio di cose belle e interessanti; dal suo cilindro, riesce a tirar fuori sempre un caleidoscopio di temi caldi e acuti. Non si limita mai a svolgere il compitino, Mico.
Sovverte tutto, mescola le sue carte, le strappa e infine le ricompone.
Sentiremo molto parlare di lui, ancora.
Qualsiasi altra nozione o informazione sarebbe superflua: lasciamo parlare direttamente lui, in quest’intervista che è stata una chiacchierata tra vecchi amici.

L’intervista a Mico Argirò

1) Ciao Mico! Innanzitutto, grazie per aver accettato di rilasciare questa intervista. Il tuo ultimo singolo “Hijab” (realizzato insieme a Pietra Montecorvino, registrata da Eugenio Bennato, e con la partecipazione di Alvaro Vitali nel videoclip) parla di una notte di sesso con una ragazza islamica. Innanzitutto, partiamo con una domanda bomba (per rompere il ghiaccio): dicci quali sono stati i complimenti più originali che hai ricevuto e le critiche più fantasiose e che ti hanno colpito di più.

1) Quando ho deciso di pubblicare questa canzone sapevo che si sarebbe scatenato un po’ di caos per il tema: parlare di sesso, in un contesto poi come quello islamico, è già una polveriera; poi la canzone è uscita l’11 settembre… mi hanno scritto in tantissimi, se ne è parlato tanto e questo sicuramente mi ha fatto piacere.
La maggior parte delle persone che ho intercettato ha apprezzato, i complimenti più belli sono due: un blog molto importante ha rapportato Hijab a “La prova del miele” di Salwa al Neimi (libro che tratta proprio di sesso nel mondo islamico e lo fa in maniera altamente erotica) e quelli di alcune ragazze islamiche che mi hanno scritto in privato.
Per quanto riguarda le critiche invece si sono scatenati gruppi di imbecilli che hanno definito il pezzo “Sessista, Comunista, Fascista, Razzista”.
La canzone ha diviso tanto, ma voleva solo raccontare una storia di unione e libertà.
Oggi è difficile esprimere una propria idea senza attirare queste orde di odiatori, bisognerebbe essere medi e politicamente corretti, ma non sarà mai il mio caso.

2) Come ti è venuta l’ispirazione per scrivere “Hijab”?

2) Io racconto storie e, in genere, racconto storie che vivo in prima persona. Così nasce Hijab, come le altre. Il tutto poi però l’ho elaborato in un clima multiculturale che ho sempre vissuto a Milano, tra via Padova e Quarto Oggiaro.
Avevo voglia di fare qualcosa di diverso rispetto al solito me, di sperimentare, di mettermi in posizione scomoda, di osare, di far uscire fuori parti diverse di me; così ho scelto di mischiare l’elettronica all’acustico, di sperimentare un sound non convenzionale, di mischiare lingue e dialetto.

3) E l’ispirazione per il videoclip? In cui parti vestito da prete e poi ti ritrovi in tutt’altro modo?

3) Inizio il video vestito da prete e lo concludo con l’hijab, il trucco e gli occhiali da donna. Il video voleva essere irriverente come la canzone, forse anche di più: considera che il velo è sacro per l’Islam, è una questione prima di tutto religiosa, come la veste da prete. Mi piaceva mischiare le cose e fare quasi una trasformazione da uomo a donna, da cristiano a islamico.
Mi sono molto divertito a farlo.

4) Quello dell’hijab e del velo è un tema su cui si potrebbero aprire mille dibattiti e creare tremila reazioni sui social. C’è stato un ragionamento preciso, dietro la scelta di affrontarlo con irriverenza (e ironia), anziché in modo più “serioso”? Credi che l’ironia e la leggerezza siano il metodo vincente per sviscerare e analizzare argomenti anche più seri? Se sì, perché?

4) Io amo l’ironia, credo che sia un indicatore dell’intelligenza delle persone, dall’altra parte, però, devo dire che c’è un tipo di ironia che mi ha stufato nelle canzoni e nei film perché spesso sfocia nel cinismo, nella moda, nel menefreghismo. L’ironia di Hijab vuole essere diversa, sicuramente dissacrante, ma mai cinica o cattiva.
Questo tema poteva essere certamente trattato con più seriosità, ma volevo anche abbattere un po’ questa patina cantautorale o da “maestro” che la musica d’autore si porta dietro: io racconto storie, come mi viene e come mi va.

5) Come mai hai voluto fortemente Pietra Montecorvino e cosa ha aggiunto in più al brano? Quali sono i vostri punti in comune?

