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Motown Records: stelle della musica tra proteste e segregazione

Motown Records

Tra le espressioni artistiche più incisive del secolo scorso un contributo fondamentale proviene certamente dalla Motown Records, casa discografica nata negli Stati Uniti, a Detroit nel 1959; se si vogliono cercare le radici della musica R&B (e non solo) contemporanea, sicuramente possiamo volgere l’orecchio a quel prodotto musicale unico nel tempo.

Musica nel disordine

Il fenomeno Motown nasce negli anni ‘60, tra le proteste e le violente repressioni sociali delle comunità afroamericane che si ribellavano contro un governo che li voleva ancora segregati, ancora vincolati alle Jim Crow Laws del 1838 e alla formula separate but equals che conciliava la segregazione razziale con la parità dei diritti tra i cittadini statunitensi prevista dal XIV emendamento. Barry Gordy (fondatore della Motown), i suoi collaboratori e tutti gli artisti scritturati in questa nuova etichetta musicale decisero però di distaccarsi da quel mondo di ingiustizia sociale e violenza e di fare musica per la musica, no black music, but music Music, di fare musica che potesse abbracciare un pubblico vasto e senza colore, denotando la loro musica di un sound specifico, leggero ed orecchiabile, funk, adatto alle radio e ai teatri.

Motown Records: arriva il successo

Lo straordinario successo commerciale, quasi immediato, della musica Motown è da ricercarsi in vari passaggi, fortunosi e fortunati, che il tempo ogni tanto ci regala: l’intuito di Gordy e del suo staff nel riconoscere il talento incommensurabile di personaggi come Smokey Robinson, Diana Ross, Marvin Gaye, Stevie Wonder, Martha Reeves per citarne alcuni (che tra le altre cose vivevano quasi tutti nelle vicinanze della sede della Motown Records); il delegare i Funk Brothers all’arrangiamento musicale dei pezzi e a dotarli quindi di quel sound proprio della Motown, mentre per la composizione dei testi affidarsi a Lamont Dozier e Edward Holland, ma anche agli stessi Smokey Robinson e Marvin Gaye. Nonostante la decisione iniziale di Gordy a non mettere sulle copertine dei singoli foto degli artisti per non influenzare il mercato, il successo dei primi singoli della Motown esplose, arrivando addirittura oltreoceano.

 Combattere la segregazione con la musica

Certo gli spettacoli, soprattutto nel sud degli Stati Uniti, erano segregati con il pubblico diviso tra afroamericani e bianchi da una corda e sotto l’attento controllo della polizia; inoltre, ai musicisti era vietato entrare dagli ingressi principali dei teatri o utilizzare i camerini dedicati agli artisti, tantomeno i bagni all’interno delle strutture, eppure, come disse Smokey Robinson: «Abbiamo cercato di combattere la segregazione con la musica», interrompendo spesso gli spettacoli per chiedere alla polizia di non usare violenza nei confronti del pubblico che cercava solo di divertirsi. Oggi possiamo dire che il loro supporto è stato decisivo, nonostante non dichiaratamente politico (per quello ci penserà qualche anno dopo Marvin Gaye).

La musica Motown oggi

Le radici della Motown Records per molti oggi rappresentano la colonna sonora della giovinezza, ma c’è tantissima Motown nella musica odierna, non solo perché negli ultimi anni alcuni grandi classici sono stati ripresi a scopi commerciali e pubblicitari (qui in Italia abbiamo la delicatissima My Girl, brano di The Temptations, che è stata usata per lo spot della Nutella), ma anche in colonne sonore di film di grande successo al botteghino (come non citare Dirty Dancing). Inoltre, in artisti come John Legend, Beyoncé, Pharrell Williams e tantissimi altri si possono rintracciare i segni lasciati nel loro percorso artistico dal contatto con la Motown e, come potrebbe essere altrimenti, considerando che nel ventaglio di questa etichetta spiccano anche Michael Jackson, Jackson 5, Lionel Richie, Commodores, Four Tops, The Temptations, The Isley Brothers, The Supremes.

 

Fonte immagine: classic.motown.com

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