A San Severo Pendino la mostra Se dici Periferie

Se dici Periferie

Se dici Periferie, una mostra corale

Le vite di scarto prodotte dal processo sociale dominante, quelle energie che il «centro» rifiuta perché deve esaltare la sua hybris di potere e di ricchezza, sono una realtà cerebrale ed emozionale di immensa portata che chiede di essere riconosciuta e impiegata, in realtà sono il luogo di una grande risorsa di pensiero e di azione. Sono energie che non sostengono le logiche del centro, perché sono «altro» dal centro, ma senza delle quali il centro non potrebbe esistere.

Emma A. Viviani, Energie Ribelli

Napoli è una città complessa, dove lo scarto tra centro e periferia appare evidente, come una lacerazione territoriale incancellabile. Una contraddizione che si incista nella geografia metropolitana e che si ripete altrove. Su questo problema si interroga la mostra Se dici periferie.

Il Complesso Monumentale di San Severo a Pendino di Napoli ha ospitato a settembre Se Dici Periferie, progetto mostra a cura di Susanna Crispino che, riunisce le opere del gruppo Se dici Mani composto da: Anna Crescenzi, Mina Di Nardo, Consiglia Giovine, Nicca Iovinella, Anna Maglio. L’esposizione è realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e del Turismo del Comune di Napoli.

Il gruppo artistico Se dici Mani nasce nel 2018 a Napoli: cinque donne artiste legate da una comune sensibilità verso tematiche ambientali e sociali, esprimono attraverso questa comunione di intenti i loro progetti artistici risultati di esperienze individuali che si traducono in un unico lavoro collettivo. Il progetto della mostra trae origine dal concetto di Periferie, intese non come zone geografiche lontane da un centro, ma come spazio fisico metaforico, da un lato isolato e impossibilitato a trovare legami o relazioni e dall’altro ricco di potenzialità, di desiderio di sperimentazione ed in continuo movimento.

Cinque donne e la curatrice, un gruppo di azione artistica che vuole esprimere una direzione politica al proprio progetto creativo. Costruire legami di senso tra il centro e la periferia. Un discorso che riguarda ogni metropoli moderna. Chi vive ogni giorno la città, conosce perfettamente questa dicotomia tra centro e periferia, una contrapposizione drammatica che determina uno spaesamento, un senso di estraniamento capillare e profondo. Due poli opposti che si respingono, che non conversano, che non creano nessuna relazione.

Nel centro le risorse economiche e culturali, i luoghi del potere politico e sociale, nelle periferie lo sgomento del nulla, del disorganizzato, del cancellato, luogo della miseria e del disagio abitativo, dormitorio popolare subalterno e degradato, piazza marginale dove si scontra la criminalità organizzata con le fasce più precarie della popolazione cittadina, luogo dove il sentirsi cittadini è una percezione assolutamente immaginaria. La periferia non si sposa con il centro, rimane geograficamente esclusa, un anello spento di case che circonda il centro acceso e pulsante di vita.

Alla luce di queste considerazioni, le artiste hanno elaborato un progetto basato sul “policentrismo”, individuando la periferia, indipendentemente dalla collocazione urbanistica, come spazio fisico o metaforico impossibilitato a trovare legami, ma allo stesso tempo ricco di potenzialità, di desiderio di sperimentazione ed in continuo fermento. Una narrazione fatta di cose e di gesti che si proietta in un determinato spazio.

Se Dici Periferie è una mostra corale, realizzata da Anna Crescenzi, Anna Maglio, Consiglia Giovine, Mina Di Nardo e Nicca Iovinella, cinque artiste diverse per formazione, tecniche e background, riunite in un’unica installazione collettiva, in un unico corpo. La curatrice, Susanna Crispino, spiega con grande chiarezza e passione la performance: le azioni della artiste, vestite di nero, mirano alla costruzione di una struttura geometrica che simboleggia la capacità di riscatto della periferia. Il corpo delle donne è parte dell’installazione artistica. Un elemento raggomitolato, chiuso su se stesso, che attraverso i loro corpi si espande nello spazio, crea legami prima impensabili, presenti solo in potenza nelle periferie,  diventa l’humus per far germogliare una nuova poli-centralità. Le immagini che vengono proiettate sulla struttura aperta rafforzano il senso di questa rete di relazioni,  aprendosi e chiudendosi come in un respiro.

Sulla struttura di carta,  scorrono le fotografie delle aree urbane intorno a Napoli. Immagini in bianco e nero del degrado, ed a colori delle energie di riscatto.  Il video viene proiettato sulla struttura dall’alto. Una esperienza multisensoriale che investe il fruitore con ogni canale possibile. Nell’aria, il suono del fruscio della carta e soprattutto della Murga della Bandabaleno, il gruppo di artisti di strada nato come progetto pedagogico a Scampia nel 2008, che è divenuto una formazione stabile grazie prevalentemente ai giovani del quartiere, ma che è allo stesso tempo un mezzo per varcarne i confini ed aprirsi al mondo, nel segno della solidarietà e contro ogni forma di discriminazione. L’arte di strada brasiliana, con il ritmo dei suoi strumenti (il bombo con platillo, una grancassa con piattino in ottone, il rullante, il surdo), i passi che simboleggiano la liberazione degli schiavi, la sferzata parodistica e le canzoni satiriche,  si sposano con l’ energia potenziale e il fermento della Periferia.

Le donne di Se Dici Mani con la loro capacità di “fare rete”, nell’arte che nella vita, indicano  la via  da percorrere per superare ogni disparità, attraverso  la condivisione reciproca e lo sforzo di una conversazione che offre pari dignità a ogni elemento, a ogni luogo, a ogni persona.

A proposito di Matteo Pelliccia

Cinefilo, musicofilo, mendicante di bellezza, venero Roger Federer come esperienza religiosa.

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