Si intitola “Fragili Meravigliose Città” e anche questo lavoro lo troveremo in vinile. Eh si perché ormai è consuetudine tornare al buon vecchio supporto analogico… e lo fa spesso la nuova canzone d’autore e devo dire che la qualità che vien fuori da questi solchi, complice anche una bella produzione digitale del suono reale, non fa per niente rimpiangere il buon “vecchio” CD… se proprio vogliamo parlare di supporti. Ma non è questo il punto: apprezzo le morbidezze, i tanti agganci e richiami all’indie-pop di qualche stagione fa, mi lascio innamorare dalla prima traccia “Ritorno a casa” che nelle sue aperture maggiori sa di questa primavera… e che bella questa feat. a firma di Anna Maria Stasi… e troveremo anche Irene Buselli nella penultima traccia dal titolo “Satelliti”… un disco che vive di città, di industrializzazione, di poche aperture alla sintesi di suoni acustici e di molti rifugi dall’aspetto moderno per quanto mai pomposo e trasgressivo. Sono canzoni pulite… acqua, sapone e mode passate da qui qualche giorno fa…
Indice dei contenuti
| Dettagli dell’Album | Informazioni |
|---|---|
| Titolo | Fragili Meravigliose Città |
| Formato | Vinile e Digitale |
| Genere | Nuova canzone d’autore / Indie-pop |
| Collaborazioni (Feat.) | Anna Maria Stasi (Ritorno a casa), Irene Buselli (Satelliti) |
L’intervista: dietro le quinte di Fragili Meravigliose Città
Il titolo di questo disco ha tre parole importanti. Tre manifesti per fotografare l’essere umano secondo te?
Sicuramente. La vita in fondo non è che questo: labile e straordinaria. Così come lo siamo noi, come lo sono le nostre città, come la sensazione di avere un neonato tra le braccia, così fragile e meraviglioso. Ho pensato a questo, ai contrasti; è un disco riflessivo, forse il mio più maturo, il primo da quando sono diventato padre. L’esperienza del Covid, la paternità e il lungo periodo di riflessione dopo l’ultimo disco del 2019 hanno sicuramente cambiato la mia prospettiva.
Qualcuno disse che siamo moltitudini… qualcuno che siamo isole… tu dunque da che parte stai?
Dico che siamo arcipelaghi: siamo innanzitutto individui, ed è da lì che dobbiamo partire per costruire una solida base emotiva ed etica, necessaria per vivere bene la collettività. L’empatia sembra sfuggirci di mano se ci guardiamo intorno o osserviamo quello che accade nel mondo. La musica e l’arte in generale restano il faro, il punto di collegamento tra le anime, ancora in grado di generare vicinanza. Soprattutto l’arte partecipata, quella vissuta da vicino e dal vivo.
Che suono hai scelto, inseguito e poi raggiunto per questo disco? Come a dire: col senno di poi ti somiglia?
Somiglia al momento che ho vissuto e che sto vivendo. I dischi si fanno con le persone che scegli e, di conseguenza, portano con sé il gusto e le influenze di chi ci ha messo mano. Sono molto contento di quello che è venuto fuori. Ho lavorato con vecchi e nuovi amici, mi sono divertito e ho ritrovato la bellezza del fare musica per l’ennesima volta. Dovevo ricalibrare la mia parte interiore e la mia musica: questo era l’obiettivo principale.
Le ispirazioni musicali: da Benvegnù all’indie-pop
La delicatezza di “Ritorno a casa” mi richiama alla mente anime come quella di Fossati… in generale che ispirazioni ci sono per te?
Se penso a quel brano mi viene in mente Paolo Benvegnù, perché è scritto sullo slancio emotivo della sua scomparsa, quando il mondo della musica si stringeva attorno al ricordo di un cantautore bravissimo e apprezzato. Non a caso ho scelto di lavorare con Vanni La Guardia — dalle cui poesie è nato il testo — e Anna Maria Stasi, che ha cantato nel brano. Entrambi fanno parte dei CFF e Il Nomade Venerabile, una band pugliese che per me è da sempre un riferimento. Loro hanno conosciuto Paolo, ci hanno lavorato e condiviso il palco. Anche loro, in quel momento, hanno espresso parole dolcissime su di lui, lasciandomi immaginare che bella persona fosse. Mi spiace non averlo mai incontrato. A volte, quando mi esercito con la chitarra, mi piace cantare le sue melodie meravigliose.
Perché poi ci sono ampi rimandi alla scena Indie-Pop tanto conosciuta nelle mode del nuovo mainstream… Tommaso Paradiso su tutti… cosa ne pensi?
Ci sono tante cose interessanti nell’indie-pop, a cui sento di appartenere, non tanto per scelte stilistiche — che poi è difficile etichettare sotto un unico genere — quanto per il giro di contatti, addetti ai lavori, interessi e luoghi di ritrovo. Tommaso Paradiso non è il mio riferimento principale, ma apprezzo il suo modo di scrivere, probabilmente perché abbiamo un modo molto simile di intendere la forma-canzone. In fondo è un grande fan degli Oasis, di Dalla e di Venditti… diciamo che abbiamo coordinate molto vicine.
La scelta di un video presentazione come quello che troviamo in rete… che scelta è? Da cosa nasce?
Ci tenevo a narrare l’idea che c’è a monte del disco, ripercorrere i luoghi di Torino che lo hanno ispirato: i lunghi viali, i palazzi, i parchi, il fiume, il respiro delle montagne sullo sfondo. Ci ho messo la faccia e la voce; è un invito all’ascolto.

