Ospiti Sanremo 2020: chi erano e quali sono stati i migliori?

Ospiti Sanremo

Gli ospiti Sanremo 2020: un resoconto dell’ultima edizione del festival

Febbraio è il mese del Festival di Sanremo. Anche quest’anno, l’evento più importante della canzone italiana ha riscosso successo: in media sono stati 13 milioni e 287 mila gli spettatori.
Ottenendo il 57,43% di share, si è raggiunto un nuovo record rispetto alle passate edizioni, dimostrando che la storicità del Festival batte ancora nel 2020 le critiche e le lamentele ad esso inerenti.

Merito è sicuramente della coppia Amadeus – Fiorello che mostra complicità e affinità, ricordando di essersi promessi, ben 35 anni prima, che avrebbero condotto insieme il Festival; sicuramente anche dei big, tra i quali qualche vecchio protagonista della canzone italiana, come Irene Grandi e Le Vibrazioni, e qualche nuovo partecipante più inatteso, come Elettra Lamborghini, Rancore e i Pinguini Tattici Nucleari.
Ma gran parte dello spettacolo è dato dagli ospiti.

La prima serata ha ospitato il cast del film di Gabriele Muccino Gli anni più belli, uscito nelle sale il 13 febbraio, con Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti e Claudio Santamaria.
Poi Gessica Notaro, Miss Romagna 2007, sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato, ha emozionato l’Ariston cantando una canzone di Antonio Maggio e Ermal Meta.
Il più atteso momento di questa serata è stato sicuramente il ritorno di Albano e Romina che, oltre a proporre un medley dei loro più famosi classici, hanno presentato la loro nuova canzone, scritta da Cristiano Malgioglio.

La seconda serata ha visto la tanto attesa reunion de I Ricchi e Poveri, con la formazione originale composta da Angela Brambati, Angelo Sotgiu, Franco Fatti e Marina Occhiena, poi Zucchero, Gigi D’Alessio e Paolo Palumbo, un ragazzo 19enne che, grazie a un sintetizzatore vocale, è riuscito ad esibirsi nonostante le difficoltà conseguite dalla SLA.

La terza sera, quella delle cover e dei duetti, si è divisa tra nazionalità ed internazionalità: da un lato Massimo Ranieri, dall’altro Lewis Capaldi, il cantautore scozzese che in un solo anno è riuscito a raggiungere i primi posti delle classifiche mondiali, e Mika, ormai d’adozione italiana, che ha omaggiato Fabrizio De Andrè con Amore che vieni, amore che vai.
Questa serata ha visto il tanto atteso ritorno sulle scene, dopo l’interpretazione al cinema di Geppetto in Pinocchio, del grande Roberto Benigni, che non compariva all’Ariston da ben 9 anni (l’ultima volta si era presentato su a cavallo). Entra scherzando, ricordando i tempi passati e confessa di voler cantare: «Ho cercato la canzone più bella, l’ho trovata. È una specie di cover, la più bella del mondo. È il Cantico dei Cantici che sta nella Bibbia. Non vi spaventate, è la canzone più bella nella storia dell’umanità, di 2400 anni fa».

La scelta spiazza tutti e lui la giustifica apertamente: «Dentro al Cantico dei Cantici c’è erotismo, amore fisico, cose forti. […] La protagonista è una donna: molti autorevoli commentatori pensano che l’autrice sia una donna. Pensate, 2400 anni fa, una cosa inaudita. Una donna potrebbe aver scritto il libro più bello e voluttuoso della Bibbia. Dopo anni di buio e mortificazione, dove l’amore fisico era considerato un peccato, si benedice la gioia del sesso. Nel Cantico dei Cantici c’è l’amore, la dolcezza, l’amore fisico, e questo fa più paura delle guerre».

La quarta serata segue la scia del successo internazionale con la bellissima Dua Lipa; poi fonde le generazioni ospitando Johnny Dorelli, Gianna Nannini e Ghali.
L’ultima serata ha ospitato i Gente de Zona, il gruppo musicale cubano diventato famoso per la canzone Bailando, e un gran classico italiano, Biagio Antonacci.
Infine, è giusto citare tra le esibizioni che hanno riscosso più successo quelle di Tiziano Ferro, ospite fisso di quest’edizione: ogni sera ha fatto cantare l’Ariston e il pubblico a casa con pezzi che variavano tra i suoi numerosi successi e i grandi della musica italiana, con Almeno tu nell’universo di Mia Martini e Portami a ballare di Luca Barbarossa. L’artista romano, che ha ormai da anni ottenuto fama internazionale, non nasconde il coinvolgimento e l’emozione, a dimostrazione che, anche dopo 70 edizioni, il Festival di Sanremo resta un palco diverso da qualsiasi altro al mondo.

A proposito di Carolina Cappelli

Mi chiamo Carolina Cappelli, ho ventun anni e sono nata e cresciuta a Napoli. Dopo il diploma conseguito al Liceo Scientifico Vincenzo Cuoco, ho deciso di iscrivermi al cdl in Lingue, culture e letterature moderne europee, per ampliare le mie conoscenze di lingua straniera, ma dopo il primo anno mi sono convinta ad optare per il cdl in Lettere moderne, più in linea con gli studi propriamente linguistico-letterari. I miei interessi spaziano da sempre nell’ambito artistico culturale: ho frequentato per qualche anno un corso di teatro fino a dedicarmi completamente, all’età di undici anni, alla danza, scoperta per caso dopo il continuo rifiuto di mia madre di iscrivermi a scuola calcio, dimostrazione della mia grande curiosità verso le cose più varie. Il percorso di studi a danza è stato formativo e ricco di belle esperienze, di vario genere, da spettacoli per strada a collaborazioni con il teatro Bellini di Napoli. La prima parte della mia formazione si è conclusa nel giugno del 2019 quando, dopo lo spettacolo di fine anno e gli esami accademici, ho conseguito il diploma in danza classica, moderna e contemporanea. Scrivere, invece, è sempre stato parte della mia vita. Il mio carattere irruente e testardo è sempre stato equilibrato dalla capacità di dar ordine all’espressione proprio mediante la scrittura. Inoltre, è sempre stato uno dei modi migliori per dar spazio alla mia forte sensibilità. Proprio questa mi porta ad essere una persona fortemente emotiva, sempre coinvolta a pieno in quello che fa, e molto attenta ai bisogni degli altri. L’aspetto sociologico dei fatti è da sempre, per me, fonte di particolare curiosità. Ciò mi ha spinto ad elaborare, negli anni del liceo, alcuni piccoli articoli pensati come un’analisi sociale di un fatto di cronaca popolare, essendo molto legata alla mia città d’origine. Queste prime prove sono sfociate in pubblicazioni su Il Mattino e Il Roma. La comunicazione, lo scambio di idee ed opinioni, le discussioni creative e la libertà di pensiero sono tra le cose che più ricerco perché determinanti per la crescita e la buona salute “spirituale”. Il mio sogno è quello di rendere la scrittura il mio pane quotidiano e questa collaborazione è la mia prima vera esperienza, per la quale sono molto entusiasta e fiduciosa. Spero di esserne all’altezza e, contemporaneamente, di poter crescere insieme. Grazie mille per la possibilità.

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