Le 10 canzoni più belle dei The Strokes: la classifica definitiva

The Strokes: le 10 canzoni più belle

Formatosi a New York nel 1998, il gruppo musicale The Strokes ha dominato la scena musicale internazionale dei primi anni 2000, diventando un punto di riferimento per il garage rock revival. Oggi, a distanza di più di vent’anni, la discografia del gruppo conta sei album, l’ultimo dei quali uscito nel 2020. Ecco di seguito la top 10 delle canzoni più belle dei The Strokes.

1. Someday

Probabilmente la canzone più famosa del gruppo, tratta dall’album di debutto “Is This It” (2001). Someday è un pezzo nostalgico, che parla del passato e del senso di mancanza che scaturisce dal pensare ai bei tempi andati. Il video musicale enfatizza questi sentimenti, mostrando i membri dei The Strokes, allora poco più che ventenni, suonare e divertirsi insieme.

2. Razorblade

Contenuta nel loro terzo album in studio, First Impressions of Earth (2006), questa canzone definisce l’amore come una lama di rasoio, metafora che indica la complessità e il dolore di una relazione. Il brano sfiora i temi della manipolazione, della frustrazione e dell’incompatibilità.

3. Heart in a cage

Secondo singolo estratto da “First Impressions of Earth”. Una canzone dal significato ambiguo e dalla melodia cupa. Le frasi sconnesse del testo restituiscono un senso di malessere e di perdita di cui non è ben specificata la causa, rendendolo uno dei brani più interessanti dei The Strokes.

4. I’ll try anything once

Questa è la versione demo originale di “You Only Live Once”. Esistente solo in questa forma più intima, si distacca dalle sonorità tipiche della band. La sua melodia dolce accompagna un testo che parla dell’importanza di correre dei rischi, suggerendo che la vita è breve e che molte belle storie possono nascere da un atto di coraggio.

5. The end has no end

Tratta dal secondo album “Room on Fire” (2003). Dal ritmo accattivante, il testo parla del superamento dei propri limiti e delle sfide della vita, della capacità umana di progredire, anche quando, come recita la canzone, si fanno «due passi avanti e tre indietro».

Canzone Album di provenienza Anno di uscita
Someday Is this it 2001
Razorblade First impressions of earth 2006
The end has no end Room on fire 2003
At the door The new abnormal 2020
Call it fate, call it karma Comedown machine 2013

6. I can’t win

Brano di chiusura di “Room on Fire”. A dispetto della melodia allegra, il testo nasconde un profondo senso di malinconia, derivato dall’impossibilità di riuscire a realizzare i propri obiettivi nella vita.

7. Barely legal

Altro pezzo iconico da “Is This It”. Questo brano è un inno alla giovinezza e al desiderio di ribellione. Il narratore esprime la voglia di andare incontro al potenziale e al divertimento degli anni della gioventù, accettando di commettere tutti gli errori del caso.

8. At the door

Contenuta nell’ultimo album “The New Abnormal” (2020), vincitore di un Grammy Award. Si tratta di una ballata dalla melodia lenta e incalzante, guidata dai sintetizzatori. È una canzone malinconica, in cui emergono un senso di fallimento e la sensazione di essere immeritevoli di amore. Si affrontano i temi della perdita e della solitudine.

9. Call me back

Dal quarto album “Angles” (2011). In questo brano malinconico si parla delle difficoltà dell’amore. Esprime la frustrazione e l’incertezza che nascono quando la persona amata è distante. Si descrivono l’attesa e la precarietà di un rapporto instabile.

10. Call it fate, call it karma

Contenuta nell’album “Comedown Machine” (2013), questa canzone si distacca dalle sonorità tipiche dei The Strokes con un’atmosfera quasi da bossa nova. Sebbene il testo sia ambiguo, sembra trattare dell’imprevedibilità degli eventi della vita. Il brano restituisce un forte senso di straniamento e incertezza.

Per approfondire, è possibile consultare la discografia completa e la storia della band sul loro sito ufficiale o su piattaforme autorevoli come AllMusic.

Fonte immagine: dal videoclip “Bad Decisions” su YouTube

Articolo aggiornato il: 17/09/2025

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