5) Quando ho scritto la parte finale della canzone, in dialetto campano, ho subito pensato alla sua voce: una voce unica, caratteristica, che mischia elementi distanti, violenza, aridità, passione. La volevo e le ho scritto, sicuro che non avrebbe accettato e invece il progetto le è subito piaciuto e ci si è buttata con entusiasmo, coinvolgendo anche Eugenio Bennato.
Questa canzone mi ha dato la possibilità di lavorare con degli artisti di livello unico, non smetterò mai di ringraziarla e di ringraziare loro.

6) E Alvaro Vitali?

6) Alvaro è una persona eccezionale, gentilissimo e disponibile, da lui c’è da apprendere tanto. Volevo un video che strizzasse l’occhio ai B-movie italiani dei quali Vitali, Pierino, è il re indiscusso. Un genere che abbiamo inventato noi e che nel mondo ci invidiano. Nel video ci sono tutti gli elementi di quei film, avvicinati però alla nostra contemporaneità e alla storia che raccontavamo. Devo dire che Andrea Ranaldo, il regista, ha fatto un lavoro eccezionale e si vede.

7) Il brano mescola tanti registri linguistici, creando un linguaggio molto ibrido. A quali artisti (ma anche correnti letterarie) ti sei ispirato?

7) Io sono partito dalla musica popolare e, in un modo o nell’altro, la porto dentro, come porto dentro la mia lingua e le lingue del sud. Il pezzo deve di sicuro tanto a Eugenio Bennato, a Enzo Avitabile, a Goran Bregovic, a Cesaria Evora, a Salif Keita. Amo il fatto che, in questo mondo globalizzato che vorrebbe annullare le differenze, si possa invece incontrarsi e mischiarsi, sottolineando quelle differenze e evidenziando i punti in comune.
Negli ultimi tempi, poi, mi sono ritrovato a partecipare al M.I.T, un progetto dell’Istituto Italiano di Cultura di Dakar, nel quale si incontrano le scene musicali italiana e senegalese e nel quale partecipano personaggi come Avitabile, Bennato, Colella de La Maschera, tantissimi artisti senegalesi e anche io (il più bianco di tutti). Questo mi sta facendo crescere tanto, ampliando i ragionamenti su un tema che già avevo trattato anche con Il Polacco.

8) Qual è il messaggio finale della canzone, quando dite “L’ammore vero non tene nazione, non tene regione, è dialetto, è canzone; So’ dint o liett e’suspir; So pelle janc e pelle nir; So pelle janc e pelle nir; So’ dint o liett e’suspir”?

8) Sono contro le barriere, contro i muri, penso che le differenze siano una qualità, mi innamoro delle differenze, non mi piace la produzione in serie. La canzone ha tutto il suo messaggio in quelle frasi: incontro. L’amore non ha nazione, non si fa fermare da stronzate sociali. Magari è anche un invito all’amore, in un mondo di odio.

9) Quanto pensi che Mico Argirò sia maturato dai primordi e da cosa, in “Hijab”, si evince questa maturazione?

9) Sono cambiato tantissimo e credo si senta, pur mantenendo ferme quelle cose che mi piacciono di me e mi contraddistinguono. Credo molto nella coerenza e spero si senta.
Sto sperimentando cose nuove, sto collaborando con artisti molto diversi da me, mi sto aprendo e sto cercando di percorrere strade poco battute e personali.
Faccio il mio cammino e cerco di godermelo. Sono passati vari anni da quando ho iniziato, non sempre è stato facile, ma ho sempre fatto la musica che volevo io, divertendomi e in buona compagnia, questo è un grande risultato.

10) Chiudiamo con i progetti per il futuro.

10) Nei prossimi mesi uscirà una mia nuova canzone, con una collaborazione di grande livello, un cantautore che stimo tanto e un amico. Da un tema importante per me finirà per trattare dei temi molto caldi del nostro presente, non vedo l’ora di poterti raccontare anche questa cosa.
Grazie davvero, Monica, per l’attenzione che sempre hai verso le canzoni di questo ragazzo del Cilento, metti una passione unica in quello che fai.

Grazie a Mico Argirò per la disponibilità.

 

Fonte immagine: Ufficio stampa.

A proposito di Monica Acito

Monica Acito nasce il 3 giugno del 1993 in provincia di Salerno e inizia a scrivere sin dalle elementari per sopravvivere ad un Cilento selvatico e contraddittorio. Si diploma al liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania e inizia a pubblicare in varie antologie di racconti e a collaborare con giornali cartacei ed online. Si laurea in Lettere Moderne alla Federico II di Napoli e si iscrive alla magistrale in Filologia Moderna. Malata di letteratura in tutte le sue forme e ossessionata da Gabriel Garcia Marquez , ama vagabondare in giro per il mondo alla ricerca di quel racconto che non è ancora stato scritto.

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